Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza, la ricerca psicologica ha da tempo smantellato il mito del quoziente intellettivo (QI) come unico parametro per valutare la mente umana. Studi recenti e autorevoli evidenziano l’intelligenza è un feche nomeno complesso e multifattoriale, influenzato da memoria, ragionamento, capacità verbali e motivazione. Nel frattempo, approfondire le abitudini quotidiane delle persone più intelligenti può offrire suggerimenti pratici per migliorare il proprio modo di pensare e vivere. Lo psicologo Robert Kraft, esperto in materia, ne ha svelato alcune, spiegandone i benefici sul piano cognitivo e psicologico.

Le abitudini delle persone intelligenti
Una delle pratiche più peculiari delle persone dotate di grande acume mentale è quella di parlare a voce alta con se stesse. Robert Kraft sottolinea che, sebbene possa sembrare strano o addirittura “confondere” chi ha una mente più comune, questa abitudine è in realtà funzionale e salutare. Parlarci ad alta voce aiuta a motivarci e a migliorare la concentrazione sulle attività successive, agevolando il processo di risoluzione di problemi complessi. Infatti, verbalizzare i propri pensieri permette di esternalizzare la riflessione, rendendo più chiari e gestibili i passaggi cognitivi.
Questo aspetto viene confermato anche da studi psicologici che dimostrano come la verbalizzazione supporti la memoria di lavoro e il ragionamento logico, due delle componenti fondamentali dell’intelligenza multidimensionale.
Un’altra abitudine tipica delle persone più intelligenti è quella di programmare momenti dedicati al “non fare nulla”. Può trattarsi di brevi pause per un riposo veloce o semplicemente di spazi in cui limitarsi a esistere senza stimoli esterni o obblighi. Questa pratica è fondamentale per curare il proprio benessere psicologico, imparare a stare soli e affrontare le proprie inquietudini interiori.

Robert Kraft evidenzia come questi momenti di pausa siano essenziali per rigenerare la mente e migliorare la produttività complessiva, evitando l’affaticamento mentale. In un mondo sempre più caotico e digitale, prendersi tempo per sé è un segno di intelligenza emotiva e autoconsapevolezza.
Un terzo comportamento che contraddistingue le menti brillanti è la capacità di silenziare o limitare le notifiche digitali. Il fenomeno del “digital fatigue”, ovvero la stanchezza mentale causata dall’eccesso di stimoli tecnologici, è ormai riconosciuto come un problema diffuso, soprattutto tra i giovani.
Mark Travers, psicologo esperto in salute digitale, avverte che l’esposizione continua a notifiche e alert può generare ansia e distrazione, compromettendo la concentrazione e il benessere psicofisico. Le persone più intelligenti hanno compreso l’importanza di disattivare questi segnali durante le ore di lavoro o di relax, gestendo meglio le proprie energie cognitive e riducendo lo stress da sovraccarico informativo.
L’intelligenza: un concetto sfaccettato e influenzato da molteplici fattori
Negli ultimi anni, studi su oltre 100.000 partecipanti condotti da ricercatori come Hampshire e Owen hanno evidenziato che l’intelligenza non può essere ridotta a un singolo indice o test. Le prestazioni cognitive dipendono dall’interazione tra memoria a breve termine, ragionamento e capacità verbale. Ogni individuo può eccellere in una o più di queste aree, ma non necessariamente in tutte allo stesso livello.
Ulteriori ricerche hanno dimostrato che fattori come l’età, il sesso, le abitudini di vita e persino il gioco ai videogiochi influenzano significativamente le funzioni cerebrali. Per esempio, il fumo ha effetti negativi sulla memoria e sulle capacità verbali, mentre l’ansia compromette principalmente la memoria a breve termine. Sorprendentemente, il cosiddetto “brain training” sembra non migliorare in modo sostanziale la funzionalità cerebrale, mentre i videogiochi possono favorire il ragionamento e la memoria.
Inoltre, la motivazione personale gioca un ruolo cruciale nel successo intellettivo, come dimostrato da uno studio tedesco su bambini impegnati nello studio della matematica: la spinta motivazionale, più che il QI, determina i risultati a lungo termine.i.