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Sostenibilità

Energia, Urso rilancia sull’Ets: domani la Ue presenta la revisione

Relatore a un podio davanti a una platea, con schermo che mostra impianto industriale e pale eoliche
Un intervento in conferenza richiama il confronto tra competitività industriale e regole climatiche nella revisione dell’ETS.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha difeso oggi, all’assemblea Federchimica-Assogasliquidi, la linea italiana sulla transizione ecologica in vista della proposta della Commissione europea sulla revisione della direttiva ETS, attesa per domani, sostenendo che gli obiettivi climatici non possono mettere a rischio competitività industriale e sicurezza economica.

Urso all’assemblea Federchimica-Assogasliquidi: “Serve pragmatismo sulla transizione”

Davanti alla platea delle imprese chimiche e del comparto dei gas liquefatti, Urso ha scelto un tono diretto, quasi da confronto operativo. “L’Italia sta promuovendo un approccio fortemente pragmatico”, ha detto il ministro, spiegando che la decarbonizzazione va perseguita senza indebolire il tessuto produttivo, già alle prese con costi energetici, concorrenza internazionale e nuove regole europee.

Il passaggio arriva alla vigilia di un dossier atteso a Bruxelles: la proposta della Commissione Ue per rivedere la direttiva ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Secondo quanto riferito da Urso, il testo “ci è stato assicurato sarà presentato domani”. Una scadenza che, per molte imprese, non è solo tecnica. Riguarda investimenti, prezzi, filiere.

Il ministro ha insistito su un principio che il governo porta avanti da mesi nei tavoli europei: la transizione climatica non deve trasformarsi in un aggravio tale da ridurre la capacità produttiva dell’industria italiana. Non uno stop agli obiettivi ambientali, ha lasciato intendere, ma una correzione del metodo. Tempi più sostenibili. Strumenti diversi. Meno rigidità.

ETS2, il nodo dei costi per imprese e famiglie

Uno dei punti più sensibili resta l’ETS2, il nuovo sistema che estenderà il prezzo della CO2 ai carburanti per il trasporto stradale e al riscaldamento degli edifici. Una misura pensata per tagliare le emissioni, ma guardata con cautela dalle aziende e da una parte dei governi europei per il possibile impatto sui costi finali.

“Conosciamo bene le preoccupazioni delle imprese rispetto all’impatto dell’ETS2”, ha ammesso Urso, ricordando che un primo risultato è già arrivato con lo slittamento dell’entrata in vigore al 2028. Il rinvio, ha spiegato, è stato sancito nella revisione della legge europea sul clima. Non basta, però, a chi teme nuovi rincari lungo la filiera.

Per il governo italiano, il tema è anche sociale. Se il prezzo delle emissioni si trasferisce sui carburanti o sulle bollette, l’effetto può arrivare rapidamente a famiglie e piccole imprese. Ed è qui che la posizione di Roma diventa più netta: nessuna misura ambientale, secondo il ministero, può prescindere dalla tenuta economica dei settori coinvolti. “Competitività” e “sicurezza economica”, nel lessico usato da Urso, sono le due parole chiave.

Biocarburanti, la battaglia italiana entra nel confronto europeo

Il ministro ha poi rivendicato la linea italiana sui biocarburanti, tema che negli ultimi anni ha diviso l’Unione europea soprattutto nel dibattito sul futuro dell’auto. “Quando abbiamo iniziato questa battaglia le nostre posizioni apparivano scomode”, ha ricordato Urso, facendo riferimento alla fase in cui molti Paesi puntavano quasi solo sull’elettrico per ridurre le emissioni del trasporto.

Secondo il titolare del Mimit, quel quadro ora è cambiato. Urso ha citato il vicepresidente esecutivo della Commissione, Stéphane Séjourné, sostenendo che avrebbe riconosciuto “l’intuizione che l’Italia ha avuto sui biocarburanti come strumento per la decarbonizzazione del settore auto”. Un passaggio politico, più che tecnico, perché segnala un’apertura nel confronto europeo sulle tecnologie alternative.

La posizione italiana resta quella della neutralità tecnologica: non scegliere per legge una sola soluzione, ma consentire a più tecnologie di contribuire al taglio delle emissioni. In questa impostazione rientrano i biocarburanti, accanto all’elettrico e ad altri strumenti di riduzione della CO2. Una linea sostenuta anche da diverse filiere industriali, che chiedono tempi certi e regole compatibili con gli investimenti già avviati.

Industria e clima, il governo cerca spazio nella nuova agenda Ue

Il confronto sulla revisione dell’ETS si inserisce in una fase delicata per la politica industriale europea. Da un lato l’Unione punta a mantenere gli obiettivi climatici, dall’altro cresce la pressione dei Paesi membri per evitare che la transizione penalizzi la produzione interna rispetto a Stati Uniti e Asia. Il tema, ormai, non è più confinato ai ministeri dell’Ambiente.

Per Urso, il punto è portare la discussione su un terreno concreto. Le imprese, ha spiegato, chiedono regole chiare, costi prevedibili e una traiettoria che consenta di programmare gli investimenti. Non solo vincoli. Anche strumenti finanziari, incentivi e riconoscimento delle tecnologie già disponibili.

La proposta attesa da Bruxelles dirà quanto spazio ci sarà per questa impostazione. L’Italia, intanto, prova a intestarsi una linea meno rigida: ridurre le emissioni, sì, ma senza sacrificare industria, occupazione e filiere nazionali. “Anni fa sui biocarburanti eravamo soli”, è il messaggio politico uscito dall’assemblea. Ora, secondo il ministro, quella posizione è entrata nel cuore del dibattito europeo.

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