Più di otto lavoratori su dieci si sentono tutelati e quasi nove su dieci puntano a un contratto stabile: è il quadro emerso in Italia, tra il 30 aprile e il 16 giugno 2026, dal sondaggio condotto da Iziwork Italia, parte del Proman Group, su lavoratori in somministrazione, con l’obiettivo di misurare aspettative, soddisfazione e criticità di chi vive ogni giorno questa forma di impiego.
Lavoro in somministrazione, il 75% promuove l’esperienza
Tre lavoratori su quattro valutano in modo positivo la propria esperienza di lavoro in somministrazione. Nel dettaglio, secondo l’indagine di Iziwork Italia, il 37,8% del campione la giudica positiva e il 37,2% molto positiva, mentre solo l’8,5% si dichiara insoddisfatto. Il sondaggio è stato realizzato attraverso un questionario online inviato a 2.985 lavoratori in somministrazione, con 1.083 risposte raccolte: numeri che restituiscono una fotografia concreta, pur riferita al perimetro degli intervistati.
Il dato che pesa di più, almeno nella lettura dell’azienda, riguarda il rapporto con l’agenzia. L’81% dei rispondenti afferma di sentirsi tutelato dalla propria agenzia per il lavoro, mentre l’83% apprezza la chiarezza nelle comunicazioni legate al contratto. Non è un dettaglio secondario, in un mercato nel quale passaggi formali, proroghe e comunicazioni operative fanno spesso la differenza nella percezione di sicurezza. Anche sulla retribuzione il giudizio è in larga parte favorevole: il 66,7% la considera adeguata rispetto all’attività svolta.
La stabilità resta l’obiettivo principale
La somministrazione viene letta da molti lavoratori come un passaggio verso una collocazione più stabile, non come una parentesi isolata. L’83,8% degli intervistati la considera una buona opportunità di ingresso o reinserimento nel mercato del lavoro; la stessa quota vorrebbe essere poi assunta direttamente dall’azienda utilizzatrice. È qui che il sondaggio incrocia un tema ricorrente, quello della continuità occupazionale. Perché il contratto a tempo indeterminato resta l’obiettivo dell’88,5% del campione.
Un altro elemento emerge con nettezza: il senso di appartenenza. Il 69,4% dichiara di sentirsi già parte dell’azienda in cui lavora ogni giorno, anche se formalmente il rapporto passa attraverso l’agenzia. È una zona intermedia, spesso vissuta con pragmatismo: si entra in reparto, si condividono turni, obiettivi e responsabilità, ma la prospettiva rimane quella di una possibile assunzione diretta. “La somministrazione non rappresenta più soltanto una porta d’ingresso nel mercato del lavoro”, ha spiegato Alessia Giorio, head of marketing di Iziwork Italia, “ma un percorso capace di offrire tutele e favorire una reale integrazione nelle aziende”.
Cosa chiedono i lavoratori: più continuità e comunicazione
Alla domanda aperta “Cosa miglioreresti?”, la risposta più frequente è, in realtà, l’assenza di rilievi: il 42,7% non segnala criticità e si dichiara già soddisfatto. Un dato che, letto accanto ai giudizi positivi sull’esperienza complessiva, conferma una percezione diffusa di affidabilità del percorso. Eppure alcune richieste restano sul tavolo. La prima riguarda la stabilità contrattuale, indicata dal 16,9% degli intervistati come area su cui intervenire.
Seguono la comunicazione e la trasparenza nei rapporti tra agenzia, lavoratore e azienda utilizzatrice, segnalate dal 13,5% del campione. La stessa percentuale cita la retribuzione, mentre l’11,2% chiede un maggiore riconoscimento delle qualifiche maturate nel tempo. Sono temi pratici, non astratti: sapere con anticipo se un contratto sarà prorogato, capire quali margini di crescita ci sono, vedere riconosciuta l’esperienza accumulata. “La sfida”, ha aggiunto Giorio, “è trasformare questo elevato livello di soddisfazione in percorsi di stabilità, rispondendo al desiderio di un contratto a tempo indeterminato espresso dalla grande maggioranza dei lavoratori”.
Il profilo del campione: donne, Nord e fascia 36-50 anni
Il campione dell’indagine è in prevalenza femminile: le donne rappresentano il 60% dei rispondenti. Dal punto di vista territoriale, il 70% lavora nel Nord Italia, un dato coerente con la maggiore concentrazione di attività industriali, logistiche e di servizi in molte aree produttive del Paese. La fascia d’età più rappresentata è quella tra 36 e 50 anni, pari al 44,6%, seguita dagli over 51, che arrivano al 20,3%. Non solo giovani al primo impiego, quindi, ma anche lavoratori con percorsi professionali già avviati.
Quanto ai settori, il comparto metalmeccanico e l’It raccolgono insieme il 19,9% delle risposte, seguiti da logistica e trasporti con il 14%. La maggioranza dei partecipanti, il 73%, lavora in somministrazione da meno di cinque anni; il 14%, però, ha un’anzianità superiore ai dieci anni. Un dato che racconta due facce dello stesso fenomeno: da un lato l’accesso al lavoro, dall’altro una permanenza più lunga in un modello contrattuale che, per molti, continua ad avere senso solo se accompagnato da tutele chiare e da una prospettiva di stabilità professionale.








