Icam ha presentato nel 2025, nell’anno degli 80 anni dalla fondazione e dei 15 anni di presenza diretta in Uganda, il suo ottavo Bilancio di Sostenibilità per rendicontare risultati, investimenti e impatti lungo la filiera internazionale del cacao, con una strategia centrata su distribuzione del valore, agricoltura sostenibile e sviluppo delle comunità. Il documento, redatto in linea con gli European Sustainability Reporting Standards, fotografa un modello costruito negli anni su relazioni dirette con produttori e cooperative, soprattutto in Africa, Centro America e Sud America. «La sostenibilità non è un insieme di iniziative separate, ma una componente della strategia aziendale», ha spiegato Sara Agostoni, Chief Sustainability Officer di Icam, richiamando il lavoro quotidiano con le comunità agricole.
Filiera del cacao, più valore ai produttori
Per Icam, creare valore lungo la filiera del cacao significa ridurre le intermediazioni e mantenere rapporti stabili con chi coltiva la materia prima. Nel 2025 l’azienda ha acquistato oltre 30.500 tonnellate di cacao, l’85% proveniente da filiere corte o integrate verticalmente, una quota che indica la scelta di presidiare più da vicino qualità, tracciabilità e remunerazione.
La rete costruita in oltre quarant’anni comprende oggi più di 20 filiere di approvvigionamento tra Africa, Centro America e Sud America. In Uganda, dove la presenza diretta risale al 2010, Icam Chocolate Uganda coinvolge circa 8.000 coltivatori e 186 collaboratori locali, con tre centri dedicati a fermentazione ed essiccazione. È lì, nei villaggi e nei punti di raccolta, che il lavoro di formazione diventa concreto: tecnici sul campo, controlli, assistenza sulle pratiche agricole.
Nel 2025 il cacao certificato ha rappresentato l’81,5% degli acquisti: il 64,9% biologico, il 42,4% Fairtrade e l’11,3% Rainforest Alliance. La collaborazione con Fairtrade ha generato oltre 3 milioni di dollari di Premio Fairtrade destinati alle cooperative agricole, risorse utilizzate per produttività, inclusione sociale e rafforzamento economico delle comunità. In Perù, intanto, il Productivity Improvement Programme, sviluppato con Fairtrade, accompagna le cooperative nel miglioramento della qualità e della resilienza delle coltivazioni.
Agricoltura sostenibile e tutela delle foreste
La seconda direttrice del bilancio riguarda l’agricoltura sostenibile, che per Icam parte dai territori in cui nasce il cacao. L’azienda punta sull’agroforestazione, un modello che integra piante di cacao, alberi da frutto e specie forestali, con l’obiettivo di proteggere biodiversità, fertilità del suolo e capacità delle piantagioni di resistere agli effetti del clima.
Il biologico resta uno degli elementi centrali del percorso. Icam rivendica un impegno avviato oltre trent’anni fa e confermato dai numeri del 2025, con il 64,9% del cacao acquistato certificato biologico. Le analisi sulle filiere hanno indicato che nel 98% degli appezzamenti monitorati la coltivazione avviene nel rispetto della foresta, mentre nel restante 2% sono state rilevate situazioni di perdita di copertura arborea, ora oggetto di verifiche e gestione dedicata.
In Uganda e Perù l’azienda lavora con le cooperative locali su interventi pratici: innesti, giardini clonali per il miglioramento genetico, recupero delle piantagioni e formazione agronomica. Tra gli esempi citati nel bilancio c’è “Land for Youth and Women”, progetto sviluppato con un partner industriale italiano in una cooperativa peruviana, pensato per sostenere giovani e donne attraverso nuove competenze agricole e opportunità economiche. Un passaggio non secondario, perché la produttività, nei villaggi, spesso si lega alla possibilità di restare.
Comunità agricole, formazione e inclusione
La crescita della filiera, secondo l’impostazione di Icam, passa anche dallo sviluppo sociale delle comunità agricole. Il bilancio cita interventi su formazione, diversificazione delle colture, accesso alle risorse finanziarie, certificazioni e premi sul prezzo, con l’obiettivo di rafforzare il reddito dei produttori e delle loro famiglie. Non solo cacao, dunque. Anche competenze, credito, scuola.
Una parte del lavoro riguarda la tutela dei diritti. Nel distretto ugandese di Bundibugyo, Icam collabora con Fondazione Avsi in un progetto che coinvolge famiglie, scuole, comunità locali e servizi di protezione dell’infanzia per prevenire il rischio di lavoro minorile. Le attività includono sensibilizzazione e monitoraggio della frequenza scolastica, un terreno delicato su cui le aziende della filiera del cacao sono chiamate da anni a un presidio più stretto.
Nel 2025 Icam ha inoltre erogato in Italia oltre 26.000 ore di formazione ai propri collaboratori e ottenuto la Certificazione UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere. In Uganda, il programma Forward Looking Uganda ha sostenuto formazione, crescita delle competenze e cultura aziendale, contribuendo al riconoscimento Employer Compliance Award 2026 assegnato a Icam Chocolate Uganda dal National Social Security Fund. Sul territorio italiano, l’azienda ha sostenuto anche realtà come Banco Alimentare, Avsi e Noi Genitori Onlus, con donazioni di prodotto per oltre 767 mila euro.
Orsenigo, investimenti industriali e tracciabilità
Il bilancio collega sostenibilità e crescita industriale anche attraverso il piano di ampliamento dello stabilimento di Orsenigo, in provincia di Como. Nel 2025 Icam ha avviato un intervento che interesserà oltre 20.000 metri quadrati su quattro livelli, con nuovi spazi per produzione, logistica, ricerca e sviluppo, formazione e uffici. L’obiettivo dichiarato è sostenere l’evoluzione del business mantenendo standard di qualità e creando nuove opportunità professionali.
Accanto all’ampliamento, l’azienda segnala investimenti in tecnologie 4.0, digitalizzazione dei processi, tracciabilità e controllo qualità. In Uganda sono stati introdotti test con una piattaforma digitale per migliorare raccolta dati, trasparenza e monitoraggio della catena del valore. Solo così, ha spiegato l’azienda nel documento, diventa possibile seguire meglio il cacao dal campo alla trasformazione.
Sul fronte ambientale, Icam indica una riduzione del 34% dell’indice di intensità emissiva Scope 1 e 2 rispetto al 2020. Il 94% del packaging primario risulta oggi riciclabile o compostabile. Numeri che, nel racconto dell’azienda, completano il quadro degli 80 anni: una storia industriale italiana che prova a tenere insieme fabbrica, filiera e territori d’origine del cacao.








