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Riscaldamento, quando si paga anche se non lo usi: cos’è il “consumo involontario”

Termosifone casa

Con l’arrivo dei mesi più freddi, il tema del riscaldamento torna al centro delle preoccupazioni delle famiglie italiane. Tra bollette in aumento, consumi da controllare e nuove regole sull’efficienza energetica, molti cercano soluzioni per risparmiare senza rinunciare al comfort domestico.

Ma c’è un aspetto che sorprende sempre più utenti: la possibilità di dover pagare una quota di riscaldamento anche quando i termosifoni sono spenti. Un paradosso solo apparente, che trova spiegazione in un meccanismo preciso e spesso poco conosciuto.

Quando paghi il riscaldamento anche se non lo usi: il “consumo involontario”

Dal secondo paragrafo in poi, il discorso cambia e riguarda un caso molto specifico: quello del riscaldamento centralizzato nei condomini, un sistema ancora molto diffuso nelle città italiane. Pur garantendo una distribuzione uniforme del calore e, in molti casi, costi inferiori rispetto a un impianto autonomo, porta con sé alcune peculiarità che possono spiazzare chi non le conosce. Tra queste, il cosiddetto “consumo involontario”, ovvero la quota di calore che si paga anche quando il termosifone è chiuso.

Il motivo è legato al funzionamento stesso dell’impianto centralizzato. In queste strutture, una caldaia unica riscalda l’acqua che circola in tutte le abitazioni attraverso tubature e collettori comuni. Anche se un condomino decide di chiudere la valvola termostatica o spegnere il radiatore, l’acqua calda continua comunque a scorrere nelle tubazioni condominiali, che attraversano pavimenti e pareti. Questo significa che una parte del calore prodotto dall’impianto raggiunge comunque l’appartamento, anche senza un utilizzo diretto del termosifone.

È proprio questa dispersione inevitabile a generare il consumo involontario. Non si tratta di un errore né di una truffa, ma di una conseguenza fisica del sistema: il calore si muove, si diffonde, viene assorbito dalle strutture dell’edificio e finisce per contribuire alla temperatura interna delle singole unità abitative. In altre parole, anche chi tiene i termosifoni chiusi beneficia comunque di una quota di riscaldamento.

Documenti calcolatrice
Cos’è il “consumo involontario”: paghi il riscaldamento anche se non lo usi – Leonardo.it

A questo si aggiunge un altro elemento: la ripartizione dei costi. La maggior parte dei condomini dotati di impianto centralizzato utilizza sistemi di contabilizzazione che prevedono una divisione tra quota fissa e quota variabile. La quota variabile dipende dal consumo effettivo, misurato tramite ripartitori o contatori individuali. La quota fissa, invece, serve a coprire le spese comuni: manutenzione della caldaia, distribuzione dell’acqua calda, riscaldamento dei locali condivisi e mantenimento della rete di tubazioni. È questa parte della bolletta che si paga anche quando non si utilizza il termosifone.

La legge italiana, con il decreto legislativo 102/2014, ha introdotto l’obbligo della contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati, per rendere più equa la ripartizione dei consumi. Tuttavia, la normativa prevede comunque una quota minima obbligatoria, proprio per coprire i costi generali dell’impianto. Da qui nasce la sensazione, per alcuni, di pagare “senza consumare”.

Il calcolo del consumo involontario avviene tramite criteri tecnici stabiliti dal regolamento condominiale o dal fornitore del servizio. I ripartitori registrano una piccola quantità di calore anche quando il radiatore è chiuso, perché rilevano la temperatura dell’ambiente e quella dell’acqua nelle tubature. In alcuni casi, la somma tra quota fissa e consumo involontario può rappresentare fino al 20-30% della bolletta totale, anche in appartamenti poco riscaldati.

Ridurre questa voce non è impossibile, ma richiede interventi mirati: valvole termostatiche ben regolate, un buon isolamento termico, manutenzione costante dell’impianto e monitoraggio dei consumi. Il consumo involontario non può essere eliminato del tutto, ma può essere contenuto con una gestione più consapevole. Pagare anche con i termosifoni spenti non è un’anomalia: è il risultato naturale di un sistema condiviso, che distribuisce calore e costi in modo collettivo.

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ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2026 10:22

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