L’accesso alle pensioni per i lavoratori precoci ha alcune specificità. Vediamo insieme come funziona e le norme di riferimento.

Le pensioni dei lavoratori precoci sono uno dei temi più chiacchierati all’interno del mondo assistenziale italiano. Tutto parte dalla figura del lavoratore precoce e da una serie di eccezioni che lo rendono un contribuente diverso da un normale cittadino.

Il lavoratore precoce non è altro che chi, per i motivi più disparati, ha iniziato a lavorare con regolare contratto di assunzione prima di aver raggiunto la maggiore età versando dodici mensilità di contributi prima del diciottesimo anno di età entro il 1995.

Questa tipologia di vantaggio sul piano temporale permette ai lavoratori precoci di riuscire a maturare gli anni di contributi necessari per andare in pensione prima del raggiungimento del requisito anagrafico.

Per buona norma, infatti, la pensione di anzianità si raggiunge soddisfacendo due requisiti.
Se si sono versati 20 anni di contributi con il sistema retributivo misto o semplicemente sistema misto è necessario compiere 67 anni. Se invece si sono versati 20 anni di contributi con il sistema contributivo è necessario raggiungere i 71 anni di età per poter aspirare alla pensione.

Il lavoratore precoce, complice gli anni di contributi versati ampiamente prima della media nazionale, può raggiungere la pensione anche prima dei sessant’anni.
In suo soccorso però arriva la legge n.232 dell’11 dicembre 2016: questa legge dell’ordinamento italiano prevede l’esistenza di una scappatoia per chi rientra all’interno della categoria di lavoratore precoce: il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi versati ovvero la cosiddetta quota 41.

pensione riposo lavoratore precoce
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Pensioni anticipate lavoratori precoci

I lavoratori precoci possono ottenere il pensionamento anticipato grazie alla legge sopracitata a patto di rispondere ad una lunga serie di requisiti specifici.

Entro il 1 marzo di ogni anno è necessario presentare la domanda per la certificazione della natura di lavoratore precoce.
È possibile presentare la domanda anche dopo la scadenza ma in questo caso c’è un “ma” da tenere in considerazione. Le domande rilasciate dopo il 1 marzo verranno prese in considerazione solo se esisterà la relativa copertura finanziaria, il tutto entro il 30 novembre 2021.

Una volta ottenuta risposta positiva da questa domanda sarà possibile presentare la domanda per il pensionamento anticipato.

Questa domanda si può presentare in tre maniere: in forma telematica a questo link, in forma telefonica o attraverso l’intercessione di un CAF/intermediario.

screenshot domanda pensione_anticipata lavoratore precoce
Fonte foto: https://www.inps.it/prestazioni-servizi/pensione-per-i-lavoratori-precoci

La domanda per il pensionamento anticipato del lavoratore precoce presuppone la soddisfazione di una tra queste quattro condizioni.

Il lavoratore deve essere in uno stato di disoccupazione successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Questo può avvenire tramite licenziamento (anche collettivo), per dimissioni per giusta causa o per risoluzione consensuale. Il sussidio di disoccupazione spettante al lavoratore deve essere concluso da almeno tre mesi.

Il lavoratore deve praticare assistenza ad un convivente/coniuge/persona in unione civile/parente di primo grado con handicap in situazione di gravità. In base a determinate caratteristiche è possibile estendere questa condizione anche a chi da assistenza ad un parente o affine di secondo grado portatore di handicap grave.

Il lavoratore ha una riduzione della capacità lavorativa di grado almeno pari ad almeno il 74%.

Il lavoratore dipendente ha svolto al momento del pensionamento, da almeno sette anni negli ultimi dieci o da sei anni negli ultimi sette, un’attività lavorativa considerata usurante o gravosa. La lista completa delle attività che fanno soddisfare al lavoratore precoce questa condizione sono espresse all’interno della pagina per effettuare la domanda di pensionamento anticipato.

lavoratore precoce lavoro usurante gravoso
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Riforma pensioni lavoratori precoci

Negli ultimi anni si è sempre parlato moltissimo di riforma per i sistemi pensionistici ed è da davvero molto tempo uno dei temi caldi di qualsiasi agenda politica.
L’ultima grande modifica, l’introduzione di Quota 100, terminerà con il 2021 e da lì in poi ancora non si ha bene idea di che direzione prenderanno le misure.

Le idee più chiacchierate prevedono l’istituzione di quota 41 per tutti quanti, lavoratori precoci e non. Questi requisiti per la prima volta verrebbero estesi alla totalità dei lavoratori che guadagnerebbero un anno di tempo per poter andare in pensione seguendo sempre l’iter per la pensione anticipata.

I requisiti d’accesso rimarrebbero inalterati fino al 2026 per via del congelamento degli adeguamenti delle aspettative di vita volute dalla riforma Fornero.

Tra le proposte portate avanti dagli esperti c’è invece Quota 102. Questa riforma permettere ai lavoratori, sia precoci che non, di uscire dal mondo del lavoro a 64 anni avendo 38 anni di contributi.

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