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Condominio nel caos: se l’ascensore si blocca, puoi chiedere un risarcimento (e anche alto)

condominio ascensore bloccato

Vivere in un contesto condominiale o nel cuore di una città densamente popolata come Milano dovrebbe essere sinonimo di comodità, ma spesso si trasforma in una prova di resistenza. Tra ascensori fuori servizio che isolano i residenti e un inquinamento acustico che non dà tregua, il confine tra un semplice disagio e un danno risarcibile è sempre più sottile. I tribunali italiani, oggi, sono sempre più chiamati a decidere su queste controversie, riconoscendo che la qualità della vita tra le mura domestiche non è un optional, ma un diritto da tutelare.

L’ascensore rotto non è solo un fastidio: quando scatta il risarcimento

In un palazzo di diversi piani, l’ascensore è un servizio essenziale. Quando l’impianto si blocca per lunghi periodi, il disagio smette di essere solo logistico e diventa una questione legale. La giurisprudenza più recente è chiara: se il guasto si protrae per colpa di una manutenzione negligente o di ritardi ingiustificati da parte dell’amministratore, i condomini hanno diritto a chiedere un risarcimento per danni patrimoniali e morali.

Questo diritto diventa sacrosanto quando a subire il blocco sono anziani, persone con disabilità o famiglie con bambini piccoli. In questi casi, l’ascensore fermo non è solo un “guasto”, ma una barriera architettonica che lede la dignità e la libertà di movimento, giustificando richieste risarcitorie anche di entità rilevante.

ascensore rotto condominio
Che succede nel condominio se si blocca l’ascensore – Leonardo.it

Parallelamente ai problemi tecnici, l’inquinamento acustico resta la piaga numero uno della convivenza civile. Che si tratti di un locale notturno, di un centro sociale o di un evento autorizzato dal Comune, il rumore può diventare un incubo. Spesso le amministrazioni concedono deroghe che portano i limiti acustici a 80 decibel, ben oltre i 45 previsti per le zone residenziali, rendendo il riposo impossibile.

Il vero problema è che queste autorizzazioni si rivelano spesso “carta straccia” perché mancano i controlli. Senza tecnici certificati pronti a intervenire in tempo reale, i cittadini si sentono abbandonati di fronte a casse direzionate verso le finestre o attività artigianali che lavorano a porte aperte. In questa giungla, la frustrazione cresce e le vie legali diventano l’unica strada percorribile.

Per chi non riesce più a dormire o si trova prigioniero in casa propria, esistono strumenti di tutela. Come sottolinea l’avvocato Luca Bridi, esperto in diritto immobiliare, è fondamentale un approccio integrato. Non basta lamentarsi: serve documentare.

Nel caso del rumore, è essenziale avvalersi di un tecnico acustico certificato che possa misurare oggettivamente il disturbo. Per l’ascensore, invece, è determinante la trasparenza dell’amministratore e la documentazione storica dei guasti. Se il dialogo e gli esposti alle forze dell’ordine non bastano, si può procedere con azioni civili per danni morali e materiali, chiamando in causa non solo chi produce il rumore, ma a volte anche l’ente pubblico che ha concesso autorizzazioni troppo permissive.

Anche nelle situazioni più delicate, come il rumore prodotto da bambini o dinamiche familiari, la legge cerca un equilibrio tra il diritto al riposo e le necessità sociali. Tuttavia, la tendenza è chiara: la pazienza dei cittadini ha un limite e la richiesta di giustizia per i disservizi condominiali è in costante aumento.

Riproduzione riservata © 2026 - LEO

ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2026 22:28

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