Il raddoppio del costo dell’olio di girasole e le previsioni sulla produzione mondiale di cereali spingono la Commissione a una soluzione d’emergenza: ecco perché l’Italia ha scelto queste due colture.

Mais e semi oleosi sono le principali colture che avranno spazio nei 200.000 ettari di terreni svincolati dagli obblighi della Politica agricola comune dell’Unione europea. Queste coltivazioni serviranno a procedere verso la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dell’Italia in due segmenti decisivi: la filiera zootecnica (il mais è il principale mangime per gli animali da allevamento) e i settori alimentare e energivoro, dove la colza è centrale per la produzione di olio di girasole e di biodisel.

Politica agricola comune, spazio a mais e colza

I prezzi dei prodotti zootecnici sono ormai alle stelle. I rincari delle materie prime, mais e soia, e dei mangimi non si fermano, i prezzi continuano a crescere con un forte impatto sul settore, ormai uno dei più esposti all’ondata di aumenti. L’Ucraina è tra i principali player mondiali dell’olio di girasole (detiene il 60% della produzione e il 75% dell’export) e le scorte sono destinate ad esaurirsi a breve.

L’olio di semi di girasole è la base di numerosi prodotti italiani come i biscotti, il tonno, le creme spalmabili, la pasta ripiena e i sughi. In una nota ministeriale diffusa alle associazioni di categoria e alla grande distribuzione organizzata, il Mise ha autorizzato i produttori a sostituirlo in via transitoria con altri oli e grassi quali palma, palmisto e colza arachide. Una misura d’emergenza emanata in tempi rapidi e senza un decreto legge.

Un'alba mattutina su un campo di mais
Fiumi a secco e siccità: la politica agricola comune cerca di salvare il mais

La Politica agricola comune dell’Unione prevede che il 4% delle superfici agricole comunitarie (pari a circa 4 milioni di ettari) vengano fermate ogni anno per essere messe a riposo o vincolate agli obblighi di rotazione colturale. Già prima della guerra in Ucraina, con l’esplodere dei prezzi delle commodity agricole, gli Stati membri hanno chiesto alla Commissione di sbloccare questi terreni dai vincoli della Pac.

Il via libera alla deroga è stato approvato da Bruxelles a marzo senza specificare su quali colture indirizzarsi. Il decreto attuativo in Italia è arrivato soltanto qualche giorno fa. “Si è puntato su mais e semi oleosi con una prevalenza di questi ultimi perché il mais richiede grandi quantità d’acqua – chiarisce Confindustria – e la sua coltivazione è complicata da un’annata siccitosa come il 2022. I semi oleosi, invece, sono stati scelti perché rispetto al mais oltre ad aver bisogno di meno acqua richiedono anche un minor apporto di fertilizzanti”.

Pac, Coldiretti chiede soluzioni a più lungo termine

La crisi dell’olio di girasole, sommata ai rincari di energia, trasporti e imballaggi, ha determinato persino un aumento del 30% sulle patatine fritte. “La situazione dell’olio di girasole in questo momento è molto grave – spiega Alfredo Moratti, Presidente di Amica Chips – perché ci siamo dovuti approvvigionare, dall’inizio della guerra, a un prezzo altissimo pur di non rimanere senza prodotto. È chiaro che friggendo patatine per noi l’olio di girasole è determinante”.

Nel frattempo, la Commissione europea sta facendo pressing per far entrare in vigore dal 1° gennaio 2023 la nuova riforma della Pac e rafforzare le semine di grano duro e tenero già dal prossimo autunno. La produzione mondiale di cereali è infatti stimata a 2,2 miliardi di tonnellate: 40 milioni di tonnellate in meno rispetto alla campagna precedente.

Dalla Coldiretti lanciano già l’allarme: una deroga per un anno non basta. Occorre una soluzione pluriennale per utilizzare al meglio i 200.000 ettari di terreni “scongelati” dal riposo e anche parte degli 800.000 ettari che negli anni sono stati abbandonati per mancanza di redditività.

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ultimo aggiornamento: 30-06-2022


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