Mario Calabresi, giornalista ed ex direttore di Repubblica e La Stampa, ha detto nella serata di mercoledì alla Festa dell’Unità Milano Sud-Est, a Milano, di stare valutando una possibile candidatura a sindaco alle prossime elezioni amministrative, perché — ha spiegato — gli “piacerebbe fare la sua parte” per la città.
Calabresi e l’ipotesi candidatura a Milano
La frase è arrivata durante un dibattito pubblico alla Festa dell’Unità Milano Sud-Est, davanti a una platea attenta e piuttosto curiosa di capire se il nome di Mario Calabresi possa entrare davvero nel campo del centrosinistra per il dopo Beppe Sala. A sollecitarlo è stata la giornalista Francesca Martelli, che gli ha chiesto in modo diretto se stesse pensando a una corsa per Palazzo Marino.
“Candidarmi? Tanta gente me lo chiede per strada”, ha risposto Calabresi, scegliendo parole prudenti ma non evasive. Poi l’apertura: “Io rispondo che sì, ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo”. Una dichiarazione che, nel clima politico milanese di queste settimane, pesa più di una semplice battuta da palco. Non è un annuncio, certo. Ma nemmeno una smentita.
Il nodo del percorso nel centrosinistra
Calabresi ha però chiarito che ogni decisione dipenderà dal percorso politico che verrà definito nei prossimi mesi, a partire dall’eventuale ricorso alle primarie. “C’è un percorso che non è delineato, sul come ci si arriverà, se ci saranno o meno le primarie”, ha spiegato, lasciando intendere che il quadro sarà più chiaro solo dopo la pausa estiva.
Il giornalista ha aggiunto di essere in “rispettosa attesa” delle scelte che matureranno dentro il campo progressista. “Tutto questo lo capiremo dopo l’estate”, ha detto ancora, precisando di voler attendere “che tipo di percorso verrà deciso e se ci sarà la possibilità”. Parole misurate, da chi conosce il peso pubblico di un passaggio simile. E anche i rischi di bruciare i tempi.
Milano verso le amministrative
Il tema della successione alla guida di Milano è già entrato nel confronto politico cittadino, anche se le prossime amministrative non sono ancora formalmente entrate nella fase calda. Il centrosinistra dovrà decidere se puntare su un profilo politico interno, su una figura civica o su un nome capace di parlare a mondi diversi: cultura, impresa, associazionismo, quartieri.
In questo scenario, il nome di Mario Calabresi circola da tempo nei ragionamenti informali di una parte dell’area progressista milanese. Nato a Milano nel 1970, figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972, ha diretto quotidiani nazionali e negli ultimi anni ha sviluppato progetti editoriali e narrativi legati anche alla memoria pubblica, alla società civile e ai cambiamenti del Paese. Proprio questa biografia, fuori dai percorsi tradizionali di partito, viene letta da alcuni come un possibile punto di forza. Da altri, invece, come un’incognita da verificare sul terreno della politica amministrativa.
La prudenza del giornalista e l’attesa dopo l’estate
Sul palco della Festa dell’Unità, Calabresi non ha cercato toni da investitura. Ha preferito restare su un registro personale, quasi colloquiale, raccontando le domande ricevute “per strada” e il legame con Milano, città alla quale ha detto di tenere. Un modo per non chiudere la porta, ma anche per non oltrepassarla prima che il quadro sia definito.
Ora il passaggio decisivo riguarda il centrosinistra milanese: capire se ci saranno primarie, quali regole verranno scelte e quali candidature saranno davvero in campo. Solo allora, ha lasciato intendere Calabresi, potrà arrivare una decisione. Per il momento resta una disponibilità ragionata, non ancora una candidatura. Ma nel dibattito su Palazzo Marino, da ieri sera, il suo nome è qualcosa di più di una voce.








