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La psicologia spiega perché chi è nato negli anni 60/70 ha una resistenza emotiva 100 volte superiore alle nuove generazioni

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La piscologia ha finalmente spiegato perché chi è nato negli anni ’60-’70 ha una resistenza emotiva superiore alle nuove generazioni.

Chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 sa bene che il mondo era molto diverso rispetto a quello che conoscono i giovani di oggi. Le distrazioni erano limitate, non c’erano smartphone, tablet o giochi elettronici che riempivano ogni momento della giornata. Le ore passate fuori casa, senza il continuo controllo degli adulti, hanno forgiato una generazione più indipendente e con una resistenza emotiva che oggi sembra essere in via di estinzione.

L’autrice Cher Hillshetlands ha approfondito questa dinamica in uno dei suoi studi più recenti, spiegando come la genitorialità permissiva degli anni ’70, che prediligeva un approccio più rilassato e meno interventista, abbia portato alla formazione di individui più autonomi. Un’autosufficienza che ora sembra essere un aspetto sempre più raro.

Come la solitudine ha formato una generazione più resiliente secondo la psicologia

Hillshetlands ricorda: “Quando ero piccolo, se mi annoiavo, nessuno mi intratteneva. Non c’erano i dispositivi elettronici che oggi tengono compagnia ai bambini. Dovevo trovarmi il mio divertimento.” Questo isolamento forzato ha avuto un effetto positivo sulle persone nate in quel periodo: la capacità di affrontare la frustrazione e di trovare soluzioni ai problemi da soli.

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La psicologia spiega tutto (www.leonardo.it)

Non si trattava di essere più fortunati o di avere qualcosa di speciale. La verità è che eravamo lasciati soli abbastanza a lungo per sviluppare queste capacità in modo naturale. Questo approccio ha contribuito a costruire un carattere più forte e una maggior tolleranza alla frustrazione, un tratto che oggi manca in molte delle generazioni successive.

Secondo il dott. Marc Brackett, direttore del Center for Emotional Intelligence di Yale, la resistenza emotiva acquisita in questo periodo è cruciale per la salute mentale. Le persone degli anni ’60 e ’70 non erano supportate costantemente nelle loro emozioni. Non c’era un adulto pronto a convalidare i loro sentimenti o a risolvere ogni piccolo conflitto.

Il risultato di questa esperienza è una maggiore capacità di auto-regolazione. Imparare a calmarsi senza l’intervento degli adulti è stato un passo fondamentale che ha formato una generazione in grado di affrontare meglio le difficoltà quotidiane. Questo approccio alla crescita emotiva è stato spesso ignorato, ma oggi è sempre più riconosciuto come essenziale per una vita equilibrata.

Un mondo che sembra capovolto in meno di cinquant’anni

Con il passare degli anni, la società è cambiata. La crescita dei bambini è ora seguita da vicino, e le difficoltà vengono spesso risolte prima che possano davvero sviluppare resilienza. La tolleranza alla frustrazione e la capacità di fare fronte ai problemi senza cercare aiuto immediato sembrano scarseggiare. I bambini di oggi, pur avendo accesso a molte più opportunità rispetto a quelli degli anni ’60 e ’70, hanno meno occasioni di sviluppare una resistenza emotiva simile.

La psicologia oggi riconosce che l’autosufficienza emotiva e la capacità di affrontare i problemi senza l’intervento immediato degli altri sono doti fondamentali per vivere una vita sana, mentalmente equilibrata. Quello che in passato era visto come “difficile” o “isolato”, oggi appare come un privilegio.

Cosa rende le ultime generazioni più vulnerabili

Il fatto che le generazioni moderne siano più abituate ad avere tutto a portata di mano ha sicuramente migliorato alcuni aspetti della vita quotidiana, ma ha anche ridotto la capacità di sviluppare un’autonomia emotiva. I bambini di oggi non sono mai veramente soli, né nelle loro esperienze né nei loro sentimenti. E se da un lato la tecnologia e l’interconnessione hanno migliorato alcuni aspetti sociali, dall’altro ci siamo trovati di fronte a un cambiamento nelle dinamiche emotive, con le nuove generazioni che sembrano avere più difficoltà a gestire le proprie emozioni in autonomia.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: mentre le generazioni moderne hanno più strumenti e supporto, la generazione degli anni ’60 e ’70 ha sviluppato una resistenza emotiva che oggi sembra rara. Questo patrimonio di resilienza emotiva, nato da un’infanzia vissuta con maggiore indipendenza, sembra essere stato sostituito da un mondo che non permette più agli individui di crescere con la stessa autosufficienza.

Non si tratta di rimpiangere i tempi passati, ma di riconoscere che una buona salute mentale si costruisce anche attraverso le difficoltà, e che le esperienze di indipendenza e autosufficienza, pur non sempre facili, sono state un’arma potente per affrontare il mondo in modo equilibrato.

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ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2026 17:26

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