Dal 27 ottobre 2026, Sant’Ivo alla Sapienza torna accessibile al pubblico dopo dieci anni di chiusura: un ritorno atteso per uno degli edifici più straordinari del Barocco romano, firmato da Francesco Borromini nel cuore di Roma. La riapertura non è soltanto un evento culturale: è la restituzione alla città di un’opera che, per un decennio, ha potuto essere ammirata solo dall’esterno o nei libri di storia dell’architettura.
Dieci anni di assenza, poi la luce torna dentro
Chiusa da un decennio, Sant’Ivo alla Sapienza ha riaperto i battenti il 27 ottobre 2026 grazie a una collaborazione tra tre soggetti: l’Archivio di Stato di Roma, la Diocesi di Roma e il Touring Club Italiano. Non si tratta di una riapertura occasionale o legata a un evento temporaneo: i volontari del Touring Club garantiranno un’apertura continuativa dal lunedì al venerdì, rendendo la chiesa finalmente fruibile in modo stabile.
Per i romani e per i visitatori stranieri che negli anni si erano trovati davanti al cancello chiuso del cortile della Sapienza, è una notizia concreta. Adesso si può entrare.
Cosa ha rivelato il restauro: le mille sfumature del bianco
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi durante i lavori riguarda la superficie interna della chiesa. Il restauro ha portato alla luce molteplici sfumature di bianco che caratterizzano gli interni: non un bianco uniforme e piatto, ma una varietà di tonalità che modifica la percezione dello spazio a seconda della luce e del punto di osservazione.
È un dettaglio che cambia il modo in cui si legge l’opera di Borromini. Quello che poteva sembrare un interno sobrio, quasi austero nella sua monocromia, si rivela invece un gioco sofisticato di superfici e gradazioni. Il restauro, in questo senso, non ha soltanto conservato: ha anche svelato.
La lanterna spiralata che corona l’edificio — uno degli elementi più riconoscibili del profilo romano, visibile dall’esterno già prima di entrare — rimane il simbolo più immediato del genio borrominiano: una forma che non ha precedenti nell’architettura europea del Seicento e che ancora oggi sorprende chi la vede per la prima volta.
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Borromini e Sant’Ivo alla Sapienza: perché conta ancora

Francesco Borromini progettò Sant’Ivo alla Sapienza come chiesa dell’antica università di Roma, la Sapienza appunto. Morì nel 1667, lasciando un’eredità architettonica che ha continuato a influenzare generazioni di progettisti. La chiesa è considerata uno dei capolavori assoluti del Barocco romano: un edificio in cui la pianta, le pareti, la cupola e la lanterna dialogano in modo che ancora oggi gli storici dell’architettura faticano a descrivere senza ricorrere a superlativi.
Quello che Borromini realizzò qui non era semplicemente uno spazio sacro funzionale. Era una ricerca formale spinta all’estremo, in cui le superfici concave e convesse si alternano creando un ritmo che non lascia il visitatore fermo in nessun punto. L’occhio viene continuamente guidato verso l’alto, verso la lanterna spiralata, verso la luce.
Per decenni, l’accesso irregolare o la chiusura prolungata hanno reso questo edificio noto più per la sua reputazione che per l’esperienza diretta. La riapertura del 27 ottobre cambia questa condizione in modo strutturale.
Come visitarla adesso
La gestione dell’apertura è affidata ai volontari del Touring Club Italiano, che assicurano la presenza continuativa dal lunedì al venerdì. La chiesa si trova all’interno del complesso della Sapienza, nel centro storico di Roma.
Per chi vuole approfondire prima della visita, il sito del Touring Club Italiano raccoglie le informazioni aggiornate sull’iniziativa Aperti per Voi, il programma che ha reso possibile questa e altre riaperture di siti culturali italiani grazie al volontariato.
Il modello è interessante anche al di là della singola chiesa: dimostra che la collaborazione tra archivi statali, istituzioni religiose e associazioni culturali può produrre risultati concreti laddove le risorse pubbliche da sole non bastano. Sant’Ivo alla Sapienza ne è un esempio riuscito, e la continuità dell’apertura — non un evento straordinario ma una presenza ordinaria — è forse la parte più significativa dell’annuncio.
Dopo dieci anni, chi vuole stare sotto la lanterna di Borromini e guardare in su non deve più aspettare un’occasione speciale. Può semplicemente presentarsi, dal lunedì al venerdì, e entrare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








