Vai al contenuto

La guerra con l’Iran rischia di diventare un conto da decine di miliardi per gli Stati Uniti

portaerei

Il primo conto della nuova operazione militare americana contro l’Iran è arrivato quasi subito, e non è leggero. Secondo diverse stime circolate negli ultimi giorni negli ambienti di Washington, le prime 48 ore di attacchi ordinati da Donald Trump potrebbero essere già costate oltre 1 miliardo di dollari ai contribuenti statunitensi.

Una cifra che non include ancora il vero peso economico del conflitto, ma che dà già un’idea della velocità con cui una guerra moderna brucia risorse.

I primi costi: aerei abbattuti e dispiegamento militare

Una parte consistente della spesa è arrivata quasi subito, ancora prima che la campagna militare entrasse nel vivo. Trasportare truppe, navi e velivoli nella regione del Golfo Persico ha richiesto settimane di preparativi e, secondo alcune valutazioni interne al Pentagono citate dalla stampa americana, questa fase preliminare avrebbe già richiesto circa 630 milioni di dollari.

Poi sono arrivati i primi danni operativi.

Domenica tre caccia F-15E Strike Eagle sono stati abbattuti in Kuwait, come confermato dal comando militare americano in Medio Oriente, il Centcom. Ogni velivolo ha un valore vicino ai 90 milioni di dollari. Solo questo episodio porta il conto a circa 300 milioni di dollari persi in poche ore.

A queste cifre si aggiungono i costi delle missioni di attacco. Nelle prime 48 ore gli Stati Uniti hanno colpito più di 1.250 obiettivi in Iran, utilizzando una combinazione di droni, missili e bombardieri strategici.

Le armi moderne costano milioni per ogni operazione

Una guerra tecnologica come quella che si sta delineando nel Golfo si misura spesso più in fatture che in chilometri conquistati.

I droni “kamikaze” utilizzati in diversi attacchi costano circa 35 mila dollari ciascuno, relativamente poco rispetto agli standard militari, ma diventano comunque decine di milioni quando vengono impiegati in grandi quantità. Se anche solo una parte dei 1.250 attacchi fosse stata condotta con questi sistemi, il conto supererebbe facilmente i 40 milioni di dollari.

Poi ci sono gli strumenti più costosi.

Un missile Tomahawk utilizzato per colpire obiettivi a lunga distanza può costare circa 2 milioni di dollari. I bombardieri stealth B-2, impiegati per alcuni raid mirati, arrivano a costare tra 130 mila e 150 mila dollari per ogni ora di volo, senza contare la manutenzione e la logistica che li accompagna.

E non bisogna dimenticare le difese. Gli intercettori antimissile THAAD, utilizzati per neutralizzare eventuali attacchi iraniani, hanno un costo stimato di oltre 12 milioni di dollari ciascuno.

Le portaerei bruciano milioni ogni giorno

A rendere il conto ancora più pesante c’è la presenza navale americana nella regione.

Washington ha spostato due portaerei nel Golfo, una scelta che ha soprattutto valore strategico ma che pesa moltissimo sul bilancio militare. Il costo operativo di una singola portaerei può superare 6,5 milioni di dollari al giorno, una cifra che oggi potrebbe essere ancora più alta.

Con due gruppi navali impegnati, si arriva facilmente a oltre 13 milioni di dollari al giorno solo per mantenere queste gigantesche piattaforme militari operative.

Nel frattempo circa 50 mila soldati americani sono già coinvolti nell’operazione e il numero potrebbe crescere se il conflitto dovesse allargarsi.

Il vero conto della guerra potrebbe arrivare a 100 miliardi

Le cifre circolate finora riguardano soltanto l’avvio delle operazioni. Il vero costo dipenderà soprattutto da quanto durerà il conflitto.

Secondo alcune simulazioni del Penn Wharton Budget Model, la guerra potrebbe costare ai contribuenti americani tra 40 e 95 miliardi di dollari, includendo operazioni militari, sostituzione degli armamenti distrutti e logistica.

Ma la spesa diretta è solo una parte della storia. Gli economisti iniziano già a guardare agli effetti più ampi. L’aumento delle tensioni in Medio Oriente ha spinto verso l’alto i prezzi del petrolio e i mercati finanziari hanno reagito con un immediato calo degli indici.

Un conflitto prolungato potrebbe tradursi in energia più cara, inflazione più alta e commercio internazionale più fragile.

La storia recente suggerisce che i conti delle guerre raramente restano dentro le previsioni iniziali. Dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti hanno speso oltre 5.800 miliardi di dollari nelle varie operazioni militari e nei costi collegati.

Quando si parla di conflitti moderni, il prezzo reale si scopre quasi sempre molti anni dopo. E spesso è molto più alto di quanto qualcuno aveva immaginato all’inizio.

Riproduzione riservata © 2026 - LEO

ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2026 23:28

iPhone 18 Pro cambia passo: chip A20 Pro a 2 nm e una fotocamera che regola davvero la luce