Federmanager ha presentato oggi, martedì 7 luglio 2026, all’Auditorium Antonianum di Roma, durante il Forum nazionale 2026, tre interventi strutturali per rafforzare la crescita delle Pmi italiane, trattenere i giovani talenti e valorizzare i manager qualificati nel quadro del Piano Mattei. Al centro dell’incontro, davanti a una platea di dirigenti, imprese e rappresentanti istituzionali, il presidente Valter Quercioli ha illustrato il Manifesto Federmanager 2026, un documento programmatico con dieci proposte di policy pensate per sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale.
Federmanager presenta il Manifesto 2026 per la competitività delle imprese
Il messaggio arrivato dal palco romano è stato netto: senza una maggiore diffusione della managerialità nelle Pmi, l’Italia rischia di affrontare le trasformazioni industriali con strumenti insufficienti. Quercioli, nel suo intervento, ha spiegato che il Manifesto Federmanager 2026 nasce “per mettere a disposizione del Paese competenze, visione e responsabilità”, tre parole ripetute più volte nel corso della mattinata, mentre in sala scorrevavano i dati sulle dimensioni del tessuto produttivo italiano.
La Federazione insiste su un punto: le piccole e medie imprese restano l’ossatura dell’economia nazionale, ma molte di esse faticano ancora a dotarsi di figure manageriali capaci di guidare innovazione, internazionalizzazione e passaggi generazionali. Non solo consulenza esterna, dunque. L’idea è favorire l’ingresso stabile di manager qualificati nelle aziende, anche attraverso incentivi e strumenti fiscali mirati, così da accompagnare le imprese nei mercati esteri, nella transizione digitale e nei nuovi modelli organizzativi.
Fiscalità d’impresa più favorevole alla crescita delle Pmi
La prima proposta strutturale riguarda una fiscalità d’impresa più orientata alla crescita, con particolare attenzione alle aziende che investono in competenze manageriali, innovazione e aumento dimensionale. Secondo Federmanager, l’attuale sistema non sempre premia chi decide di compiere un salto organizzativo: assumere un dirigente, aprire nuovi mercati, consolidare processi interni può rappresentare per molte Pmi un costo percepito come troppo elevato, soprattutto nelle fasi di incertezza.
Da qui la richiesta di un quadro fiscale più stabile e selettivo, capace di distinguere tra spesa corrente e investimento strategico. “La managerialità non è un lusso per pochi, ma una leva di sviluppo”, ha sottolineato Quercioli, secondo quanto riferito dalla Federazione. In questa prospettiva, il Manifesto 2026 propone misure che rendano più conveniente l’inserimento di competenze dirigenziali nelle imprese minori, anche con meccanismi premiali per chi cresce, esporta e innova. Una linea che guarda al medio periodo, senza scorciatoie.
Manager qualificati nel Piano Mattei e ruolo dell’Italia nel Mediterraneo
Il secondo intervento indicato da Federmanager riguarda l’impiego di manager qualificati nell’ambito del Piano Mattei, il programma con cui il governo italiano punta a rafforzare la cooperazione con i Paesi africani su energia, infrastrutture, formazione e sviluppo industriale. Per la Federazione, quel piano non può poggiare soltanto su accordi diplomatici o finanziamenti pubblici: servono competenze operative, capacità di gestione dei progetti e conoscenza dei contesti produttivi. In una parola, servono manager.
La proposta, illustrata nel corso del Forum, mira a costruire una presenza italiana più solida nei partenariati internazionali, evitando che le iniziative restino frammentate o affidate a competenze occasionali. Il punto è delicato: il Piano Mattei viene considerato da Federmanager anche un banco di prova per la proiezione economica dell’Italia nel Mediterraneo allargato. “Dobbiamo portare nei progetti internazionali il meglio della nostra cultura industriale”, ha spiegato Quercioli, aggiungendo che le competenze manageriali possono aiutare a trasformare le intese politiche in cantieri, contratti, filiere e occupazione. Solo allora, è il ragionamento della Federazione, la cooperazione potrà generare ricadute concrete anche per il sistema produttivo italiano.
Giovani talenti, regime fiscale competitivo per evitare la fuga all’estero
Il terzo capitolo del documento riguarda i giovani talenti e la necessità di un regime fiscale più competitivo per trattenerli in Italia. Federmanager chiede misure capaci di rendere il Paese più attrattivo per laureati, tecnici specializzati e profili ad alta qualificazione, molti dei quali valutano percorsi professionali all’estero già nei primi anni di carriera. Il tema, nel dibattito romano, è emerso con toni pragmatici: non basta invocare il rientro dei cervelli, bisogna costruire condizioni retributive, fiscali e organizzative credibili.
Secondo la Federazione, la competizione internazionale per le competenze si gioca anche sulla capacità di offrire percorsi di crescita chiari dentro le imprese. Qui torna il nesso con la managerialità: aziende più strutturate sono anche aziende più capaci di attrarre profili qualificati, assegnare responsabilità, investire in formazione e trattenere chi porta innovazione. Nel Manifesto Federmanager 2026, le dieci proposte di policy convergono dunque su un obiettivo comune: rafforzare la competitività del Paese partendo dalle persone che guidano le trasformazioni industriali. Una scelta di metodo, prima ancora che di categoria.








