La crisi energetica e i rincari delle bollette fanno tornare in auge la discussione sull’idroelettrico: un affare per chi la produce, meno per sindaci e cittadini delle comunità montane.

L’idroelettrico, la produzione elettrica dall’acqua che scende dai monti, è una fonte di energia pulita fondamentale per il mix energetico del futuro. Tuttavia nel primo bimestre del 2022, segnato dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni europee alla Russia e soprattutto dal forte periodo di siccità, l’idroelettrico è crollato: il suo apporto alla domanda elettrica italiana da rinnovabili fa segnare un preoccupante -51,3% rispetto a un anno fa.

Idroelettrico in Italia: un affare da 10 miliardi

La situazione energetica italiana è allarmante. Senza stoccaggi di gas il Paese si ferma e l’idroelettrico è in ginocchio a causa della siccità. Nelle aree da Novara fino al Cuneese si sono registrati meno di 20 millimetri di precipitazioni negli ultimi tre mesi, mentre il fiume Po è ai livelli minimi dal 1972. L’ultima pioggia significativa si è verificata l’8 dicembre scorso. Le perturbazioni sono sempre più rare, non ci sono state forti nevicate in montagna e a risentirne sono proprio le riserve idriche.

Il comparto italiano dell’idroelettrico – un settore che produce 45-50 TWh di produzione annua di elettricità, pari al 17% complessivo – ammonta ad un fatturato annuale di 10 miliardi di euro, poco più di mezzo punto percentuale di Pil. La dipendenza energetica ha fatto tornare in auge questa rinnovabile, tanto che Edison ha lanciato una campagna di crowdfunding per aprire una nuova centrale a Quassolo.

Ma analizzando i numeri, si nota che l’idroelettrico avvantaggia soltanto le aziende (prevalentemente private) che la producono e non i consumatori che dovrebbero trarne giovamento. Stando alle cifre riportare dagli esperti Ezio Roppolo e Mario Agostinelli sul Fatto Quotidiano, il monopolio di Terna sull’energia idroelettrica costa 2,6 centesimi di euro di tasse e 5,6 centesimi per ogni KWh consumato tra trasporto e oneri di sistema.

Una centralina idroelettrica
Una centralina idroelettrica

Il costo effettivo della produzione, secondo il rapporto della International Energy Agency, è di 5 centesimi di €/KWh. Terna assorbe il 28% del totale (5,6 euro) nella gestione della rete e il fisco un altro 30% in tasse. L’utile è altissimo, pari al 42%. Il prezzo a 40 centesimi penalizza soprattutto le popolazioni dei comuni montani, costrette a pagare la stessa cifra di quelle urbane per una forma d’energia che per loro dovrebbe essere a chilometro zero. Alla fine del 2018 gli impianti italiani alimentati ad acqua sono 4.331. La stragrande maggioranza si trova al Nord: in Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia, a Trento e Bolzano, in Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ad incidere negativamente su una risorsa energetica essenziale perché potenzialmente flessibile, efficiente e di lunga durata, sono la scarsa manutenzione sulla rete (per almeno 50 anni non si sono effettuati i dragaggi di laghi e dighe previsti dalle concessioni) e l’impatto ambientale. Le centrali idroelettriche tolgono acqua ai corsi di montagna e non è detto che non producano anidride carbonica. Uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology prova che le emissioni di gas serra dell’idroelettrico, dovute alla fermentazione dei sedimenti presenti nelle acque del bacino che rilasciano metano nell’atmosfera, a lungo termine possono essere pari a quelle delle strutture a combustibili fossili.

Le comunità montane contro l’espansione dell’idroelettrico

Le amministrazioni delle comunità montane del bellunese sono già sul piede di guerra: non vogliono svendere il loro territorio per bollette più leggere. Il comune di Seren del Grappa ha detto di no alla proposta di costruzione di una centralina sullo Stizzon. Camillo De Pellegrin, il sindaco di Val di Zoldo, è pronto a una battaglia in tribunale se verranno proposti altri impianti sul suo territorio.

Quando si parla di idroelettrico – spiega De Pellegrin al Gazzettino – ci deve essere sempre un’attenzione verso i territori di montagna, io parlo per il mio ma anche per tutti quelli che hanno un patrimonio ambientale di valore. Questo dico, quando vedo la convinzione con la quale la politica vuole andare verso le rinnovabili: non si devono perdere di vista aspetti fondamentali, della preservazione del patrimonio ambientale sul quale basiamo il nostro futuro e la nostra economia”.

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ultimo aggiornamento: 02-04-2022


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