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Scuola, stop al precariato infinito: la Cassazione apre alla stabilizzazione dopo questi mesi

Il D.L. n. 131 del 2024, noto come Decreto Salva-infrazioni, approvato definitivamente dal Senato il 6 novembre 2024, rappresenta un punto

L’attenzione si concentra soprattutto sulla Cassazione e sulle sue ultime pronunce che, insieme al Decreto Salva-infrazioni n. 131/2024, hanno introdotto misure più incisive per contrastare l’abuso dei contratti a termine in ambito scolastico, aprendo nuove prospettive per docenti e personale ATA.

Il D.L. n. 131 del 2024, noto come Decreto Salva-infrazioni, approvato definitivamente dal Senato il 6 novembre 2024, rappresenta un punto di svolta nelle tutele per chi ha subito un uso ripetuto e irregolare di contratti a termine nella pubblica amministrazione, con particolare riferimento alla scuola. Tale decreto è stato adottato in risposta a una procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea contro l’Italia, che contestava l’abuso di contratti a termine nel sistema scolastico e che rischiava di comportare sanzioni severe per lo Stato italiano.

L’articolo 12 del decreto riconosce ai lavoratori precari il diritto di avanzare un indennizzo economico qualora si dimostri l’abuso nella successione di contratti a tempo determinato. L’indennizzo, che dovrà essere richiesto con un’azione giudiziaria, può variare da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR. Questo rappresenta un raddoppio rispetto al limite massimo precedente di dodici mensilità, rafforzando la tutela economica per i lavoratori che sono stati vittime di un precariato strutturale e reiterato.

La quantificazione finale del risarcimento spetta al giudice, il quale valuterà la gravità dell’abuso tenendo conto del numero e della durata dei contratti a termine stipulati, oltre alla possibilità per il lavoratore di dimostrare ulteriori danni subiti. La normativa, tuttavia, ribadisce che questa violazione non comporta automaticamente la trasformazione del rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato, lasciando inalterata la necessità di un percorso di stabilizzazione.

Sentenza della Corte di Cassazione: stop ai contratti a termine dopo 36 mesi di supplenze

L’ultima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 30779 del 23 novembre 2025, ha sancito un principio chiaro e vincolante: il personale scolastico che abbia superato i 36 mesi complessivi di supplenze, anche non continuative, non può più essere impiegato con contratti a termine. In tale situazione, infatti, la scuola è obbligata a procedere con la stabilizzazione del lavoratore. Questo pronunciamento è arrivato a seguito del rigetto del ricorso presentato dal Ministero dell’Istruzione contro un docente di religione cattolica che contestava la reiterazione di incarichi oltre il limite previsto dalla legge.

La Corte ha inoltre stabilito che l’abuso dei contratti a tempo determinato non può essere sanato esclusivamente mediante concorsi pubblici, soprattutto nel caso in cui siano disponibili posti vacanti e titolari effettivi da assumere. Di fatto, questa decisione giudiziaria conferma la necessità di un sistema di reclutamento più flessibile e articolato, che combini concorsi e scorrimento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). Questo meccanismo consentirebbe di valorizzare l’esperienza maturata da docenti già abilitati e con anni di servizio alle spalle, facilitando l’accesso al ruolo e riducendo il ricorso a supplenze prolungate e ripetute.

Il tema della stabilizzazione del personale precario si inserisce in un quadro più ampio di discussione sulla funzionalità della pubblica amministrazione, come emerso dalle recenti sedute parlamentari e dalle critiche rivolte all’attuale governo. Nel corso della XIX legislatura, in particolare nell’aprile 2025, si è dibattuto intensamente sulle modalità di reclutamento e sull’efficienza delle amministrazioni pubbliche, con numerose voci che hanno sottolineato la necessità di aumentare le risorse e il personale, soprattutto a livello locale.

Critiche sono state mosse al Governo Meloni per la gestione delle risorse destinate agli enti locali e per la mancanza di un piano organico di rilancio della pubblica amministrazione, necessaria per garantire un servizio efficiente e vicino ai cittadini. È stata evidenziata l’urgenza di un ricambio generazionale e di un adeguamento degli stipendi, considerati tra i più bassi d’Europa, per attrarre e mantenere personale qualificato.

In questo contesto, le recenti disposizioni sul contrasto al precariato scolastico rappresentano un passo concreto verso la stabilizzazione, ma al tempo stesso mettono in luce la complessità del problema e la necessità di politiche più strutturate per il reclutamento e la valorizzazione dei lavoratori pubblici.

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ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2026 14:55

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