La Commissione europea ha accusato oggi, a Bruxelles, Meta di aver violato in via preliminare il Digital Services Act per il design di Instagram e Facebook, ritenuto capace di favorire un uso compulsivo delle piattaforme, con rischi per il benessere di adulti, minori e utenti vulnerabili.
Meta sotto esame per il design di Instagram e Facebook
Nel mirino dell’esecutivo Ue ci sono alcune funzioni ormai familiari a milioni di utenti: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Secondo la Commissione europea, queste caratteristiche non sarebbero neutre, ma progettate per trattenere le persone il più a lungo possibile davanti allo schermo. Una dinamica che, nelle valutazioni preliminari, può spingere il cervello in una sorta di “pilota automatico”, alimentando abitudini difficili da controllare.
L’indagine sostiene che Meta non avrebbe valutato in modo adeguato i rischi legati a un design “volto a creare dipendenza”, come viene definito nei documenti comunitari. Il punto, spiegano fonti Ue, non è l’esistenza dei social in sé, ma il modo in cui Instagram e Facebook propongono nuovi contenuti senza interruzione, soprattutto attraverso Reel, Storie e suggerimenti personalizzati. Un flusso continuo. E spesso notturno.
I rischi per minori e utenti vulnerabili
La Commissione europea contesta a Meta di aver trascurato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori su Instagram e Facebook, anche durante le ore della notte. Nei rilievi viene citato il possibile effetto dell’ottimizzazione dei diversi formati, dai video brevi alle storie, sull’uso eccessivo o compulsivo dei servizi. Non solo adolescenti, però: l’indagine riguarda anche adulti vulnerabili, esposti agli stessi meccanismi di coinvolgimento.
Per Bruxelles, gli strumenti oggi messi a disposizione dalla società — come i promemoria per la gestione del tempo o le impostazioni attivate di default per gli adolescenti — possono essere ignorati con facilità. Lo stesso vale per i controlli parentali, considerati efficaci solo quando genitori e tutori possiedono competenze tecniche sufficienti e tempo per comprenderne il funzionamento. “Non tutte le famiglie hanno queste risorse”, è il senso della valutazione. E qui, secondo l’Ue, la protezione si indebolisce.
La possibile multa e il diritto alla difesa
Se le conclusioni preliminari saranno confermate, Meta rischia una sanzione pesante nell’ambito del Digital Services Act. La normativa consente multe fino al 6% del fatturato annuo mondiale del fornitore: considerando i ricavi 2025 indicati in 200,97 miliardi di dollari, l’ammenda potrebbe arrivare, in teoria, a circa 10,55 miliardi di euro, pari a 12,06 miliardi di dollari. Una cifra massima, legata comunque alla gravità, alla durata e alla reiterazione dell’eventuale violazione.
La procedura, avviata il 16 maggio 2024, non è ancora conclusa. Meta potrà esaminare il fascicolo dell’indagine, rispondere per iscritto alle contestazioni e far valere il proprio diritto alla difesa. Parallelamente sarà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali. Solo allora la Commissione potrà decidere se trasformare le valutazioni preliminari in una decisione formale e, nel caso, stabilire l’importo della sanzione.
Le richieste di Bruxelles e le parole di Virkkunen
Per la Commissione europea, Meta dovrebbe intervenire sul design di Instagram e Facebook, disattivando di default le funzioni considerate più problematiche, come autoplay e infinite scroll. Bruxelles chiede anche pause più efficaci dal tempo trascorso davanti allo schermo e sistemi di raccomandazione meno orientati a massimizzare il coinvolgimento. In pratica: meno spinta alla permanenza continua, più controllo reale per l’utente.
L’indagine si basa sull’analisi delle valutazioni dei rischi prodotte da Meta, su documenti interni, risposte a richieste di informazioni, ricerche scientifiche e colloqui con esperti, compresi studiosi delle dipendenze comportamentali. Resta aperto anche il fronte della verifica dell’età per i minori sotto i 13 anni, mentre prosegue un filone separato sui cosiddetti effetti rabbit hole, la spirale di contenuti che può sfruttare vulnerabilità e inesperienza dei più giovani. “Tutelare la salute fisica e mentale dei cittadini europei deve essere una priorità per le piattaforme di social media”, ha detto la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, aggiungendo che l’Ue è impegnata a far rispettare le regole del Digital Services Act.








