OpenAI, protagonista indiscussa dell’intelligenza artificiale, è pronta a fare un ulteriore salto di qualità con il lancio del dispositivo fisico dedicato all’AI.
Dopo aver rivoluzionato il mondo con ChatGPT, il CEO Sam Altman guida oggi l’azienda verso una nuova frontiera, quella dell’hardware intelligente, con un progetto che si presenta come “semplice” ma destinato a cambiare le abitudini digitali degli utenti.
Il primo dispositivo fisico di OpenAI
OpenAI, fondata nel 2015 e divenuta celebre per i suoi modelli di AI, si appresta a svelare un prodotto tangibile che gli utenti potranno impugnare: un device che, secondo le ultime indiscrezioni, sarà tascabile e privo di schermo, frutto della collaborazione con l’ex designer di Apple, Jony Ive. Sam Altman lo descrive con parole chiare e quasi provocatorie: “Quando la gente lo vede, dice ‘È tutto qui? È così semplice?’”. Non si tratterà quindi di uno smartphone tradizionale con display flessibile o elementi futuristici, ma di un dispositivo pensato per offrire un’interazione più “atmosferica”, capace di filtrare le informazioni in modo intelligente e presentare contenuti nel momento più opportuno.
Il confronto con l’iPhone è già partito, con Altman che sottolinea come i melafonini siano diventati fonte continua di distrazione. Al contrario, il nuovo dispositivo OpenAI promette un’esperienza d’uso più rilassata e mirata, paragonabile a una seduta tranquilla in una baita piuttosto che alla frenesia di Times Square. Questa visione punta a un’interfaccia che non sovraccarichi l’utente ma che lo supporti in modo discreto e intelligente.
La data di lancio ufficiale non è ancora stata fissata, ma si parla di un’attesa di almeno due anni per la commercializzazione. Questo tempo servirà a perfezionare il prototipo e a definire meglio le funzionalità di un prodotto che potrebbe segnare una svolta nel settore.

Parallelamente al dispositivo hardware, OpenAI ha recentemente lanciato Sora 2, un’applicazione per la creazione di video generati dall’intelligenza artificiale, disponibile per ora solo in USA e Canada su dispositivi Apple. Sora 2 non è solo un tool creativo, ma anche un esperimento di social network che permette agli utenti di condividere video AI, chiamati “Cameo”, che possono riprodurre le fattezze dell’utente stesso, previo consenso esplicito tramite registrazioni video e audio.
Questa app, che ricorda per stile e funzionalità TikTok, punta a offrire un’esperienza più consapevole e controllata, con filtri e restrizioni per evitare abusi come il bullismo o la diffusione di deepfake non autorizzati. Altman ha dichiarato che l’obiettivo è massimizzare la soddisfazione a lungo termine degli utenti, dando loro il controllo sui contenuti visualizzati e supportandoli nel raggiungimento di obiettivi personali, dal fitness all’avvio di attività imprenditoriali.
Sora 2 utilizza modelli avanzati che rispettano le leggi della fisica anche nelle simulazioni più complesse e applica restrizioni per tutelare la proprietà intellettuale e la sicurezza degli utenti, con un sistema di moderazione che combina intelligenza artificiale e controllo umano.
OpenAI tra innovazione e sfide economiche: la scommessa da 1400 miliardi di dollari
Dietro queste innovazioni tecnologiche si cela un colosso che muove cifre da capogiro. OpenAI ha infatti siglato impegni di spesa per circa 1400 miliardi di dollari nei prossimi otto anni, investendo massicciamente in infrastrutture, chip Nvidia e Amd, e data center con Oracle. Questi accordi testimoniano l’enormità della scommessa sul futuro dell’intelligenza artificiale, che OpenAI vede come l’elemento chiave per rivoluzionare non solo il business, ma anche la vita quotidiana.
Nonostante le perdite previste, che potrebbero arrivare a 74 miliardi nel 2028, Sam Altman resta fiducioso: la startup punta a raggiungere il primo utile nel 2030, con un fatturato stimato in 200 miliardi di dollari. Nel frattempo, si prepara a una possibile quotazione a Wall Street nel 2026 o 2027, con una valutazione che potrebbe superare i 1000 miliardi di dollari, raddoppiando quella attuale.
Tuttavia, il modello di OpenAI si inserisce in un ecosistema complesso e interconnesso, dove i confini tra investitori, fornitori e clienti si fanno sempre più sfumati. Microsoft, ad esempio, è allo stesso tempo azionista, fornitore di cloud e cliente di OpenAI, mentre Nvidia non solo fornisce hardware ma ha investito nel capitale della società. Questo sistema crea un intreccio di interessi e rischi, tanto che alcuni esperti mettono in guardia sulla possibilità di una “bolla AI”, con potenziali effetti a catena in caso di rallentamenti nell’adozione delle tecnologie o di sorpassi da parte di concorrenti come Google o Anthropic.