Seguici sui social

Lavoro

Felice Squitieri accelera sul Piano Casa: primi cantieri tra gennaio e marzo

Tecnici con caschi bianchi consultano planimetrie davanti a palazzina di edilizia popolare in ristrutturazione
Sopralluogo in un cantiere di riqualificazione di edilizia residenziale pubblica, con tecnici che esaminano i progetti.

Felice Squitieri, commissario straordinario di Governo per il Piano casa 2026, ha annunciato venerdì 17 luglio a Roma, durante la conferenza nazionale degli ordini del Cnappc all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, che i primi cantieri partiranno tra gennaio e marzo del prossimo anno per accelerare il recupero del patrimonio pubblico e dare una risposta all’emergenza abitativa. Davanti alla platea degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, riunita nella Sala Petrassi, Squitieri ha indicato tempi, metodo e obiettivi di una misura che il governo vuole legare non solo all’edilizia, ma alla rigenerazione urbana e alla qualità dei quartieri.

Piano casa 2026, i primi cantieri tra gennaio e marzo

“I primi cantieri del Piano casa partiranno tra gennaio e marzo del prossimo anno. Anche prima di Natale, se sono bravi”, ha detto Squitieri, scegliendo una formula diretta, quasi da cantiere, per fissare l’orizzonte operativo. Il commissario ha poi spiegato che il programma non sarà “soltanto un piano edilizio”, ma una politica nazionale per la casa, pensata per restituire all’abitare il rango di infrastruttura civile e sociale.

Al centro, ha aggiunto, ci saranno il recupero del patrimonio esistente, la disponibilità di abitazioni accessibili e la riqualificazione di quartieri e servizi. “Non semplicemente case, ma luoghi nei quali le persone possano riconoscersi, vivere con dignità e costruire il proprio futuro”, ha affermato Squitieri. Una frase accolta con attenzione dalla platea, composta in larga parte da professionisti abituati a misurare la distanza tra norme, progetti e tempi reali di attuazione.

Ricognizione del patrimonio Erp e bando con Invitalia

A margine dell’incontro, Squitieri ha chiarito i primi passaggi amministrativi. “Il primo atto è già individuato dalla norma: nominerò il subcommissario e tutta la squadra”, ha spiegato. Nel frattempo, ha aggiunto, è già avviata la ricognizione del patrimonio immobiliare Erp, l’Edilizia residenziale pubblica, per capire quali immobili possano essere utilizzati in tempi rapidi per interventi di trasformazione e riqualificazione.

Il lavoro, ha precisato il commissario, si allargherà poi al patrimonio dello Stato, con un obiettivo pratico: individuare edifici disponibili, aree recuperabili, quartieri dove intervenire senza consumare nuovo suolo. In parallelo è aperto il confronto con Invitalia per la stesura del bando e la definizione dei criteri di assegnazione delle risorse. Una prima quota, ha spiegato Squitieri, sarà ripartita tra le Regioni; poi i territori presenteranno le proprie richieste sulla base del fabbisogno di riuso e ristrutturazione del patrimonio pubblico.

La prossima settimana è previsto un passaggio al Ministero dell’Economia e delle Finanze, considerato decisivo per avviare la ricognizione degli immobili statali. “Stiamo già tenendo incontri con le Regioni e con il Mef”, ha confidato Squitieri. Solo allora, con una mappa più chiara dei beni disponibili, il piano potrà entrare nella fase più concreta: quella dei progetti, dei cronoprogrammi, delle responsabilità sui territori.

Gualtieri: Roma deve trasformarsi con più verde e servizi

Alla conferenza è intervenuto anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha ringraziato l’Ordine degli architetti e ha collegato il tema della casa alla fase di trasformazione della Capitale. Roma, ha detto, vive una stagione di investimenti pubblici e privati legati anche al Giubileo e al Pnrr. “Non ci interroghiamo più solo su quanto costruire, ma su come trasformare la città per renderla più verde, vivibile e inclusiva”, ha spiegato.

Il sindaco ha insistito sulla necessità di un confronto con le Soprintendenze di Stato, soprattutto per i progetti in aree monumentali dove, secondo il Campidoglio, le regole attuali rischiano spesso di frenare interventi con più alberature e più verde. “Proteggere il patrimonio storico non significa isolarlo sotto una teca, ma renderlo vivo e fruibile per i cittadini”, ha detto Gualtieri. Il punto, per il Comune, è tenere insieme tutela, transizione ecologica e bisogni sociali.

Gualtieri ha citato anche i concorsi avviati, dal Museo della Scienza al masterplan dell’ex Filanda, e la revisione del Regolamento edilizio e della Carta per la Qualità, riscritti con imprese e ordini professionali. La sfida, ha aggiunto, è portare servizi, verde e social housing fuori dal centro, riducendo divari che nei quartieri romani pesano da decenni. Sullo sfondo c’è anche l’Europa: da relatore al Comitato delle Regioni sulla riforma del codice degli appalti, Gualtieri ha detto di voler superare la logica del massimo ribasso, puntando sulla qualità del risultato.

Panci: architetti al centro della pubblica utilità

L’incontro di Roma ha segnato la prima riunione in presenza della nuova consiliatura del Cnappc. Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale Alessandro Panci, che ha salutato i presenti e ricordato il valore del lavoro collettivo negli studi professionali, citando anche l’architetto Massimo Alvisi, dello studio Alvisi Kirimoto, incaricato della riqualificazione degli spazi aperti e delle aree pubbliche dell’Auditorium.

“La nostra passione, al di là dei singoli nomi, è continuare a migliorare i luoghi in cui viviamo”, ha detto Panci. Il presidente ha indicato nei concorsi di architettura uno strumento da rafforzare, anche nel quadro delle proposte di legge per l’architettura, e ha richiamato tre parole attorno alle quali costruire il lavoro dei prossimi anni: spazio pubblico, bene comune e pubblica utilità.

Per il Consiglio nazionale degli architetti, ha concluso Panci, la qualità degli edifici e degli spazi collettivi non è un tema interno alla professione, ma un servizio ai cittadini. In questa cornice si inserisce anche il debutto pubblico di Squitieri davanti agli architetti italiani. “Non è un caso che sia stato scelto un architetto”, ha ammesso il commissario. “Siamo direttori d’orchestra, capaci di mettere insieme differenze per arrivare a un risultato concreto”.

Change privacy settings
×