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Jannik Sinner in finale a Wimbledon 2026, la famiglia al suo fianco: cosa ha detto su genitori e fratello Mark

Tennista in bianco di spalle vicino alla rete, con quattro spettatori seduti in tribuna che lo osservano
Un tennista in campo mentre un piccolo gruppo di familiari lo segue con attenzione dagli spalti, alla vigilia di una finale sull’erba.

Jannik Sinner scende in campo oggi, domenica 12 luglio 2026, sul Centrale di Wimbledon a Londra per difendere il titolo nella finale contro Alexander Zverev, sostenuto dalla famiglia e dalle persone più vicine, arrivate all’All England Lawn Tennis Club per accompagnarlo in una delle giornate più delicate della sua stagione. In tribuna, tra i volti cercati dalle telecamere prima del riscaldamento, ci sono la fidanzata Laila Hasanovic, il padre Hanspeter, il fratello Mark e anche la madre Siglinde, presenza meno frequente nei tornei per via degli impegni familiari e di lavoro in Alto Adige.

Jannik Sinner a Wimbledon, la famiglia al completo sul Centrale

Per Jannik Sinner, la finale di Wimbledon contro Alexander Zverev non è soltanto una partita da giocare sull’erba più osservata del circuito. È anche un ritorno a un equilibrio privato, fatto di sguardi discreti, poche parole e una famiglia che raramente si mostra tutta insieme nei grandi appuntamenti. Sul Centrale dell’All England Lawn Tennis Club, in mezzo al pubblico elegante e composto del torneo londinese, la presenza dei suoi cari ha dato alla giornata un tono diverso, più intimo.

Accanto al campione altoatesino ci sono le figure che lo hanno accompagnato, spesso da lontano, lungo una carriera costruita presto e con scelte non comuni. Laila Hasanovic, la compagna, è stata vista in tribuna insieme al padre Hanspeter Sinner e al fratello Mark. Poco distante, anche mamma Siglinde, arrivata a Londra per assistere alla finale. Una presenza che pesa, nel senso buono. Perché Sinner, più volte, ha raccontato quanto il legame con casa sia rimasto forte nonostante una vita passata tra tornei, allenamenti e trasferte.

Il sacrificio dei genitori Hanspeter e Siglinde

Il rapporto tra Sinner e i genitori, Hanspeter e Siglinde, passa da una scelta fatta quando Jannik aveva appena 13 anni: lasciare casa per trasferirsi in un centro di allenamento e provare a diventare un tennista professionista. “Mi considero molto fortunato. Fortunato perché, a 13 anni, ho scelto di lasciare casa e andare in un centro per allenarmi”, ha raccontato il numero uno azzurro all’inizio dell’anno, tornando su un passaggio che ha segnato la sua adolescenza.

Poi, con la stessa asciuttezza con cui parla spesso di tennis, ha ammesso il peso di quella decisione per la sua famiglia. “Penso che per i genitori sia molto difficile, soprattutto per una madre, accettare una cosa del genere, andarsene di casa”, ha spiegato Sinner. “Credo sia stato difficile per me, ma sicuramente lo è stato ancora di più per i miei genitori”. Parole semplici, quasi trattenute, ma sufficienti a raccontare una distanza vissuta senza retorica. I genitori, del resto, avrebbero voluto vedere il figlio crescere giorno dopo giorno. Invece lo hanno seguito a tratti, tra una telefonata, una visita e una partita vista quando il lavoro lo permetteva.

Dalla pensione Haus Sinner al sostegno da lontano

Cresciuto in Alto Adige, Jannik Sinner ha avuto genitori abituati al lavoro quotidiano e lontani dai riflettori. Hanspeter, indicato anche come Johann, e Siglinde Sinner hanno lavorato per anni in un rifugio di montagna e continuano a occuparsi della gestione della loro pensione, Haus Sinner. È anche per questo che non sempre riescono a seguire il figlio nei tornei, neppure quando il calendario porta con sé partite decisive.

“Lavorano sempre ed è questo che amo di loro”, aveva detto Sinner ai giornalisti nel 2024, parlando dei suoi genitori. “Non cambieranno nulla per quanto mi riguarda”. Una frase che dice molto del modo in cui il campione vive la propria popolarità: senza pretendere che la famiglia si adatti ai suoi ritmi, senza chiedere una presenza continua. All’inizio di quest’anno, parlando della madre, ha aggiunto che Siglinde è “sicuramente un modello da seguire”, definendo entrambi i genitori “una vera fonte di ispirazione”. Il riferimento, più che al tennis, riguarda il carattere. “Cerco solo di essere un po’ come loro”, ha confidato, “perché così so di essere una brava persona”.

Mark Sinner, il fratello lontano dai riflettori

Tra i presenti a Wimbledon c’è anche Mark Sinner, fratello maggiore di Jannik, nato in Russia nel 1998 e adottato da Hanspeter e Siglinde quando aveva nove mesi, due anni prima della nascita del tennista nel 2001. Oggi Mark vive e lavora in Alto Adige come istruttore dei vigili del fuoco, una professione distante dal circuito internazionale, dagli hotel dei tornei e dalle conferenze stampa. Eppure il legame tra i due è rimasto stretto.

“Sono abituato a non vederlo a casa, ma quando torna è meraviglioso”, ha raccontato Mark Sinner in un’intervista al Messaggero. Ha spiegato che l’agenda del fratello è piena per quasi tutto l’anno, tra allenamenti e tornei, ma che i contatti non mancano: “Cerchiamo di rimanere in contatto telefonicamente quasi tutti i giorni”. Poi una frase, detta senza enfasi, sul carattere di Jannik: “In campo, come fuori, è sempre stato un ragazzo molto tranquillo… La popolarità non ci ha cambiato affatto”. Sul Centrale, mentre Sinner cerca un altro titolo a Wimbledon, quella normalità familiare resta una parte silenziosa della sua forza.

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