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Caldo estremo, la tassa invisibile che può costare 12 miliardi

Strada cittadina assolata con tavolini vuoti, negozi chiusi e unità di condizionatore; uomo con ventilatore in porta
Una strada quasi deserta nelle ore più calde, tra tavolini vuoti e condizionatori accesi: l’impatto economico del caldo estremo.

Confesercenti ha lanciato oggi, 18 luglio 2026, a Roma, un allarme sull’impatto del caldo estremo sull’economia italiana, stimando costi annuali tra 6 e 12 miliardi di euro per imprese, famiglie e consumi a causa di energia più cara, minore produttività e investimenti ormai necessari. Il messaggio, contenuto in un approfondimento dell’ufficio economico dell’associazione, è netto: le alte temperature non sono più solo un disagio stagionale, ma una voce stabile nei bilanci di negozi, bar, cantieri e famiglie. «Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica», ha detto il presidente Nico Gronchi, chiedendo interventi strutturali e non risposte lasciate ai singoli.

Caldo estremo, la stima di Confesercenti sui costi per l’economia

Secondo Confesercenti, convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull’economia nazionale per una cifra compresa tra 6 e 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil. Una forchetta ampia, ma costruita — spiega l’associazione — tenendo insieme più voci: bollette, lavori sugli immobili, calo della resa nei luoghi di lavoro e perdite di fatturato nei settori più esposti. Non è una previsione astratta. È una fotografia di ciò che, estate dopo estate, sta entrando nella gestione ordinaria delle imprese.

La parte più consistente riguarda gli investimenti obbligati: climatizzatori più efficienti, fotovoltaico, schermature solari, interventi di riqualificazione energetica. Per Confesercenti valgono tra 2 e 4 miliardi di euro. Seguono i maggiori costi dell’energia, stimati tra 2 e 3 miliardi, perché negozi, uffici e abitazioni devono raffrescare più a lungo, spesso già da giugno e fino a settembre inoltrato. «Non è una sfida che si vince lasciando il problema all’iniziativa delle singole famiglie e imprese», ha spiegato Gronchi. Servono, ha aggiunto, «interventi strutturali».

Bollette, condizionatori e famiglie: il peso della nuova tassa climatica

Per le famiglie, la climatizzazione estiva vale oggi in media circa 150 euro l’anno, ma secondo le stime citate da Confesercenti potrebbe arrivare fino a 400 euro nel giro di pochi anni. Alla bolletta si aggiungono l’acquisto o la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo d’acqua e le spese sanitarie legate allo stress termico, soprattutto per anziani e persone fragili. Una coppia di pensionati in un appartamento esposto a sud, per fare un esempio concreto, non può più limitarsi a “tenere le finestre chiuse”: nelle ore centrali della giornata, il raffrescamento diventa una necessità.

La stessa dinamica tocca le imprese di piccole dimensioni. Un bar o un negozio di vicinato che oggi sostiene circa 3.000 euro l’anno per raffrescare i locali, avverte l’associazione, potrebbe arrivare in breve tempo a 5.000-6.000 euro. E lì il problema non è solo la bolletta di luglio. C’è il costo iniziale degli impianti, la manutenzione, l’adeguamento dei locali, magari in un centro storico dove i vincoli edilizi complicano tutto. Per molte microimprese, osserva Confesercenti, questi investimenti diventano un ostacolo di capitale: necessari, ma difficili da sostenere.

Produttività in calo sopra i 35 gradi: edilizia, agricoltura e logistica in prima linea

Il caldo intenso incide anche sulla produttività del lavoro, con un costo stimato tra 1,5 e 3 miliardi di euro. Sopra i 35 gradi stabili, ricorda Confesercenti, la resa cala: aumentano errori, pause, assenze per malattia, mentre diminuisce la capacità di sostenere sforzi fisici prolungati. Nei cantieri, nei campi, nei magazzini o nelle consegne urbane, il problema si vede presto. Alle 13, con l’asfalto rovente e i furgoni fermi in doppia fila, i tempi si allungano. E il lavoro cambia ritmo.

I comparti più esposti sono edilizia, agricoltura, logistica, commercio ambulante e manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all’aperto. Mercati rionali, dehors, chioschi, stabilimenti, servizi di trasporto: tutti devono fare i conti con turni modificati, spese aggiuntive e ore meno produttive. Se le giornate ad alto stress termico continueranno ad aumentare, avverte l’associazione, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno. Non tutte recuperabili. E non senza costi.

Commercio e consumi cambiano: strade vuote nelle ore centrali, più acquisti online

Il caldo estremo modifica anche i consumi e pesa sul commercio, con perdite di fatturato stimate tra 1 e 2 miliardi di euro nei settori più vulnerabili. Nelle ore centrali, le alte temperature svuotano le strade: i clienti rinviano gli acquisti, cercano ambienti climatizzati o scelgono le piattaforme online. A guadagnare terreno sono i grandi contenitori commerciali con aria condizionata. A perdere, spesso, sono i negozi dei centri storici, i mercati e gli esercizi di prossimità, già sotto pressione per e-commerce e cambiamento delle abitudini di spesa.

Cambiano anche le scelte nei negozi e nei ristoranti. Nel commercio moda, segnala Confesercenti, si riducono gli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde più brevi e da un calendario degli acquisti meno prevedibile. Nella ristorazione, invece, i dehors perdono attrattività nelle giornate più calde: il tavolino all’aperto, un tempo valore aggiunto, può diventare un problema tra mezzogiorno e metà pomeriggio. «Il caldo incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche», ha ammesso Gronchi. Una variabile economica ormai stabile, non più un episodio d’estate.

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