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Morosità incolpevole, quando scatta? In questi casi ti spettano contributi per l’affitto

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Perdere il lavoro, affrontare una malattia o veder ridotto il proprio stipendio sono eventi che possono stravolgere la vita di chiunque, rendendo improvvisamente difficile anche un gesto quotidiano come pagare l’affitto. In questi momenti, è fondamentale sapere che non si è soli: lo Stato italiano ha messo in campo il Fondo per la morosità incolpevole, uno strumento pensato per chi si trova in emergenza abitativa per cause indipendenti dalla propria volontà. Per il biennio 2025-2026, il fondo è stato rifinanziato con 30 milioni di euro, un segnale di vicinanza verso chi rischia di perdere la propria casa.

Affitto e difficoltà: come funziona il Fondo per la morosità incolpevole 2026

Non è un semplice ritardo nei pagamenti, ma una condizione riconosciuta dalla legge quando l’inquilino subisce un calo drastico del reddito familiare dovuto a eventi imprevisti. Rientrano in questa categoria:

  • Licenziamenti o mancati rinnovi di contratti precari;
  • Ricorso alla cassa integrazione o riduzione dell’orario di lavoro;
  • Malattie gravi o lutti che colpiscono il nucleo familiare.

Per accedere agli aiuti, è necessario che l’affitto pesi per più del 30% sul reddito e che il valore ISEE non superi i 26.000 euro.

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Morosità affitto – Leonardo.it

Il Fondo non è solo un sussidio, ma un vero e proprio “paracadute” che interviene per ristabilire l’equilibrio tra inquilino e proprietario. I contributi, che possono arrivare fino a 12.000 euro per nucleo familiare, vengono utilizzati per:

  1. Sanare i debiti arretrati e bloccare le procedure di sfratto già avviate;
  2. Coprire la cauzione e i primi mesi di un nuovo contratto a canone concordato;
  3. Garantire un sostegno economico durante i periodi di rinvio dello sfratto.

Se hai ricevuto un’intimazione di sfratto, il primo passo è non ignorare il problema. La tempestività è tutto. Le domande vanno presentate presso il proprio Comune di residenza, spesso tramite portali digitali accessibili con SPID o CIE. Città come Roma, Milano, Torino e Genova hanno bandi aperti con scadenze fissate fino al 31 dicembre 2026.

Ricorda che è sempre possibile richiedere in tribunale il cosiddetto “termine di grazia”: un periodo di 90 giorni per cercare di regolarizzare la propria posizione e fermare la procedura legale.

Prima ancora di arrivare alle vie legali, il consiglio è quello di cercare una negoziazione diretta con il proprietario. Proporre un piano di rientro o una riduzione temporanea del canone può essere una soluzione vantaggiosa per entrambi. Ogni accordo va però messo per iscritto e registrato, per garantire massima tutela a te e alla tua famiglia. In un contesto di precarietà, informarsi sui propri diritti è il primo passo per proteggere il proprio futuro e il proprio diritto alla casa.

Riproduzione riservata © 2026 - LEO

ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2026 18:02

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