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Sostenibilità

Riciclo imballaggi da record: nel 2025 l’Italia supera il 77%

Impianto di riciclo con cassoni di plastica, vetro e lattine e operatori con giubbotti ad alta visibilità
Selezione di imballaggi in un impianto di riciclo, tra plastica, vetro e metalli, al centro del sistema dell’economia circolare.

Nel 2025 l’Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% dei materiali immessi al consumo, secondo la relazione generale Conai diffusa oggi, 19 luglio 2026, un risultato che il viceministro dell’Ambiente Vannia Gava ha definito “un traguardo importante” per il sistema nazionale dell’economia circolare.

Riciclo imballaggi, Italia al 77,3% nel 2025

La fotografia scattata da Conai racconta un sistema che, nel 2025, ha gestito un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila tonnellate di imballaggi, riuscendo ad avviarne a riciclo quasi undici milioni. Numeri consistenti, messi nero su bianco nella relazione annuale del Consorzio nazionale imballaggi, che misura l’andamento della raccolta, del recupero e del riciclo lungo le diverse filiere.

“È un traguardo importante che conferma il primato dell’Italia nell’economia circolare e l’efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini”, ha dichiarato Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Poi ha aggiunto che investire nel riciclo significa tenere insieme “sostenibilità, competitività e crescita”, con l’impegno del Governo a sostenere nuovi investimenti e il rafforzamento del sistema sul territorio.

Il dato, letto da Roma ma costruito nei Comuni, negli impianti e nelle aziende, conferma una tendenza ormai consolidata. Eppure la sfida resta concreta: raccogliere meglio, riciclare di più, ridurre gli scarti e rendere più stabile il mercato delle materie prime seconde.

Carta, vetro e acciaio trainano le filiere

Nel dettaglio, la filiera con la percentuale più alta resta quella di carta e cartone, con il 92,6% degli imballaggi avviati a riciclo: significa 4 milioni e 612mila tonnellate tornate a nuova vita. Sopra l’80% anche il vetro, con oltre il 82% e 2 milioni e 155mila tonnellate, e l’acciaio, arrivato al 82,2%, pari a più di 442mila tonnellate.

Buoni risultati anche per l’alluminio, che si attesta al 69,5% con 56mila tonnellate, e per il legno, al 69,7% con 2 milioni e 493mila tonnellate. Più complesso, come accade da anni, il quadro della plastica: il riciclo si ferma al 50,5%, con 1 milione e 161mila tonnellate di plastica tradizionale e oltre 44mila tonnellate di bioplastica compostabile.

La differenza tra le filiere dipende da molti fattori: qualità della raccolta, facilità di selezione, sbocchi industriali, presenza di impianti e valore dei materiali sul mercato. Un cartone pulito, per esempio, rientra più facilmente nei cicli produttivi; una confezione in plastica mista richiede invece passaggi più complessi. Qui, spesso, si gioca la partita.

Capuano: “Base di partenza, non punto di arrivo”

Il presidente di Conai, Ignazio Capuano, ha invitato a leggere il dato senza fermarsi alla percentuale finale. “Questo traguardo va tuttavia considerato una base di partenza, non un punto di arrivo”, ha spiegato, richiamando l’attenzione delle imprese sulla progettazione orientata al riutilizzo e alla riciclabilità.

Nei prossimi anni, ha osservato Capuano, sarà decisivo l’impiego di materie prime seconde, passaggio necessario “per chiudere davvero il cerchio”. Non basta, insomma, raccogliere e trattare i rifiuti di imballaggio: quei materiali devono poi tornare nei processi produttivi, sostituendo materia vergine e rendendo più solida la filiera industriale.

Il Consorzio, ha assicurato il presidente, continuerà ad affiancare le imprese con competenze tecniche e strumenti utili ad adeguarsi ai nuovi standard comunitari. Lo stesso lavoro riguarda le pubbliche amministrazioni, chiamate a rendere più efficaci i sistemi di raccolta differenziata, soprattutto per gli imballaggi domestici e per i consumi fuori casa, dai bar agli eventi, dalle mense agli spazi pubblici.

Comuni, riutilizzo e nodo degli impianti

Nel 2025 sono cresciute anche le quantità di imballaggi riutilizzabili dichiarate a Conai: quasi 1 milione e 355mila tonnellate, oltre 100mila tonnellate in più rispetto al 2024. A spingere il dato è stata soprattutto la filiera del legno, dove aumentano i circuiti di riparazione e riutilizzo, sia aperti sia chiusi. Sommando al riciclo anche il recupero energetico, la quota di imballaggi usati sottratti alla discarica raggiunge l’86,6%.

Un ruolo centrale resta quello dei territori. Nel 2025 più di 7.500 Comuni hanno stipulato almeno una convenzione con il sistema consortile, servendo una popolazione pari al 98% degli italiani. Per sostenere il ritiro differenziato dei rifiuti di imballaggio, Conai ha riconosciuto alle amministrazioni locali 892 milioni di euro. I conferimenti sono cresciuti in tutte le macroaree: Nord +10,9%, Centro +11,7%, Sud +11,6% rispetto al 2024.

Il rinnovo nel 2026 dell’accordo nazionale con Anci, trasformato nel nuovo Accordo di programma quadro nazionale, punta a consolidare questo percorso. Capuano, però, ha indicato anche il punto fragile: “È essenziale continuare a lavorare per colmare il deficit impiantistico di cui ancora soffrono alcune aree del Paese”. Senza impianti adeguati, ha lasciato intendere, la raccolta rischia di correre più veloce della capacità di trasformarla davvero in nuova materia.

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