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Nuovo blocco sugli stipendi, l’Agenzia delle Entrate ha deciso: se lavori qui, è rivolto anche a te

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Il 2026 sarebbe dovuto partire con stipendi più alti per una larga fetta di lavoratori, grazie alle novità fiscali introdotte dalla legge di Bilancio.

Sulla carta, il taglio dell’Irpef e la detassazione del salario accessorio avrebbero dovuto garantire un netto più favorevole già nella busta paga di gennaio. Ma la realtà, almeno per ora, è molto diversa: gli aumenti rischiano di slittare, trasformando il primo stipendio dell’anno in una copia quasi identica a quello di dicembre.

Agenzia delle Entrate, nuovo blocco sugli stipendi: cosa sta accadendo

Il motivo è semplice e allo stesso tempo paradossale: mancano le istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate, indispensabili per aggiornare i software paghe e applicare correttamente le nuove regole fiscali. Senza quei parametri, datori di lavoro e consulenti non possono procedere, pena errori nei calcoli e possibili sanzioni. Un problema già segnalato dalle principali associazioni del settore, che parlano apertamente di “impossibilità tecnica” nel riconoscere gli aumenti già a gennaio. Le software house, infatti, non possono rilasciare aggiornamenti senza indicazioni ufficiali, e questo blocca l’intera filiera. Il nuovo anno introduce modifiche importanti nel calcolo del netto:

  1. Taglio dell’Irpef
  2. La riduzione dell’aliquota del secondo scaglione, dal 35% al 33%, riguarda i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.
  3. Sotto i 40.000 euro l’aumento è modesto, pochi euro al mese.
  4. Sopra questa soglia il beneficio cresce, fino a un massimo teorico di 440 euro annui.
  5. Detassazione del salario accessorio
  6. Arriva un’imposta sostitutiva del 15% su:
  • lavoro notturno (00:00–05:00)
  • lavoro festivo
  • lavoro nei giorni di riposo
  • turnazioni

L’agevolazione è riservata a chi nel 2025 ha percepito un reddito fino a 40.000 euro, con possibilità di rinuncia se non conveniente. Il nodo è tutto tecnico: senza i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, i programmi di gestione paghe non possono essere aggiornati. AssoSoftware, che rappresenta i principali produttori di software, ha invitato alla massima prudenza: applicare le nuove regole senza istruzioni ufficiali significherebbe rischiare errori nei calcoli, trattenute sbagliate o agevolazioni applicate in modo scorretto. Per questo la linea prevalente è quella dell’attesa: meglio rinviare gli aumenti di qualche settimana piuttosto che intervenire in modo affrettato.

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Agenzia delle Entrate, arriva la decisione sugli stipendi – Leonardo.it

La conseguenza è chiara: la busta paga di gennaio 2026 sarà quasi certamente identica a quella di dicembre, salvo eventuali conguagli fiscali. Gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio non compariranno, e il netto resterà invariato.Secondo le analisi più recenti, la situazione non riguarda solo il settore privato ma anche il pubblico impiego, dove i nuovi bonus e le detassazioni rischiano di non essere applicati in tempo.

Se l’Agenzia delle Entrate pubblicherà le istruzioni entro fine gennaio, gli aumenti potranno essere applicati già nella busta paga di febbraio, con stipendio erogato a marzo. In quel caso, i lavoratori riceveranno anche gli arretrati relativi a gennaio. Se invece i chiarimenti dovessero tardare ulteriormente, il rinvio potrebbe estendersi anche al mese successivo, con un impatto ancora più evidente sulla percezione degli aumenti.

Il paradosso è evidente: il 2026 nasce come un anno di alleggerimento fiscale, ma la mancanza di istruzioni operative rischia di trasformarlo in un avvio in salita per milioni di lavoratori. La situazione è aggravata dal fatto che gennaio è anche il mese dei conguagli fiscali, che in alcuni casi possono portare a trattenute inattese, rendendo ancora più difficile percepire eventuali benefici.

Il “blocco” sugli stipendi non è una scelta politica, ma un effetto collaterale della macchina amministrativa: finché l’Agenzia delle Entrate non scioglierà i nodi tecnici, gli aumenti resteranno sulla carta. Per molti lavoratori, quindi, il vero aumento arriverà solo tra febbraio e marzo. Fino ad allora, la parola d’ordine è una sola: attendere.

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ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2026 16:45

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