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Mai lasciare l’auto al minimo in inverno: i motivi spiegati

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Con l’avanzamento tecnologico nel settore automobilistico, molte pratiche un tempo ritenute indispensabili, come lasciare il motore al minimo per riscaldarlo durante l’inverno, sono ormai superate. In particolare, le auto moderne, dotate di sofisticate centraline elettroniche e sistemi di gestione computerizzata, richiedono approcci diversi per la manutenzione e l’utilizzo invernale rispetto alle vetture d’epoca o alle cosiddette youngtimer. Scopriamo i motivi per cui è sconsigliato lasciare l’auto al minimo in inverno, le eccezioni per i veicoli storici e le implicazioni normative che riguardano queste ultime.

Perché non lasciare mai il motore al minimo in inverno

Un tempo si credeva che fosse necessario far scaldare il motore al minimo per diversi minuti prima di partire, soprattutto nelle giornate fredde. Tuttavia, con i motori moderni questa pratica è diventata obsoleta e addirittura dannosa. La tecnologia attuale, grazie all’iniezione elettronica e ai sistemi di controllo computerizzato, permette di ottimizzare il rapporto aria-carburante già nei primi secondi di funzionamento del motore. Ciò consente al motore di raggiungere rapidamente la temperatura ideale senza doverlo tenere acceso al minimo per lunghi periodi.

Lasciare il motore al minimo non solo comporta un aumento inutile dei consumi di carburante, ma provoca anche un’usura più rapida delle componenti meccaniche. Infatti, il carburante non completamente bruciato si deposita sulle pareti dei cilindri, compromettendo la lubrificazione e causando attriti maggiori. Inoltre, da un punto di vista ambientale, questa abitudine aumenta le emissioni nocive senza apportare benefici prestazionali.

Gli esperti consigliano pertanto di avviare il motore, attendere solo una trentina di secondi per controllare che tutto sia in ordine e poi mettersi in marcia con guida dolce e moderata. In questo modo, il riscaldamento delle parti meccaniche avviene in modo più rapido ed efficiente, riducendo consumi, usura ed emissioni inquinanti.

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Motore e inverno: cosa non fare – Leonardo.it

Quando si parla di vetture storiche o di interesse collezionistico, la questione cambia. Le youngtimer, ovvero automobili con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, e le auto d’epoca, che in Italia sono definite come veicoli con più di 30 anni, spesso sono dotate di tecnologie meno avanzate rispetto ai modelli attuali. Molte vetture di questa categoria sono ancora equipaggiate con carburatori e privi di sistemi di gestione elettronica sofisticata, motivo per cui necessitano di una fase di riscaldamento al minimo per garantire una corretta miscelazione aria-carburante e una buona lubrificazione.

Le youngtimer stanno acquisendo sempre più attenzione tra gli appassionati e i collezionisti, diventando un interessante investimento. Acquistare una youngtimer significa spesso trovare un veicolo ancora in buone condizioni, con comfort e prestazioni accettabili, e con un potenziale di rivalutazione nel tempo. Tuttavia, anche per queste vetture è fondamentale seguire scrupolosamente le indicazioni di manutenzione, evitando partenze troppo brusche che potrebbero danneggiare il motore.

Nel caso delle auto d’epoca, il Codice della strada italiano prevede specifiche norme che regolano la loro circolazione e manutenzione. Per essere riconosciuti come veicoli storici, devono avere almeno 30 anni, mantenere carrozzeria, telaio e motore originali e trovarsi in buono stato di conservazione. La normativa prevede anche agevolazioni fiscali e assicurative per i veicoli certificati come storici, ma impone limitazioni all’uso su strada, riservandoli principalmente a manifestazioni e usi non professionali.

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ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2026 12:32

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