Il 44% degli italiani chiede al governo di accelerare su rinnovabili, accumuli e reti per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e alleggerire le bollette: è il dato centrale del sondaggio Ipsos “Rigenerare il futuro”, realizzato per la XIII edizione dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare di Legambiente, Kyoto Club e Nuova Ecologia, presentato oggi a Roma.
Rinnovabili, il sondaggio Ipsos: il 69% favorevole agli impianti vicino casa
La richiesta più netta, nel campione intervistato da Ipsos, riguarda la spinta alle fonti pulite. Il 44% dei cittadini indica come priorità l’incentivo alla produzione e all’uso di energia da rinnovabili, una risposta che incrocia più preoccupazioni: il costo della bolletta, la dipendenza da petrolio e gas importati, ma anche la cosiddetta cooling poverty, cioè la difficoltà di proteggersi dal caldo nelle abitazioni meno efficienti.
Il dato che colpisce, però, è un altro. Il 69% degli intervistati si dichiara favorevole ad avere impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze: il 38% li accetterebbe entro 10 chilometri da casa, mentre il 31% entro 50 chilometri. Non una adesione astratta, dunque, ma una disponibilità misurata sul territorio, lì dove spesso nascono resistenze, comitati, ricorsi. In parallelo, il 35% del campione chiede alle amministrazioni locali di snellire i processi autorizzativi, considerati uno dei passaggi decisivi per sbloccare nuovi impianti.
Fossili e nucleare, la distanza dalle priorità immediate
Sul fronte della politica energetica, il sondaggio registra una valutazione severa verso la dipendenza dalle fonti fossili. Per il 65% degli intervistati, l’Italia paga ancora il peso di un sistema troppo legato a petrolio, gas e combustibili importati, con effetti diretti sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Un giudizio che arriva in una fase segnata da tensioni geopolitiche, guerre e volatilità dei mercati energetici.
Più articolata la posizione sul nucleare. Oltre il 50% del campione ritiene che l’atomo non possa produrre benefici immediati, ma solo nel lungo periodo, tra 10 e 20 anni, senza quindi rispondere alle urgenze di famiglie e imprese. La maggioranza, inoltre, non vuole centrali vicino casa: il 32% dice di non volerle affatto, mentre il 34% le accetterebbe solo oltre 100 chilometri di distanza. Un segnale politico chiaro, anche se non uniforme. E non privo di sfumature.
Economia circolare, cresce la conoscenza ma resta il nodo dei rifiuti urbani
Il sondaggio presentato all’Ecoforum fotografa anche un aumento della consapevolezza sull’economia circolare. La quota di cittadini che dichiara di conoscerla passa dal 70% dello scorso anno al 78% attuale. Per il 45% degli intervistati, inoltre, l’Italia dovrebbe valorizzare il proprio primato europeo nel riciclo dei rifiuti totali, urbani e speciali, pari al 92,6%.
Legambiente, però, invita a non fermarsi al dato generale. L’associazione ricorda che il Paese è ancora distante dal target europeo del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035, un ritardo che si traduce — denuncia l’organizzazione — in minore disponibilità di materiali per gli impianti e in un recupero non adeguato di materie prime critiche. “In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, l’Italia deve puntare su “innovazione, fonti pulite ed economia circolare” per ridurre la dipendenza dall’estero.
Ciafani ha parlato di una “maggioranza silenziosa” favorevole a rinnovabili e circolarità, chiedendo alle istituzioni di non farsi condizionare dagli slogan contrari agli impianti. Tra le proposte indicate da Legambiente c’è anche l’istituzione di una unità di missione presso la Presidenza del Consiglio per aumentare l’approvvigionamento di materie prime critiche dal riciclo dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Oli minerali usati, l’82% vede benefici nella rigenerazione
Un capitolo specifico del sondaggio, commissionato da Legambiente e Conou, riguarda la gestione dell’olio minerale esausto. L’82% degli intervistati considera importanti e vantaggiosi la raccolta e la rigenerazione dell’olio usato. Quasi un cittadino su due indica come beneficio principale la riduzione dell’inquinamento, mentre il 22% richiama il risparmio di petrolio e materie prime.
Sul punto è intervenuto Riccardo Piunti, presidente del Conou, ricordando il ruolo del sistema consortile italiano. “Gli italiani non immaginano che il loro Paese sia di gran lunga più avanzato nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti”, ha detto, spiegando che questo risultato dipende da un modello non affidato solo al mercato, ma a un consorzio senza fini di lucro. Una filiera meno visibile di altre, ma centrale nella partita della circolarità.
A difesa del Green Deal europeo è arrivato anche il commento di Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club. Attaccarlo come causa delle crisi economiche e sociali, ha spiegato, significa ignorarne la funzione di politica industriale. Per un Paese povero di materie prime come l’Italia, ha aggiunto, la strada dell’uso efficiente delle risorse resta una leva per tutelare imprese, occupazione e competitività.








