Quella degli orti urbani non è un’invenzione moderna, ma, con il trascorrere del tempo, la fisionomia e le finalità di questi spazi verdi, così come i principali fruitori, sono mutati profondamente.

Se in passato erano soprattutto gli anziani e gli operai i soggetti che trovavano allettante la possibilità di coltivare un orto urbano, generalmente situato in una zona periferica della città e di proprietà del Comune, oggi la platea degli interessati si è allargata notevolmente e include anche professionisti e studenti universitari, oltre ad associazioni che, grazie ai frutteti solidali, riescono a favorire l’inclusione sociale di persone in difficoltà.

Chi si dedica alla coltivazione di uno di questi terreni non è un agricoltore professionista e lo fa soprattutto per ottenere dei benefici dalla coltivazione dei prodotti della terra e dal contatto con gli altri coltivatori dilettanti. I terreni rimangono sempre di proprietà del municipio o delle aziende che li mettono a disposizione, mentre i prodotti, a seconda dei casi, possono divenire di proprietà dei coltivatori oppure essere messi in vendita per ottenere ricavati da destinare ad attività e associazioni di varia natura.

curare orto

Orti urbani: di cosa si tratta

Gli orti urbani sono spazi di terreno non edificabile, solitamente situati in zone cittadine periferiche a rischio di abusivismo o di abbandono, che vengono recuperati dal comune, dalle associazioni o dalle aziende e, tramite dei bandi, assegnati a soggetti – singoli cittadini o associazioni – che ne fanno richiesta.

Orti urbani: quando sono nati

La storia degli orti urbani inizia oltre due secoli fa. Prima dell’avvento dell’industria, le città erano disseminate di orti che venivano coltivati dai cittadini, ma con il tempo, sotto la pressione delle costruzioni negli agglomerati urbani, i terreni coltivabili hanno iniziato lentamente a scomparire o a modificare la propria funzione.

A partire dal 1800, sono state adottate, in vari Stati, soluzioni volte ad arginare in parte la scomparsa di questa risorsa sociale. Per quanto riguarda l‘Italia, i primi orti di questo tipo, denominati allora “Orti di Guerra”, fiorirono durante la Seconda Guerra Mondiale e, con caratteristiche differenti, continuarono a esistere per decenni, registrando un declino durante gli anni Sessanta.

Dopo una prima rinascita, avvenuta durante gli anni Ottanta, gli orti e i frutteti solidali italiani rinacquero definitivamente agli inizi del XXI secolo, grazie al crescente interesse della popolazione nei confronti della natura e di uno stile di vita più sano.

I benefici per la società: i frutteti solidali

Gli orti urbani e i frutteti solidali apportano numerosi benefici ai singoli partecipanti, ma anche all’intera società. Non solo i Comuni e le associazioni, ma persino le aziende, tra cui P&G, hanno compreso l’importanza di fornire, alla cittadinanza o alle comunità che si occupano di inclusione sociale, terreni da coltivare, dando vita a un progetto di inclusione sociale e integrazione per proteggere la biodiversità attraverso la creazione di ortofrutteti solidali insieme ad AzzeroCO2, consentendo di migliorare i rapporti sociali delle persone e di sostenere la biodiversità delle specie.

Inoltre, nel caso delle comunità, innescano meccanismi virtuosi che consentono ai partecipanti di aumentare la propria indipendenza, anche economica, grazie alla vendita dei prodotti coltivati, i cui ricavati permettono di finanziare iniziative volte a migliorare l’inclusione sociale e l’ingresso nel mondo del lavoro.

Tra gli altri benefici offerti da orti e frutteti urbani rientrano anche la riduzione delle emissioni di CO2 e il sostegno di un’economia più sostenibile e a km0.

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ultimo aggiornamento: 20-10-2022


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