Da oggi torna uno degli incentivi più attesi da chi si muove ogni giorno su due ruote. L’ecobonus per ciclomotori e motocicli elettrici o ibridi riapre le richieste e mette sul tavolo contributi concreti per ridurre il costo di acquisto.
Il meccanismo è ormai rodato, ma quest’anno c’è un elemento in più da considerare: si tratta dell’ultima finestra con queste condizioni prima del cambio previsto dal 2027. E questo sta già spingendo molti a valutare l’acquisto adesso.
Quando parte davvero il bonus e chi può richiederlo
Dalle ore 12 del 18 marzo i concessionari possono prenotare gli incentivi attraverso la piattaforma del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con gestione operativa affidata a Invitalia. Non è quindi il cliente a fare direttamente domanda, ma tutto passa dal venditore.
Questo aspetto spesso crea confusione, perché il contributo non arriva successivamente ma viene applicato subito come sconto in fattura. In pratica, il prezzo finale che il cliente paga è già ridotto.
Possono accedere sia privati che aziende, con un limite piuttosto alto: fino a 500 veicoli intestati allo stesso codice fiscale o partita IVA, un dettaglio che apre anche a utilizzi più strutturati per flotte aziendali o servizi di delivery.
Quali veicoli rientrano nell’incentivo
Non tutte le due ruote sono incluse, infatti, il bonus riguarda esclusivamente veicoli nuovi di fabbrica appartenenti a specifiche categorie europee, tra cui ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli.
Tradotto in termini più concreti, si parla di mezzi pensati soprattutto per la mobilità urbana o extraurbana leggera, spesso con velocità contenute e utilizzo quotidiano. Sono quindi veicoli che sempre più persone stanno considerando come alternativa reale all’auto, soprattutto nelle città.
Negli ultimi mesi, anche grazie alla crescita dell’offerta, le moto elettriche non sono più una nicchia, ma iniziano a entrare nelle scelte di chi cerca un mezzo economico da gestire nel tempo.
Quanto si può risparmiare davvero
Il contributo varia in base alla presenza o meno della rottamazione. Senza rottamazione si può ottenere il 30% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3.000 euro.
Con rottamazione, invece, si sale al 40% del prezzo, con un tetto massimo di 4.000 euro. È qui che si concentra il vantaggio più evidente, soprattutto per chi ha un vecchio mezzo da sostituire.
Il punto è capire quanto questo incentivo incida davvero nella scelta. Su modelli di fascia media, lo sconto può abbassare in modo sensibile il prezzo finale, rendendo l’elettrico più competitivo rispetto ai motori tradizionali.
Resta però una variabile che molti considerano ancora: il costo iniziale, che anche con il bonus può risultare più alto rispetto a un equivalente a benzina.
Perché molti si stanno muovendo proprio adesso
Questa edizione dell’ecobonus arriva in un momento particolare. Da una parte c’è una crescente attenzione verso i costi di gestione, tra carburanti e manutenzione. Dall’altra, c’è la consapevolezza che le condizioni attuali non resteranno le stesse ancora a lungo.
Il fondo stanziato per il periodo 2024–2026 è di 30 milioni di euro l’anno, e come già successo in passato, le risorse potrebbero esaurirsi rapidamente.
Non è raro che chi è interessato si trovi a dover decidere in tempi brevi, proprio per non perdere l’accesso all’incentivo.
Cosa cambierà dal 2027
Il vero elemento di svolta riguarda il futuro. Dal 2027 è previsto un nuovo schema di incentivi, con risorse complessive inferiori e percentuali ridotte.
Senza rottamazione il contributo scenderebbe al 20% con un massimo di 2.000 euro, mentre con rottamazione si arriverebbe al 30% fino a 3.000 euro; si parla, inoltre, di possibili restrizioni, come l’esclusione delle aziende del settore automotive e l’introduzione di un vincolo temporale prima della rivendita del mezzo.








