Il giuslavorista Alessandro Paone, founder di Niuls Studio legale, ha proposto in Italia, nel pieno del dibattito aperto dallo sciopero dei lavoratori Hyundai contro l’ingresso dei robot umanoidi nelle linee produttive, un nuovo contratto di accelerazione professionale per tutelare la trasmissione dell’esperienza e l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. La proposta, illustrata ad Adnkronos/Labitalia, nasce da una domanda concreta: che cosa accade alla formazione dei lavoratori quando le attività di base, quelle da cui si cominciava a imparare, vengono affidate alle macchine?
Automazione e lavoro, il caso Hyundai apre un nuovo fronte
Lo sciopero Hyundai contro l’introduzione dei robot umanoidi nelle fabbriche non è solo una vertenza aziendale, ma un segnale più ampio del rapporto ormai teso tra automazione e organizzazione del lavoro. Per Paone, il punto è proprio questo: “Non siamo più davanti a una discussione astratta sull’innovazione tecnologica”, ha spiegato il giuslavorista. “Siamo di fronte a un cambiamento che incide direttamente sui rapporti di lavoro e sulla tenuta stessa dei sistemi produttivi”.
La novità, rispetto al passato, è che la tecnologia non entra più soltanto per aumentare la produttività o ridurre i costi. Entra, piuttosto, nei passaggi quotidiani in cui si costruisce mestiere: osservare un collega, ripetere una procedura, correggere un errore, prendere confidenza con tempi e responsabilità. Dettagli piccoli, ma decisivi. E se quei passaggi spariscono, il problema non riguarda solo chi perde una mansione, ma chi non avrà più modo di impararla.
La “scala rotta” delle competenze e il rischio per i giovani
Nel documento elaborato da Alessandro Paone, il fenomeno viene collegato alla cosiddetta broken ladder, la “scala rotta” della formazione professionale: l’interruzione di quei gradini intermedi che permettevano a un giovane lavoratore di passare dall’ingresso in azienda alla piena maturità tecnica o gestionale. Prima si cominciava spesso da compiti semplici, talvolta ripetitivi. Oggi, proprio quelle attività sono tra le prime a essere assorbite da intelligenza artificiale, software e macchine autonome.
“Il punto critico non è la perdita di posti di lavoro in sé, ma la progressiva scomparsa delle esperienze iniziali che formano tecnici, operai specializzati, impiegati e dirigenti”, ha osservato Paone. In altre parole, il rischio non è soltanto occupazionale. È anche formativo, e in prospettiva produttivo: senza apprendimenti graduali, il sistema potrebbe ritrovarsi con meno capitale umano qualificato, meno figure intermedie, meno competenze costruite sul campo. Una filiera spezzata. Non da un giorno all’altro, ma nel tempo.
Il tema riguarda insieme lavoro manuale e lavoro cognitivo. Nelle fabbriche, i robot umanoidi possono eseguire mansioni ripetitive; negli uffici, l’AI generativa già svolge attività di sintesi, analisi e supporto alle decisioni. In entrambi i casi, viene meno una parte della palestra professionale. Quella meno visibile nei contratti, ma essenziale nella vita reale delle imprese.
Il contratto di accelerazione professionale per gli under 35
Per rispondere a questo scenario, Paone propone di introdurre nell’ordinamento italiano un contratto di accelerazione professionale, rivolto agli under 35 e pensato per sostituire progressivamente strumenti come stage e apprendistato. “Gli strumenti attuali nascono in un’epoca in cui si imparava facendo attività semplici e ripetitive”, ha detto il founder di Niuls Studio legale. “Oggi quelle attività vengono automatizzate. Serve quindi un modello nuovo, che renda l’esperienza un obiettivo giuridico e non un effetto collaterale del lavoro”.
Il nuovo contratto, secondo l’impostazione descritta, dovrebbe prevedere la partecipazione strutturata dei giovani ai processi operativi, ma anche a quelli decisionali e gestionali. Non più, quindi, un ingresso marginale in azienda, affidato alla buona volontà del singolo tutor o alla disponibilità dei reparti. L’idea è rendere la formazione un obbligo organizzato, verificabile, inserito dentro il rapporto di lavoro.
In questo schema, l’intelligenza artificiale non sarebbe esclusa, né trattata come un nemico. Verrebbe però utilizzata come strumento di apprendimento, non di sostituzione. Un giovane potrebbe servirsene per simulare casi, analizzare dati, confrontare procedure, ma restando dentro un percorso guidato da responsabilità umane e aziendali. Il confine, qui, è sottile. Ed è proprio lì che la proposta prova a intervenire.
Incentivi, contratti collettivi e una quota minima di inserimenti
Il progetto prevede anche incentivi fiscali e contributivi per le imprese che adottano il nuovo modello, insieme alla piena applicazione della contrattazione collettiva. Non si tratterebbe, nelle intenzioni del giuslavorista, di creare una zona grigia o un rapporto meno tutelato. Al contrario, l’obiettivo dichiarato è collegare innovazione tecnologica, formazione e diritti, evitando che l’ingresso dei giovani si riduca a periodi brevi, poco pagati e senza reale trasferimento di competenze.
Sul piano più generale, la proposta introduce anche il principio di una possibile quota minima di inserimenti annuali, calibrata sulla dimensione dell’azienda e sul livello di automazione adottato. In sostanza: più un’impresa utilizza tecnologie capaci di sostituire mansioni formative, più dovrebbe impegnarsi a ricostruire percorsi di apprendimento per i nuovi lavoratori. Un meccanismo ancora da tradurre in norme, ma pensato per legare l’innovazione alla responsabilità sociale dell’organizzazione produttiva.
“Nel Novecento il diritto del lavoro ha garantito la sicurezza del lavoratore nell’industria”, ha concluso Paone. “Oggi la sfida è diversa: garantire la continuità della formazione dell’esperienza. Senza questo passaggio non si tutela solo il lavoro, ma la capacità stessa del Paese di produrre futuro”. Il caso Hyundai, da questo punto di vista, diventa più di una protesta sindacale: è un avviso. La discussione sull’AI nel lavoro non riguarda soltanto efficienza e produttività, ma anche chi formerà, domani, le competenze di cui le imprese avranno bisogno.








