Seguici sui social

Lifestyle

Identità di genere nei bambini: la nuova guida dei pediatri accende il dibattito

Pediatra parla con un adolescente e un genitore durante una visita in ambulatorio, con cartella clinica e stetoscopio sul
Un colloquio in ambulatorio pediatrico tra medico, adolescente e genitore richiama il tema dell’ascolto e dell’accoglienza nelle cure.

La Società italiana di Pediatria e l’Associazione culturale pediatri hanno pubblicato a metà giugno in Italia la guida “Oltre lo sguardo” per aiutare i pediatri ad affrontare in ambulatorio identità di genere, orientamento affettivo-sessuale e famiglie omogenitoriali, mentre il tema dei minori con incongruenza di genere resta al centro di un confronto acceso tra medicina, politica e associazioni.

Che cosa contiene la guida “Oltre lo sguardo”

Il documento, intitolato “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente”, è la prima guida pediatrica italiana dedicata in modo organico a questi temi. Non è un protocollo farmacologico, né un manuale per avviare percorsi clinici complessi: nasce, spiegano i promotori, per offrire ai pediatri strumenti concreti di ascolto, relazione e orientamento.

Al centro c’è il linguaggio. Le parole usate in ambulatorio, ricordano Sip e Acp, possono avvicinare una famiglia oppure creare distanza, disagio, chiusura. Per questo la guida insiste su termini rispettosi, domande non giudicanti, attenzione al nome scelto da ragazze e ragazzi, anche quando il contesto familiare è faticoso. Una cura passa anche da lì.

Nella prefazione si legge che molti giovani LGBTQIA+ continuano a incontrare stigma e incomprensioni, talvolta anche nei servizi sanitari. In età evolutiva, viene sottolineato, queste esperienze possono pesare sul benessere psicologico, sull’autostima e sulla fiducia verso adulti e istituzioni. Il pediatra, spesso primo riferimento stabile per la famiglia, può diventare un ponte.

Le polemiche e la replica dei pediatri

La pubblicazione ha provocato la reazione di Pro Vita & Famiglia, che ha lanciato una petizione per chiederne il ritiro. L’associazione contesta l’impostazione della guida e sostiene che gli studi pediatrici rischierebbero di trasformarsi in luoghi di “militanza” sui temi LGBTQIA+. Un’accusa dura, arrivata pochi giorni dopo la diffusione del documento.

Di segno opposto la posizione dei promotori. Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di Pediatria, ha parlato di una “reazione sproporzionata” e ha respinto l’idea di un intento ideologico. “Si tratta semplicemente di una guida, come quelle che la società scientifica realizza su molti altri temi, per aiutare i pediatri ad accogliere e seguire al meglio bambini e famiglie”, ha chiarito.

Agostiniani ha poi aggiunto che la realtà incontrata ogni giorno negli ambulatori è cambiata: ci sono famiglie con storie diverse, comprese quelle omogenitoriali, e bambini o adolescenti che portano domande sulla propria identità. Il punto, secondo la Sip, non è sostituirsi agli specialisti, ma saper ascoltare, riconoscere un disagio e indirizzare, quando serve, verso percorsi multidisciplinari.

Minori, identità di genere e cautele mediche

Il tema diventa più delicato quando riguarda bambini e adolescenti. In diversi Paesi occidentali il dibattito sui percorsi di transizione, sui farmaci che bloccano la pubertà e sul ruolo delle famiglie ha prodotto decisioni politiche e sanitarie molto diverse. Negli Stati Uniti, in particolare, alcuni Stati hanno introdotto norme restrittive sui trattamenti per i minori transgender.

In Texas, il governatore Greg Abbott aveva chiesto al Dipartimento per la famiglia e i servizi di protezione dei minori di verificare se alcune procedure legate alla transizione potessero essere considerate abuso sui minori secondo la legge statale. Una linea che ha alimentato scontri giudiziari e politici, con medici, associazioni e famiglie divisi su diritti, sicurezza e competenze cliniche.

In Europa il confronto è altrettanto complesso. Nel Regno Unito, nel 2024, è stato disposto lo stop a tempo indeterminato alla prescrizione dei cosiddetti bloccanti della pubertà fuori da percorsi di ricerca controllati. In Italia, dal 2025, la somministrazione di questi medicinali ai minori è prevista solo dopo una valutazione di équipe multidisciplinare, con documentazione dei percorsi psicologici o psicoterapeutici già svolti e consenso informato, secondo protocolli definiti dal Ministero della Salute.

Perché il confronto riguarda anche gli ambulatori

Secondo dati citati nel 2022 da Maddalena Mosconi, psicologa responsabile dell’area minori di un centro attivo da anni sull’incongruenza di genere, tra il 2018 e il 2021 i casi seguiti sarebbero aumentati del 315%. “All’inizio venivano due o tre famiglie l’anno”, aveva spiegato, collegando l’aumento anche a maggiore consapevolezza sociale, isolamento durante la pandemia e possibilità, per molti ragazzi, di dare un nome a un disagio prima taciuto.

La guida riporta anche un caso clinico: un’adolescente di 15 anni arriva in pronto soccorso per un trauma alla mano dopo una lite con il padre, contrario alla sua identificazione maschile. La pediatra raccoglie il racconto, parla con la madre, spiega l’importanza dell’accettazione e indica la possibilità di una presa in carico in centri specialistici. Nei mesi successivi resta un riferimento per la famiglia. Poco, forse. Ma in quel momento decisivo.

È qui che, secondo Sip e Acp, si colloca il senso di “Oltre lo sguardo”: non anticipare scelte cliniche né ridurre questioni complesse a formule rapide, ma preparare i pediatri a riconoscere situazioni già presenti nelle famiglie italiane. Ascolto, invio corretto, parole misurate. Perché in ambulatorio, prima ancora delle decisioni mediche, spesso arriva una domanda semplice e difficile: “Mi può aiutare?”.

Change privacy settings
×