Le barriere che le persone con disabilità affrontano non sono più solo architettoniche, ma anche nel mondo digitale.

Purtroppo, le barriere che ostacolano la quotidianità delle persone con disabilità non sono soltanto quelle architettoniche: stazioni senza ascensori, marciapiedi senza scivoli o i bagni pubblici e locali non idonei. Anche la tecnologia e il digitale hanno ancora un lungo cammino davanti quando si parla di accessibilità. La chiave è quella di ripensare l’intera questione non più in termini di puro assistenzialismo, ma secondo schemi di reale integrazione che favoriscano l’accesso alle nuove tecnologie da parte di tutti, nessuno escluso.

Che cos’è l’accessibilità digitale?

In origine, la definizione di accessibilità si limitava ad indicare le barriere architettoniche. In anni più recenti il concetto si è esteso anche al mondo dell’informatica e della tecnologia. Quando diciamo accessibilità intendiamo riferirci alla caratteristica di una piattaforma (sito web, app per smartphone e così via) di garantire l’accesso al proprio contenuto e alla propria interfaccia da parte di tutti gli utenti e in ogni tipo di contesto.

Accessibilità digitale
Accessibilità digitale

Rendere, ad esempio, un sito internet accessibile a tutti vuol dire permetterne la fruizione anche da parte di chi è portatore di disabilità fisiche o di chi dispone di software o hardware limitati. Le problematiche possono riguardare diversi campi e dare vita a varie difficoltà:

  • uditive o visive nel recepire le informazioni;
  • nell’interazione;
  • relative alla comprensione testuale;
  • riguardanti la connessione o i dispositivi;
  • di browser o sistemi operativi;
  • di canali percettivi già in uso da parte di altri utenti.

L’accessibilità digitale in Italia

Risale agli anni Ottanta la creazione di strumenti e dispositivi per aiutare le persone con disabilità. Alle porte degli anni 2000 è stata la volta del web, che ha iniziato a dotarsi di “leggi” che regolassero l’accessibilità, le “Wcag”. La sigla sta per Web Content Accessibility Guidelines, una lista di linee guida riguardanti l’accessibilità dei siti internet. Le WCAG sono state pubblicate dal WAI (Web Accessibility Initiative).

In Italia si è dovuto aspettare il 2004 perché queste linee guida fossero rese obbligatorie, e non più su base volontaria. Il testo di riferimento è la legge Stanca per la pubblica amministrazione. Due anni dopo, nel 2006, la legge 67 contro la discriminazione delle persone disabili ha esteso le misure anche alle realtà private.

Entro l’anno 2022 il governo italiano dovrà uniformarsi all’Accessibility Act dell’UE, diventato legge nel 2019. Esso riguarda il digitale in tutte le sue forme: dai Pos ai libri di scuola, sino alle banche dati online e tanto altro. Ogni nuovo prodotto e servizio dovrà essere considerato “accessibile” entro il 2025. Per servizi e prodotti che sono invece già operativi la scadenza è posticipata al 2030.


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