L’aria sembra leggermente più pulita rispetto agli anni scorsi, ma non abbastanza da poter tirare un sospiro di sollievo. I numeri più recenti sulla qualità dell’aria nelle città italiane raccontano una situazione fatta di miglioramenti timidi e criticità persistenti. Se da un lato si riduce il numero dei capoluoghi che superano i limiti giornalieri di PM10, dall’altro restano lontani gli obiettivi fissati dall’Unione europea per il 2030.
Le città dove lo smog resta un’emergenza
A guidare la classifica negativa è Palermo, con 89 superamenti registrati dalla centralina “Belgio”. Seguono Milano con 66 giorni oltre il limite e Napoli con 64. Tra le altre città che hanno sforato i parametri figurano Ragusa, Frosinone, Lodi, Monza, Cremona, Verona, Modena, Torino, Rovigo e Venezia.
Nel resto dei capoluoghi monitorati non si registrano superamenti oltre i limiti di legge e nessuna città eccede i valori annuali previsti per PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Un segnale incoraggiante che però non deve trarre in inganno.
Guardando ai nuovi limiti europei che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030, lo scenario cambia radicalmente. Oggi il 53% dei capoluoghi risulterebbe fuori norma per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per il biossido di azoto. Diverse città dovrebbero ridurre drasticamente le concentrazioni per rientrare nei parametri, e tra le situazioni più delicate emergono ancora Cremona, Lodi, Verona, Torino e Napoli per il PM10, mentre per il PM2.5 spiccano Monza, Cremona, Rovigo, Milano e Pavia. Per il biossido di azoto le distanze maggiori si registrano a Napoli, Torino, Palermo e Milano.

Un nodo centrale resta la Pianura Padana, considerata una delle aree più inquinate d’Europa. Qui le criticità non riguardano più soltanto le grandi città, ma coinvolgono anche centri più piccoli e aree rurali, complice l’impatto degli allevamenti intensivi e delle condizioni atmosferiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti.
Secondo le analisi degli ultimi quindici anni, 33 città rischiano di non raggiungere i target 2030 mantenendo l’attuale ritmo di riduzione del PM10. Tra queste compaiono Cremona, Lodi, Verona, Cagliari, Napoli, Milano, Torino, Palermo e Ragusa. Al contrario, realtà come Roma, Firenze, Bologna, Bari, Trento e Ravenna sembrano seguire una traiettoria più favorevole.
Il miglioramento registrato nel 2025 è in parte legato a condizioni meteorologiche più favorevoli e al progressivo calo delle emissioni grazie all’innovazione tecnologica. Tuttavia, senza interventi strutturali su mobilità, riscaldamento domestico, industria e agricoltura, il rischio è che il trend positivo rallenti.
La qualità dell’aria non è solo una questione ambientale, ma riguarda direttamente la salute pubblica e la qualità della vita. I segnali di miglioramento dimostrano che cambiare è possibile. Ma per trasformare un progresso temporaneo in una svolta definitiva serviranno scelte politiche coraggiose, investimenti continui e un coordinamento efficace tra istituzioni. Solo così l’aria delle nostre città potrà davvero tornare respirabile.