Il periodo che stiamo vivendo, è innegabile, è difficile un po’ per tutti, a volte non basta nemmeno avere uno stipendio sicuro per avere la garanzia di arrivare senza essere con l’acqua alla gola alla fine del mese. La situazione evidentemente può complicarsi, e non di poco, se dovessimo avere una spesa imprevista, al punto tale da arrivare a togliere il sonno.
In condizioni del genere non può che essere importante sapere di poter avere a disposizione uno o più bonus, che possono consentire di alleggerire alcune uscite che non possiamo rimandare. Fortunatamente le occasioni da sfruttare non mancano, anche se per rendere questo possibile diventa determinante essere a conoscenza di quanto disponibile così da approfittarne se diventa necessario fare una domanda specifica. Ora ce n’è uno che può essere interessante per tante famiglie, che ha un valore di diverse centinaia di euro, per questo estremamente prezioso.
Un bonus utilissimo per tante famiglie: ecco in cosa consiste
Ma che tipo di bonus sarebbe ora disponibile e utile per tante famiglie, ma che forse non tutti conoscono? Il riferimento è al bonus latte artificiale, che possiamo considerare misura strutturale, accessibile già in passato ma confermato per quest’anno appena iniziato.
La sua introduzione risale infatti al decreto del Ministero dell’Economia 31 agosto 2021, dove è possibile trovare tutti i requisiti richiesti per potervi accedere, confermati anche dal governo attuale. Sapere di poter usufruire di questa misura può essere provvidenziale per diverse neomamme, che si trovano a dover affrontare una spesa non indifferente per il latte artificiale, a cui si deve ricorrere spesso dalla nascita se non si ha la possibilità di allattare, ma in altri casi con il trascorrere dei mesi se il latte materno non dovesse essere più sufficiente.

L’incentivo è pensato proprio per chi non ha la possibilità di allattare naturalmente il proprio bimbo a causa di una patologia che lo impedisce, oltre a non avere modo di accedere alla banca del latte materno donato (BLUD), È comunque indispensabile certificare la patologia di cui si soffre, oltre ad avere un ISEE non superiore ai 30 mila euro all’anno. Si punta in questo modo a garantire questo sostegno alle fasce che sono maggiormente in difficoltà perché non hanno guadagni troppo elevati.
Si deve inoltre dimostrare, come detto, il tipo di patologia per rientrare tra i beneficiari. È bene distinguere tra quelle permanenti, quali ipotrofia bilaterale della ghiandola mammaria (seno tubulare), allattogenesi ereditaria, infezione da HTLV1 e 2, sindrome di Sheehan, morte materna. A queste si aggiungono le patologie temporanee, quali infezione da virus varicella zooster, mastite tubercolare, tubercolosi bacillifera non trattata, lesione luetica sul seno, infezione da HSV con lesione erpetica sul seno o capezzolo, infezione ricorrente da streptococco di tipo B, infezione da HCV con lesione sanguinante del capezzolo, esecuzione di scintigrafia, assunzione di droghe (escluso il metadone), alcolismo, assunzione di farmaci considerati contrari all’allattamento.
È necessario effettuare l’accertamento presso il Ssn da un pediatra o da un neonatologo, se le condizioni si verificano alla nascita o durante la gravidanza o, in alternativa, dal pediatra, dal medico di base o dallo specialista della relativa patologia se la condizione si verifica dopo il parto. Se si soffre di una delle patologie temporanee è necessario effettuare un accertamento ogni mese.
L’importo previsto per il bonus può arrivare fino a un massimo di 400 euro all’anno, ben sapendo che però la cifra spettante possa variare sulla base del numero di richieste complessive che arrivano alla regione (o alla provincia autonoma). Ogni istanza viene infatti gestita su base regionale, da presentare all’azienda sanitaria locale di appartenenza, che a sua volta autorizza l’erogazione del contributo nel limite di 400 euro annui e senza ulteriori risorse regionali.
Il bonus viene erogato presso presidi delle aziende sanitarie locali, farmacie convenzionate, fornitori autorizzati alla vendita secondo le direttive all’uopo emanate dalle regioni e province autonome, centri di riferimento dove sono in cura le neomamme.