Attualmente le previsioni del PIL Italiano nel 2023 non sono affatto positive, ma questa forte frenata non è problematica solo del Bel Paese, piuttosto sarà gran parte dell’Eurozona a vedere bloccarsi la crescita economica tanto attesa.

Sono tanti i motivi per cui il nostro Paese non vedrà una crescita significativa neanche il prossimo anno, primo tra tutti il conflitto Russia-Ucraina, seguito dall’alta inflazione e dalla pesante crisi energetica, che stanno mostrando i loro risultati anche sul settore bancario. A subire la stessa sorte saranno anche Germania, USA e Cina.

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Le stime

Secondo quanto raccontatoci dal Servizio Contabile Italiano, basandosi sulle stime attuali, l’economia del Bel Paese nel 2023 subirà una recessione con un PIL del 0,2%, stima nettamente inferiore allo 0,7%, percentuale ipotizzata nel luglio di quest’anno.
Il 2022 ha visto una crescita confermata pari al 3,2%, mentre, considerate le premesse e i numeri negativi anticipati, il prossimo anno potrà arrivare ad un massimo di 2,7%, dato al ribasso rispetto al 2,9% previsto a luglio.
Un dato così basso non si vedeva dal 2001, fatta esclusione dei periodi di crisi finanziaria e quelli investiti dalla pandemia.

Come anticipato, comunque, non si tratta di una situazione circoscritta all’Italia, piuttosto le stime prevedono dei dati analoghi anche per Repubblica Ceca, Germania, Polonia, Slovacchia e Ungheria. Questo influenza ampiamente le previsioni per il PIL dell’Eurozona nel 2023, il quale sembra si assesterà intorno ad un preoccupante 0,5%, percentuale di molto inferiore rispetto alla precedente ipotesi dell’1,2%.

Uno scenario incerto

Lo shock energetico, una delle maggiori cause di tutti i dati negativi previsti da qui ad un anno, oltre ad aver investito fortemente l’Italia e tutto il resto del mondo, molto probabilmente non passerà in fretta, anzi, nel prossimo inverno si potrebbero raggiungere vette addirittura superiori a quelle che si stanno vivendo in questo momento.

La problematica peggiore, al momento, sembra essere quella dell’inflazione, che nel 2021 e nel 2022 ha raggiunto picchi elevatissimi e continuerà a mantenersi alta anche il prossimo anno. Oltre ad esserci forte necessità di misure di sostegno per i più deboli, come ad esempio il bonus bollette, ci sono prospettive estremamente negative anche per quanto riguarda le Banche, costrette alla stretta monetaria con la speranza di tenere a bada i prezzi sempre più elevati e che vedono indebolirsi continuamente prestiti e finanziamenti visto l’aumento dei tassi d’interesse.

L’aumento inevitabile dei prezzi causato dalla guerra in Ucraina, infatti, ha reso la redditività di famiglie e imprese Italiane sempre meno affidabile, innescando meccanismi di crisi difficilmente recuperabili nel breve termine.

Si tratta di un quadro profondamente complesso e critico che non trova conforto neanche nelle potenze mondiali, tant’è che persino Paesi rappresentanti di circa un terzo di tutta l’economia globale registreranno senza alcun dubbio un calo significativo del PIL nel 2023. Infatti la crescita degli Stati Uniti si fermerà all’1% e quella del Regno Unito allo 0,3%, tanto per citarne alcuni.

Un possibile miglioramento è ipotizzabile solo per la fine del 2023, quando, auspicabilmente, i prezzi dell’energia e dei beni alimentari si saranno stabilizzati, ma si tratta soltanto di possibilità per ora molto lontane dalla realtà.

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ultimo aggiornamento: 14-11-2022


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