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Alta Langa nel mirino: rubate 3mila bottiglie dalle cantine Banfi

Pallet vuoti e casse in un magazzino di cantina, con alcune bottiglie di spumante rimaste in una cassa
Pallet vuoti in cantina e controlli del personale dopo il furto di bottiglie di spumante di pregio.

Nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 giugno, a Strevi, in provincia di Alessandria, ignoti hanno rubato dalla cantina piemontese di Banfi oltre 3mila bottiglie di Alta Langa Docg, scegliendo etichette di pregio per un danno stimato in centinaia di migliaia di euro, secondo quanto riferito dall’azienda, che ora chiede collaborazione per rintracciare la merce sottratta.

Furto nella cantina Banfi di Strevi: spariti bancali di Alta Langa Docg

Il colpo è avvenuto nei locali della cantina di Strevi, nel cuore del Piemonte vitivinicolo, dove Banfi produce le sue bollicine metodo classico. Non si sarebbe trattato, in base alle prime ricostruzioni, di un furto casuale: i ladri avrebbero portato via interi bancali, caricando le bottiglie con modalità che fanno pensare a un’azione preparata.

Dalla cantina sono sparite più di 3mila bottiglie di Alta Langa Docg, una delle denominazioni piemontesi più cresciute negli ultimi anni. Il valore commerciale, spiegano fonti aziendali, arriva a centinaia di migliaia di euro. Un danno economico rilevante, certo, ma anche un problema di reputazione e tracciabilità, perché le bottiglie potrebbero finire su canali di vendita paralleli.

Banfi è un nome noto soprattutto per il Brunello di Montalcino, che l’azienda ha contribuito a portare sui mercati internazionali dagli anni Ottanta. In Piemonte, però, la società ha investito da tempo sull’Alta Langa, puntando su produzioni di fascia alta e lunghe permanenze sui lieviti. Proprio quelle, a quanto pare, sono finite nel mirino.

Le bottiglie scelte dai ladri: Cuvée Aurora, Rosé e Riserva 100 Mesi

«Il furto di interi bancali lascia intendere che i ladri sapessero esattamente come muoversi», hanno spiegato dall’azienda Banfi, ricostruendo quanto accaduto dopo i primi controlli in cantina. Non sono state prelevate bottiglie a caso, né prodotti generici: chi ha agito avrebbe selezionato con attenzione alcune referenze tra le più riconoscibili.

Tra le etichette sottratte figurano Cuvée Aurora, Cuvée Aurora Rosé e Riserva 100 Mesi, bottiglie che sul mercato hanno una collocazione precisa e un pubblico di appassionati, ristoratori e operatori specializzati. Un dettaglio, questo, che gli investigatori potranno valutare anche per capire se il furto sia stato commissionato o se la merce fosse destinata a una rivendita rapida.

Il punto delicato è proprio la possibile circolazione delle bottiglie. Prodotti di questo tipo, se proposti a prezzi anomali o fuori dai canali abituali, possono attirare l’attenzione di enoteche, ristoranti e collezionisti. E in quel momento, anche una segnalazione apparentemente marginale può diventare utile.

L’appello dell’azienda: “Segnalate canali di vendita insoliti”

Il presidente di Banfi, Rodolfo Maralli, ha spiegato che l’azienda ha deciso di rendere pubblica la notizia per chiedere il contributo di clienti, operatori e cittadini. «Da anni investiamo in sistemi di rintracciabilità dei nostri prodotti — ha detto — e, in particolare, delle etichette di punta come l’Alta Langa».

Le bottiglie rubate, ha aggiunto Maralli, sono identificabili e potenzialmente rintracciabili lungo la filiera. Questo elemento potrebbe avere un peso nelle indagini, perché rende più complessa l’eventuale commercializzazione della merce. Non impossibile, certo. Ma più rischiosa per chi dovesse provare a piazzarla.

L’azienda invita quindi a prestare attenzione a offerte sospette, forniture non riconducibili ai canali ufficiali o comparsa delle bottiglie in contesti insoliti. «Qualora dovessero emergere anomalie — ha spiegato ancora il presidente — chiediamo di segnalarle alle autorità competenti o direttamente all’azienda». Una richiesta rivolta soprattutto a chi il vino lo compra, lo vende, lo serve. Ogni dettaglio, in casi simili, può servire a ricostruire il percorso della refurtiva.

Alta Langa, la denominazione che cresce mentre il vino rallenta

Il furto arriva in una fase complessa per il vino italiano, alle prese con consumi in calo e mercati più selettivi. In questo quadro, l’Alta Langa Docg rappresenta una delle eccezioni più osservate: uno spumante metodo classico piemontese che negli ultimi anni ha costruito una presenza solida, sia in Italia sia all’estero.

La storia della denominazione affonda le radici nelle sperimentazioni avviate a metà Ottocento da Carlo Gancia, ma il riconoscimento moderno è arrivato molto più tardi. La Doc è stata ottenuta nel 2002, la Docg nel 2011. Alla prima vinificazione, nel 1996, i produttori erano appena sette; oggi sono circa cento, di cui una novantina riuniti nel Consorzio di tutela.

Gli ettari vitati sono circa 490 e nel 2024 la produzione ha superato quota 2 milioni di bottiglie. Negli ultimi dieci anni, secondo i dati del settore, l’Alta Langa Docg è cresciuta a un ritmo vicino al 10% annuo. Numeri che spiegano perché queste bottiglie siano diventate appetibili non solo per il mercato regolare, ma anche per chi cerca merce di valore da immettere nei circuiti illegali. A Strevi, nella notte, qualcuno ha puntato proprio lì.

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