Nelle ultime settimane, il mondo degli scacchi sta vivendo il suo piccolo, grande dramma.

Ribaltando lo stereotipo di passatempo per secchioni, dunque noioso, che aleggia tra i non appassionati (ma l’ex campione del mondo Garry Kasparov ha sempre avvertito: gli scacchi sono un gioco assai violento), tra i tavoli della prestigiosa Sinquefield Cup ha fatto capolino il più odioso dei sospetti: l’imbroglio.

Riepiloghiamo i fatti. Il diciannovenne astro nascente delle sessantaquattro caselle, l’americano Hans Moke Niemann, ha sconfitto senza appello il pluricampione del mondo in carica, Magnus Carlsen. Con le debite proporzioni, è come se l’Udinese, miracolosamente qualificata in Champions League, battesse 3-0 il Real Madrid. Può succedere, però… Carlsen non l’ha presa bene. Ha abbandonato il torneo e pubblicato, sul suo seguitissimo profilo Twitter, un post subdolo in cui riportava una frase di Mourinho ai tempi del Chelsea: “se parlo, finisco nei guai”.

Da lì è partito il tam tam di follower, Youtuber, streamer, blogger, giornalisti, colleghi maestri pronti a palleggiarsi e ingigantire un sospetto: che Niemann avesse barato. L’accusa di cheating mancava (e tutt’ora manca) di prove. I colpevolisti si appigliano a tre fatti: l’imprevedibilità della sconfitta di Carlsen, secondo alcuni il più forte giocatore di tutti i tempi, che non perdeva da 53 match; le lacune teoriche e tattiche evidenziate da Niemann nell’analisi post-partita; il fatto che il giovane americano, in passato, sia stato sorpreso a barare in competizioni online, al punto da essere bandito dalla principale piattaforma scacchistica per internauti, Chess.com.

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Niemann si è difeso, in soldoni, così: ho preparato la partita al meglio studiando le aperture (per i neofiti, l’apertura, o difesa, è la combinazione di mosse iniziale) preferite da Carlsen; ero stanco e nervoso per le accuse; ho barato due volte, avevo 12 e 16 anni, per giunta in partite non ufficiali, una ragazzata di cui mi pento. Ad ogni modo, ha precisato, non ho mai imbrogliato nelle partite a tavolino.

Terminata la Sinquefield Cup, con l’americano confinato a metà classifica, incapace di replicare l’exploit, Niemann e Carlsen si sono ritrovati l’uno contro l’altro alla seconda giornata della prestigiosa Julius Baer Generation Cup. Nel torneo si gioca rapido (15 minuti il tempo per ciascun giocatore) e online. Sorpresa: Carlsen ha abbandonato il match dopo una sola mossa. Ancora una volta, nessun comunicato, nessuna presa di posizione ufficiale, clamore in tutta la community. Stavolta, però, il campione norvegese non si è ritirato. Al contrario, ha superato i preliminari in testa alla classifica, ha passato agevolmente i quarti ed ora è proiettato verso la finale. Niemann, malgrado l’ottima performance, al primo scontro diretto è stato eliminato dal forte vietnamita Lê Quang Liêm.

Ora, non è il caso di riportare la ridda di voci, teorie più o meno strambe, pettegolezzi (alcuni dei quali riguardano il mentore di Niemann, Maxim Dlugy, beccato pure lui a barare online tempo fa e bannato da Chess.com). Il punto è: si può imbrogliare a scacchi? Con quale tecnologia? E come difendersi?

Microauricolari spia, telecamere nascoste e altre tecnologie

Barare a scacchi si può, e non ci riferiamo alle partite online, dove è fin troppo facile. Seduto al tavolino, con l’avversario di fronte, sotto l’occhio dalle telecamere o di semplici curiosi, un giocatore può imbrogliare. In passato è successo. Il trucco più semplice? Il cellulare nascosto in bagno. Quando la partita sembra volgere al peggio, ci si può rifugiare alla toilette e chiedere aiuto, tramite il telefono, a un complice o a un qualche motore scacchistico. Esattamente ciò che ha fatto, nel 2019, il gran maestro lettone Igors Rausis. Sorpreso, è stato bandito per sei anni dalle competizioni.

