MartinoRossi spa, azienda di Malagnino specializzata in farine, preparati, ingredienti funzionali e prodotti plant-based da cereali e legumi senza glutine, allergeni e Ogm, ha pubblicato nel 2026 il Bilancio di Sostenibilità 2025 per rendicontare a stakeholder, filiera agricola e mercato i risultati raggiunti sul fronte ambientale, industriale e sociale.
MartinoRossi presenta il Bilancio di Sostenibilità 2025 e adotta lo standard Vsme
La novità principale del documento è l’adozione del nuovo standard volontario Vsme, il Voluntary Sustainability Reporting Standard, ispirato ai principi degli Esrs e all’approccio della doppia materialità. Una scelta che, nelle intenzioni dell’azienda, anticipa le evoluzioni normative europee e rafforza la qualità delle informazioni condivise con gli interlocutori esterni. Non solo numeri, dunque. Anche metodo.
Nel bilancio trova spazio anche il primo Piano di Sostenibilità 2026-2030, con obiettivi, target e KPI legati a cambiamento climatico, risorse idriche, forza lavoro e condotta d’impresa. “Il Bilancio di Sostenibilità rappresenta, anno dopo anno, non solo uno strumento di rendicontazione, ma anche l’espressione concreta del nostro modo di fare impresa”, ha detto Stefano Rossi, amministratore delegato di MartinoRossi. Per l’ad, la sostenibilità “non è un semplice adempimento”, ma un modello che orienta le decisioni strategiche del gruppo.
Agrifuture e Underdrip: ricerca agricola nei campi di Malagnino
La strategia dell’azienda si muove lungo quattro direttrici: ricerca in campo, filiera agricola controllata, sviluppo industriale e valorizzazione delle persone. Il primo laboratorio, in senso quasi letterale, è Agrifuture, l’azienda agricola sperimentale avviata nel 2022 su 33 ettari accanto allo stabilimento di Malagnino, nel Cremonese. Qui ricercatori e agronomi lavorano con università e clienti su nuove varietà, ibridi, tecniche di precision farming, biostimolanti e consociazione delle colture.
Tra i progetti più rilevanti c’è Underdrip, tecnologia nata da un’idea del presidente Giorgio Rossi e sviluppata con l’Università degli Studi di Milano: un sistema brevettato di subirrigazione di precisione che distribuisce acqua e fertilizzanti sotto le radici. Secondo i risultati riportati dall’azienda, rispetto ai metodi convenzionali l’agricoltura conservativa ha mostrato una riduzione del 50% delle emissioni di CO₂, un taglio del 50-60% nel consumo d’acqua e nell’inquinamento di aria e acqua, oltre a una riduzione del 90% della lisciviazione di nitrati in falda. Dati tecnici, ma con ricadute concrete: suolo più fertile, minore dispersione di risorse, maggiore resilienza ai cambiamenti climatici.
Dal 2025 le sperimentazioni nei campi di Agrifuture sono state orientate anche al miglioramento dell’efficienza nell’uso dell’azoto. L’azienda ha consolidato il monitoraggio della qualità del suolo e della biodiversità microbica attraverso campionamenti semestrali effettuati dall’ERSA, l’Ente regionale per lo sviluppo agricolo. In parallelo, è allo studio lo sviluppo di biostimolanti ricavati da sottoprodotti della filiera interna: un passaggio che collega innovazione agronomica, tutela della biodiversità ed economia circolare.
Filiera controllata in crescita: materie prime a quota 108.858 tonnellate
Il cuore del modello resta la filiera agricola controllata, che nel 2025 ha registrato una crescita netta. Le materie prime provenienti da filiera controllata sono salite a 108.858 tonnellate, con un aumento del 26% rispetto alle 86.466 tonnellate del 2024. Gli approvvigionamenti esterni, al contrario, sono scesi del 18%, fermandosi a 23.542 tonnellate.
A coordinare il rapporto con gli agricoltori è Campi d’Italia, business unit nata per rafforzare il presidio diretto sulla produzione. Gestisce oltre 700 partner agricoli e più di 16.000 ettari coltivati, con l’obiettivo di garantire materie prime di qualità, prive di allergeni e Ogm, attraverso controlli lungo l’intera catena del valore. È una rete ampia, fatta di contratti, verifiche agronomiche, scelte varietali e confronti sul campo. Non un passaggio secondario, per un’azienda che lavora ingredienti destinati anche a segmenti sensibili dell’alimentazione.
La crescita della filiera è accompagnata dal percorso di sviluppo industriale avviato con il sostegno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gli investimenti, spiega l’azienda, interessano l’intera filiera produttiva e puntano ad aumentare la capacità degli impianti, migliorare l’efficienza dei processi, ridurre i consumi energetici e rafforzare la competitività del modello industriale. In fabbrica, questo significa macchinari, linee più efficienti, controlli più stretti. E tempi lunghi, perché la trasformazione produttiva non si misura in una sola stagione.
Più occupazione e certificazione Great Place to Work
Nel 2025 MartinoRossi ha registrato anche una crescita dell’organico, passato da 120 a 141 dipendenti, pari a un aumento del 17,5%. L’espansione, secondo quanto riportato nel bilancio, è stata accompagnata dall’ingresso di nuove competenze e da un rafforzamento manageriale. Sul fronte interno, l’azienda ha ottenuto la certificazione Great Place to Work, con l’89% di partecipazione al sondaggio aziendale e un punteggio finale superiore di 22 punti alla media nazionale.
Un altro dato riguarda la stabilizzazione del personale: i contratti in somministrazione sono diminuiti del 68% rispetto al 2024. È uno degli indicatori sociali più significativi del documento, perché lega la crescita industriale alla qualità del lavoro. “Attraverso il Bilancio di Sostenibilità 2025 e il nuovo **Piano 2030”, si legge in una nota, “MartinoRossi conferma l’impegno a integrare obiettivi ambientali, sociali e industriali nella propria strategia di crescita”. Target misurabili, dunque. E una traiettoria già fissata per i prossimi anni.








