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Smartphone, questa impostazione attiva di default ti sorveglia di continuo a tua insaputa

android lento : svuotare la cache

Oltre ai rischi noti legati a GPS, microfono e fotocamera, esiste un’impostazione spesso attiva di default che può trasformare il telefono in un dispositivo di sorveglianza costante e invisibile: l’autorizzazione di accessibilità. Questa funzione, originariamente pensata per agevolare l’accesso a persone con disabilità, oggi viene sfruttata da molte app con finalità molto più invasive, mettendo a rischio la privacy dell’utente.

L’autorizzazione di accessibilità è nata per migliorare l’esperienza di persone con disabilità visive, facilitando la lettura dello schermo e il controllo vocale. Tuttavia, numerose applicazioni – dai launcher alternativi alle app di ottimizzazione del sistema, fino agli strumenti di monitoraggio dell’uso del telefono – la utilizzano per avere accesso continuo a ciò che avviene sul dispositivo.

Con questo permesso, un’app può osservare in tempo reale ciò che appare sullo schermo, sapere quali app vengono aperte e quando, tracciare tocchi, scorrimenti e digitazioni, intercettare codici sensibili e persino monitorare l’uso di app bancarie o di pagamento. Il vero problema è che questa funzione opera costantemente in background senza segnali evidenti per l’utente, trasformandosi in un potente strumento di spionaggio, furto d’identità e frodi digitali.

Perché l’accessibilità diventa un rischio per la privacy

La maggior parte degli utenti è abituata a premere “Consenti” per sveltire l’installazione e l’uso delle app, senza leggere attentamente cosa comporta concedere determinate autorizzazioni. I messaggi di richiesta sono spesso vaghi, rassicuranti e non chiariscono le implicazioni reali, inducendo così a concedere permessi molto potenti senza piena consapevolezza.

Non solo app sospette, ma anche servizi apparentemente innocui, come notifiche avanzate e risparmio energetico, richiedono questo accesso. Di conseguenza, l’autorizzazione di accessibilità viene attivata in moltissimi dispositivi senza che l’utente ne sia realmente consapevole, aprendo la porta ad attacchi sofisticati.

Gli esperti di cybersicurezza mettono in guardia sul fatto che questa impostazione è al centro di truffe mobili sempre più avanzate. Le app malevoli possono sfruttarla per:

  • Intercettare le credenziali bancarie;
  • Visualizzare schermate false sopra quelle autentiche per ingannare l’utente;
  • Autorizzare transazioni senza consenso;
  • Bypassare sistemi di sicurezza come l’autenticazione a due fattori;
  • Facilitarne attacchi tramite il furto di SIM.

Il dispositivo continua a funzionare normalmente mentre, in background, qualcuno osserva e agisce indisturbato.

Controllo della privacy: come difendersi in pochi minuti

La tutela della propria privacy è possibile e alla portata di tutti. Su smartphone Android, il percorso per controllare e revocare le autorizzazioni di accessibilità è:

Impostazioni > Privacy o Sicurezza > Accessibilità

Qui è possibile visualizzare tutte le app che hanno accesso a questa funzione. Se un’app non è indispensabile o appare sospetta, è consigliabile revocare immediatamente il permesso.

Anche su iPhone con iOS 16 o versioni successive, Apple ha introdotto la funzionalità “Controllo di sicurezza“, accessibile da:

Impostazioni > Privacy e sicurezza > Controllo di sicurezza

Questa permette di rivedere e aggiornare rapidamente la condivisione delle informazioni con app e persone, interrompendo la condivisione in caso di necessità tramite l’opzione “Inizializzazione di emergenza”. Per usare questa funzione è importante che il dispositivo sia aggiornato all’ultima versione di iOS e che l’utente abbia attivato l’autenticazione a due fattori per il proprio Apple ID.

In un mondo iper-connesso, la sicurezza digitale diventa una componente fondamentale del benessere personale. Controllare periodicamente le impostazioni dello smartphone, rifiutare autorizzazioni non necessarie e dedicare qualche minuto a comprendere cosa si concede alle app sono azioni essenziali per proteggersi da rischi che possono trasformare un dispositivo alleato in una minaccia per la privacy.

Proprio come chiudere a chiave la porta di casa è un gesto naturale, anche monitorare i permessi di accessibilità deve diventare parte della routine digitale quotidiana, per evitare che la privacy venga compromessa da un “piccolo pulsante” premuto senza pensarci.

Riproduzione riservata © 2026 - LEO

ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2026 15:11

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