Il prezzo del petrolio scende, ma alla pompa non si vede. Anzi, succede il contrario. In molte aree della rete autostradale il gasolio ha superato i 2,6 euro al litro, una soglia che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile. Nel frattempo il tema delle accise resta fuori dal Consiglio dei ministri e il malcontento cresce.
Consumatori, autotrasportatori, imprese agricole e della pesca parlano ormai apertamente di emergenza. Non solo per chi guida tutti i giorni ma per l’effetto a catena che i carburanti hanno sull’intera economia.
Il punto è che il prezzo del petrolio sui mercati internazionali sta scendendo. E proprio questa distanza tra mercati e distributori sta alimentando polemiche e sospetti.
Prezzi alla pompa in salita mentre il petrolio cala
Negli ultimi giorni il gasolio è salito rapidamente. Secondo i dati diffusi dall’Unione Nazionale Consumatori, in una sola settimana il prezzo del diesel è aumentato di quasi 15 centesimi al litro, con un balzo vicino al 9 per cento.
Sulla rete ordinaria il gasolio self supera ormai i 2 euro al litro, mentre in autostrada i prezzi possono spingersi molto più in alto. Alcune aree di servizio hanno superato la soglia dei 2,6 euro, una cifra che pesa soprattutto su chi percorre lunghe distanze ogni giorno.
La dinamica appare ancora più difficile da spiegare se si guardano i mercati internazionali. Il petrolio ha registrato infatti un calo netto dopo alcune dichiarazioni sul possibile raffreddamento delle tensioni in Medio Oriente.
Il Wti è sceso di oltre l’8% e il Brent di circa il 9%, secondo le rilevazioni dei mercati energetici. In teoria una discesa del greggio dovrebbe riflettersi anche sui prezzi alla pompa, ma questo passaggio non è sempre immediato.
Le accise mobili restano ferme e cresce la pressione politica
Il nodo politico riguarda soprattutto le accise mobili, un meccanismo pensato per ridurre le tasse sui carburanti quando il prezzo del petrolio sale troppo.
La misura era stata ridisegnata nel 2023 ma di fatto non è mai stata applicata. E proprio questo ritardo è diventato il punto centrale delle critiche.
Il Codacons parla apertamente di ritardo grave, sostenendo che ogni giorno senza interventi rischia di tradursi in centinaia di milioni di euro di costi aggiuntivi per automobilisti e imprese di trasporto. Costi che poi finiscono inevitabilmente sui prezzi dei beni che viaggiano su gomma.
Anche l’Unione Nazionale Consumatori critica lo stallo politico. Secondo l’associazione intervenire con riduzioni minime, come 2 o 5 centesimi al litro, non cambierebbe davvero la situazione. Per compensare l’aumento recente servirebbe una riduzione molto più ampia.
Il tema non riguarda solo chi fa rifornimento. Il prezzo del carburante entra in quasi tutte le filiere produttive e logistiche, dal trasporto delle merci all’agricoltura.
L’effetto sui prezzi e sull’economia reale
Le organizzazioni dei consumatori stimano che un taglio delle accise potrebbe avere un piccolo effetto anche sull’inflazione alimentare. Secondo Assoutenti, una riduzione delle tasse sui carburanti potrebbe contenere dello 0,5% l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Tradotto in numeri, significherebbe evitare una spesa aggiuntiva di circa 830 milioni di euro all’anno per le famiglie italiane tra cibo e bevande.
Il mondo agricolo guarda la questione da un’altra prospettiva. Coldiretti segnala il rischio di una perdita fino a 2 miliardi di euro di valore nelle esportazioni, soprattutto per i prodotti freschi che dipendono da una logistica veloce e costosa.
Anche il settore della pesca e dell’acquacoltura chiede interventi urgenti, proponendo il ritorno di un credito d’imposta sul carburante per contenere i costi operativi.
Dal governo arrivano segnali prudenti. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha spiegato che il dossier sulle accise è allo studio dei ministeri competenti, senza però indicare tempi precisi.
Il tema della speculazione resta sul tavolo. Secondo Salvini il problema non sarebbe nei distributori ma più a monte della filiera, dove alcune compagnie petrolifere sarebbero molto rapide ad aumentare i prezzi quando scoppia una crisi e molto meno veloci a ridurli quando la tensione si attenua.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato della possibilità di sanzionare eventuali comportamenti speculativi legati alle tensioni internazionali.
Nel frattempo la sensazione diffusa è che il sistema dei carburanti reagisca con grande velocità quando i prezzi salgono e con molta più lentezza quando dovrebbero scendere. Una dinamica che gli automobilisti conoscono fin troppo bene.