Lo strumento tecnologico ideale per aspiranti imbroglioni, però, è un altro: il microauricolare. Come spiegano gli esperti di apparati di sorveglianza e spionaggio di Doctorspy.it, un mini auricolare invisibile è lo strumento più potente ed efficace per comunicare con discrezione. È composto da un modulo di trasmissione, due microdiffusori (le cuffiette) e, in alcuni modelli, una micro telecamera a bottone. Nei dispositivi professionali, i microdiffusori sono così piccoli da non essere individuabili o occhio nudo. Tramite tecnologia wireless o collana Bluetooth (dunque per induzione) si connettono al modulo di trasmissione. Questo invia i dati al dispositivo ricevitore, tipicamente un cellulare, grazie a una semplice scheda SIM. Le microcamere, quando presenti, possono essere ottimizzate per facilitare la lettura dei testi o adoperate per le tradizionali riprese ambientali.

I microauricolari, spiegano dalla Doctorspy, non sono pensati esclusivamente per usi fraudolenti. Al contrario. Pensiamo a un politico alle prese con un importante discorso pubblico. Un suggeritore a distanza può consentire di superare gravi impasse o evitare gaffe dalle conseguenze imprevedibili. Utilissimi anche per attori cinematografici o teatrali, per giornalisti alle prese con scottanti inchieste, per migliorare le interazioni pubbliche di individui con gravi patologie che colpiscono la memoria, i micro auricolari sono i dispositivi prediletti dei public speaker occasionali o di professione.

Uno scacchista aspirante cheater potrebbe adoperare un microauricolare con telecamera nascosta per inquadrare la scacchiera e ricevere suggerimenti da un collega esperto o un coach a distanza. È già successo. Nel 2018, il cinquantaduenne ipovedente Stein Tholo Bjørnsen è stato bandito dalla Norwegian Chess Federation (NSF) dopo essere stato colto in flagrante. Aveva fissato con lo scotch al palmo della mano un auricolare da cui era stato sorpreso a ricevere suggerimenti durante una partita con una bambina di nove anni.

Ma Niemann? Il regolamento anti cheating della FIDE (la Federazione Internazionale degli scacchi) prevede il divieto di introdurre dispositivi elettronici nella sede di gioco. “In nessun caso a un giocatore è consentito portare con sé un telefono cellulare o qualsiasi altro dispositivo in grado di elaborare o trasmettere analisi scacchistiche, acceso o spento, funzionante o meno”.

Per assicurarsi il rispetto del divieto, la FIDE raccomanda misure di sicurezza specifiche: metal detector, scanner, dispositivi elettronici di disturbo, presidiati da personale di sicurezza qualificato. I microauricolari spia, spiegano i tecnici della Doctorspy, possono essere individuati con l’aiuto della giusta strumentazione. I metal detector, ovviamente, purché passati nei punti giusti. Ma soprattutto i rilevatori di microspie, apparati di contro-sorveglianza in grado di analizzare le frequenze di trasmissione e segnalare eventuali dispositivi attivi. In alternativa, i rilevatori di giunzioni non lineari, per scovare apparecchi spenti o in stand-by.

Dopo la sconfitta di Carlsen e il successivo abbandono del torneo da parte di quest’ultimo, gli organizzatori della Sinquefield Cup hanno incrementato le misure di sicurezza. Scansioni con metal detector all’ingresso e ritardo di 15 minuti nel live streaming delle partite. Queste procedure potrebbero essere adottate in pianta stabile, in futuro, almeno nei tornei principali. Ciò è sufficiente?

Crediamo di no. Non è chiaro come proseguirà la telenovela Niemann-Carlsen, se il campione del mondo in carica spiegherà ufficialmente i suoi sospetti, se la FIDE effettuerà indagini specifiche. È certo, però, che tecnologie sempre più potenti e sofisticate creano opportunità di cheating mai immaginate prima, contro le quali l’affidamento al tradizionale spirito di correttezza dello scacchista o l’impiego di misure di sicurezza standard non sembrano rappresentare, purtroppo, rimedi adeguati. La battaglia per salvare gli scacchi dal cheating tecnologico è appena incominciata.

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ultimo aggiornamento: 28-09-2022


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