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Francia, l’inflazione rallenta a giugno e scende all’1,8% su base annua

Uomo fa rifornimento a un’auto a una pompa di benzina in una strada cittadina con palazzi sullo sfondo
Un automobilista fa rifornimento in città, immagine legata al rallentamento dell’inflazione in Francia trainato dal calo dell’energia.

L’inflazione in Francia è scesa a giugno all’1,8% su base annua, contro il 2,4% di maggio, secondo la stima preliminare diffusa oggi dall’Insee a Parigi, per effetto soprattutto del rallentamento dei prezzi dell’energia e, in misura più contenuta, di servizi e alimentari.

Inflazione Francia, il dato di giugno scende all’1,8%

Il raffreddamento dei prezzi al consumo segna una frenata netta per l’economia francese, dopo il rialzo registrato nel mese precedente. L’Insee, l’istituto nazionale di statistica, ha indicato che a giugno l’aumento annuo si è fermato all’1,8%, una variazione che riporta l’indice sotto la soglia del 2% e che sarà confermata — o rivista — nella pubblicazione definitiva attesa a metà luglio.

Il dato, diffuso nella mattinata, arriva in una fase in cui governi e banche centrali europee osservano con attenzione ogni movimento dei prezzi, anche quelli minimi. In Francia, dove il costo della vita resta un tema politico sensibile, il rallentamento viene letto come un segnale di distensione per famiglie e imprese, anche se i livelli dei prezzi restano più alti rispetto al periodo precedente alla fiammata inflazionistica degli ultimi anni. Non un ritorno al passato, dunque. Piuttosto, una fase di minore pressione.

Energia e petrolio pesano sul rallentamento dei prezzi

Secondo l’Insee, l’attenuazione dell’inflazione francese è dovuta in primo luogo a «un forte rallentamento dei prezzi dell’energia, in particolare dei prodotti petroliferi». Il riferimento, nella nota dell’istituto, è anche all’annuncio del 17 giugno di un accordo di pace in Medio Oriente, che avrebbe contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici e sulle quotazioni legate al petrolio.

Il canale energetico resta uno dei più rapidi nel trasmettere oscillazioni all’indice dei prezzi: carburanti, riscaldamento, trasporti e costi indiretti lungo la filiera incidono con tempi spesso brevi sui bilanci delle famiglie. Quando benzina e gasolio rallentano, l’effetto si vede prima alle pompe e poi, con più lentezza, su alcune componenti della spesa quotidiana. È accaduto anche questa volta, almeno secondo la lettura preliminare dell’istituto statistico francese.

Servizi e alimentari, una frenata più graduale

Accanto all’energia, l’Insee segnala anche un rallentamento dei prezzi dei servizi e dei prodotti alimentari, due voci che negli ultimi mesi erano rimaste sotto osservazione per la loro incidenza sui consumi ordinari. La dinamica, stando alle prime stime, appare meno brusca rispetto a quella dell’energia, ma contribuisce comunque al calo complessivo dell’indice.

Per le famiglie francesi, il carrello della spesa resta uno dei punti più sensibili. Pane, latticini, carne, frutta e prodotti confezionati sono diventati negli ultimi anni il termometro più immediato dell’inflazione percepita, quella che si misura al supermercato e non nelle tabelle statistiche. «Si guarda lo scontrino, più che la percentuale», confidano spesso i consumatori nelle rilevazioni di associazioni e osservatori economici. Ed è lì, in quel passaggio quotidiano, che il rallentamento dovrà essere davvero misurato.

Anche i servizi, dai trasporti alla ristorazione fino alle attività legate al tempo libero, si muovono con tempi diversi rispetto all’energia. I contratti, il costo del lavoro e gli affitti rendono questa componente più rigida. Per questo una frenata, quando arriva, tende a essere più lenta e meno visibile nell’immediato.

Stima preliminare, conferma attesa a metà luglio

La lettura diffusa oggi dall’Insee è una stima preliminare e dovrà essere confermata a metà luglio, quando saranno pubblicati i dati definitivi sull’andamento dei prezzi al consumo in Francia. L’eventuale revisione potrà precisare il contributo delle singole componenti, dall’energia agli alimentari, e chiarire quanto la discesa sia legata a fattori temporanei o a una tendenza più stabile.

Il dato francese si inserisce nel quadro più ampio dell’inflazione nell’area euro, osservata da vicino dalla Banca centrale europea dopo il ciclo di rialzi dei tassi avviato per contenere la crescita dei prezzi. Una discesa sotto il 2% in una delle principali economie dell’Unione è un segnale rilevante, ma non basta da sola a definire la traiettoria dei prossimi mesi. Pesano ancora l’energia, le tensioni internazionali e la tenuta dei consumi interni.

Per Parigi, intanto, la frenata di giugno offre un margine di respiro. Limitato, ma concreto. Le prossime settimane diranno se si tratta di un alleggerimento legato al calo dei prodotti petroliferi o dell’avvio di una fase più ordinata per i prezzi. Solo allora il dato dell’1,8% potrà essere letto con maggiore sicurezza.

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