Una ricerca condotta da Sas rivela che essere curiosi sul posto di lavoro è un vantaggio e fa aumentare le possibilità: ecco perché.

Essere curiosi nel lavoro è un pregio o un difetto? Decisamente un pregio, stando a una ricerca condotta da Sas. La società di analytics e data management ha raccolto interviste a circa duemila manager a livello globale incrociando questi dati a quelli provenienti nell’ultimo anno da LinkedIn, il social network più diffuso in ambito professionale. I risultati di questa indagine sono sorprendenti.

Essere curiosi nel lavoro aiuta parecchio

Il report di Sas rivela che “la curiosità si sta dimostrando una risorsa che fa distinguere ed è sempre più essenziale per la performance e il successo del business”. Grazie alle loro intuizioni, i curiosi in azienda sono sempre più utili e richiesti per alimentare l’innovazione, incrementare la produttività e far evolvere il problem solving.

La ricerca definisce la curiosità come “l’impulso a cercare nuove informazioni ed esperienze e ad esplorare nuove possibilità, indipendentemente dal ruolo o dal livello di un dipendente all’interno della sua organizzazione”. Dall’indagine risulta che il 72% dei manager crede che la curiosità sia una caratteristica preziosa dei dipendenti e il 51% che i lavoratori più curiosi sono anche i più performanti.

Una ragazza curiosa
L’importanza di essere curiosi in azienda

I curiosi sono quelli capaci di usare dati provenienti da più fonti e di aprirsi all’inclusione e alla diversità di pensiero. Inoltre la curiosità fa accrescere il livello di avanzamento nella trasformazione digitale.

L’importanza della curiosità nel mondo del lavoro è evidente anche su un social network come LinkedIn. La parola è cresciuta del 72% nei post e nelle condivisioni degli utenti, dell’87% tra le competenze citate in profili e posizioni aperte e del 90% nelle offerte di lavoro.

Essere curiosi è un pregio in azienda

La ricerca di Sas suddivide i manager intervistati in quattro categorie:

  • High Curiosity Collaborators (35%): chi esalta e apprezza la curiosità nei lavoratori;
  • Flexibility Driven Opinion Seekers (26%): chi accetta la curiosità come strumento di flessibilità e adattabilità;
  • Productivity-Focused Leaders (24%): chi include l’essere curiosi tra le doti essenziali per il lavoro di squadra;
  • Anti-Curiosity Leaders (16%): chi è certo che la curiosità non aggiunge alcun valore alle prestazioni.

Il 62% dei manager ritiene che la curiosità conduce a idee e soluzioni più creative. Il 58% la esalta perché genera una collaborazione più forte nel team e una maggiore propensione al lavoro di squadra. Un altro 58% sostiene che aiuta ad aumentare la soddisfazione e il livello di gratificazione sul lavoro.

Molti manager non credono ancora nella curiosità come un’abilità utile da sviluppare e premiare. La ricerca sostiene invece che le performance positive sono evidenti osservando le imprese a livelli alti di “curiosity”. Le aziende che la promuovono come valore fanno passi da gigante in formazione e sviluppo (79%), valutazioni delle performance dei dipendenti (76%), analisi dei criteri di promozione (74%) e di assunzione (74%), crescita della visione e dei valori aziendali (70%).

Riproduzione riservata © 2022 - LEO

ultimo aggiornamento: 10-01-2022


I call center vi disturbano ancora? Ecco come funziona il registro delle opposizioni

Come viene eletto il Presidente della Repubblica: la procedura completa