Per anni ci siamo sentiti dire che riciclare è un dovere. Un gesto necessario per l’ambiente, un impegno civico, quasi un obbligo morale. Ma se la prospettiva cambiasse? Se fare bene la raccolta differenziata diventasse anche un modo per ottenere un vantaggio concreto?
È questa l’idea alla base di Green Track, un progetto italiano che punta a rivoluzionare il rapporto tra cittadini e rifiuti. Non più solo regole da rispettare, ma un sistema capace di riconoscere e premiare chi si comporta in modo virtuoso. In un momento in cui la sostenibilità rischia di essere percepita come un insieme di divieti, questa proposta introduce un elemento nuovo: la convenienza.
Come funziona il sistema che premia chi ricicla bene
Green Track nasce dall’intuizione del professor Rosario Melissa, docente universitario siciliano, che ha immaginato una tecnologia in grado di associare un’identità digitale ai materiali riciclabili come plastica, vetro e alluminio. L’obiettivo è semplice solo in apparenza: tracciare il percorso dei rifiuti per poter riconoscere chi li ha conferiti correttamente.
Il cuore del sistema non è un microchip applicato agli imballaggi, ma un meccanismo di tracciabilità certificata che accompagna il contenitore lungo tutto il suo ciclo di vita. Ogni prodotto avrebbe una propria identità digitale univoca, capace di dialogare con una piattaforma che monitora il corretto smaltimento.
In questo modo, il cittadino che differenzia correttamente non resta anonimo nel sistema. Il suo comportamento viene registrato e può tradursi in un beneficio, economico o simbolico. Il principio è chiaro: trasformare il riciclo da semplice obbligo a opportunità concreta.

L’idea si inserisce in un contesto normativo che sta già cambiando. Dal 13 febbraio 2026 è entrato in vigore il nuovo Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, il RENTRI, che digitalizza i formulari di identificazione per molte categorie di operatori. Questo passaggio, apparentemente tecnico e lontano dalla quotidianità dei cittadini, rappresenta invece un tassello fondamentale per rendere il sistema più trasparente e controllabile.
Senza una struttura digitale di base, infatti, sarebbe impossibile garantire la tracciabilità necessaria a un progetto come Green Track. La lotta al greenwashing e alle pratiche scorrette nel riciclo passa proprio da qui: sapere dove finisce ogni materiale e come viene trattato.
Naturalmente non mancano le criticità. Inserire elementi digitali in un processo che dovrebbe restare semplice potrebbe creare difficoltà, soprattutto per chi ha meno familiarità con app e strumenti tecnologici. La raccolta differenziata funziona quando è intuitiva e immediata; ogni livello di complessità aggiuntiva rischia di rallentare l’adesione.
C’è poi il tema della sostenibilità economica. Premiare i cittadini per il loro comportamento virtuoso è un’idea affascinante, ma occorre capire quale possa essere il valore reale dell’incentivo e come finanziarlo nel tempo senza gravare sul sistema.