Negli ultimi mesi della sua vita Enrica Bonaccorti aveva deciso di mettere ordine anche nelle questioni più personali. Non solo ricordi e affetti, ma anche il patrimonio costruito negli anni. Prima della scomparsa, avvenuta il 12 marzo, la conduttrice aveva preparato il testamento lasciando indicazioni precise su ciò che sarebbe rimasto dopo di lei.
Il cuore dell’eredità riguarda soprattutto le case a cui era più legata. Luoghi che raccontano una parte importante della sua vita e che con ogni probabilità saranno destinati alla figlia Verdiana.
La casa di Roma piena di ricordi
L’abitazione principale di Enrica Bonaccorti si trova a Roma Nord, nella zona di Ponte Milvio. Un quartiere dove aveva vissuto per moltissimi anni, fin da quando era adolescente, e che nel tempo era diventato il suo punto fermo.
La casa custodiva una grande quantità di oggetti legati alla sua storia personale. Non solo mobili e arredi, ma anche pezzi di antiquariato, fotografie e ricordi accumulati durante i viaggi che avevano accompagnato la sua carriera e la sua vita privata.
Tra gli oggetti più cari c’era anche un vecchio divano appartenuto alla madre. Un elemento semplice ma carico di significato, che per la conduttrice rappresentava un legame profondo con la famiglia e con il passato.
Proprio questo appartamento romano, dove aveva costruito gran parte della sua quotidianità, dovrebbe rientrare tra i beni destinati alla figlia Verdiana.
Il rifugio all’Argentario
Accanto alla casa di Roma, nell’asse ereditario compare anche l’altra proprietà a cui Bonaccorti era particolarmente affezionata. Si tratta di un immobile all’Argentario, in Toscana, luogo che considerava un rifugio lontano dal ritmo della città.
Qui trascorreva periodi di vacanza e momenti di pausa dal lavoro, immersa in un contesto naturale che amava molto. Non era soltanto una seconda casa, ma uno spazio dove ritrovare tranquillità e rallentare.
Proprio durante una permanenza all’Argentario la conduttrice aveva avuto anche un incidente domestico che le aveva provocato la frattura di un polso. Un episodio che non aveva però cambiato il rapporto affettivo con quel luogo, rimasto uno dei posti più importanti della sua vita.
Le volontà per l’ultimo saluto
Negli ultimi mesi Bonaccorti aveva affrontato con lucidità anche i dettagli legati al suo ultimo saluto. Aveva lasciato indicazioni precise sulla cerimonia funebre, arrivando a scegliere persino i canti che avrebbero dovuto accompagnare le esequie.
Tra le richieste più particolari ce n’era una che rifletteva molto il suo modo di vedere la natura e la vita. Non voleva fiori al funerale.
Secondo il suo desiderio, i fiori dovevano restare dove crescono. Tagliarli e portarli a una cerimonia, spiegava, significava privarli della loro vita. Per questo aveva espresso chiaramente la volontà che non venissero utilizzati durante l’ultimo saluto.
Una scelta semplice ma molto coerente con il suo carattere e con il rapporto che aveva sempre mostrato verso il mondo naturale.








