Il rifinanziamento delle detrazioni fiscali sulla casa è un problema per il governo Draghi: il bonus facciate 2022 rischia di saltare.

Il governo è impegnato a far ripartire il settore delle costruzioni ma il rifinanziamento delle detrazioni fiscali sulla casa è a forte rischio. Nel corso di un’audizione sulla Nadef, il ministro dell’Economia Daniele Franco ha definito gli incentivi “uno strumento molto costoso” e “non sostenibile alla lunga”. La prima vittima potrebbe essere il superbonus al 110%, che nel 2022 potrebbe essere limitato solo ai condomini e alle case popolari. Il bonus facciate 2022, invece, potrebbe saltare del tutto.

Bonus facciate 2022 a forte rischio: cosa è trapelato

È atteso a breve in Consiglio dei ministri l’arrivo del Documento programmatico di bilancio. Dalla cabina di regia coordinata da Mario Draghi filtra pessimismo. Secondo le indiscrezioni, saranno prorogati il superbonus al 110% (ma solo per i condomini e non per le ville), il credito di imposta al 50 e al 65% e gli altri bonus per l’edilizia. L’unico incentivo ad essere cancellato potrebbe essere proprio il bonus facciate.

Le forze di maggioranza sono sul piede di guerra. Ubaldo Pagano del Pd, capogruppo in commissione Bilancio alla Camera, ritiene che “è assolutamente necessario dare un orizzonte più lungo al bonus facciate che è risultato molto utilizzato nei territori del Centro-Sud e nelle aree interne”.

Un condominio in rifacimento grazie al bonus facciate
Salta il bonus facciate 2022?

Pagano sostiene che l’incentivo attrae investimenti, ha un impatto positivo sull’occupazione e “ha anche un grande valore intrinseco perché contribuisce a riqualificare i nostri centri storici e recuperare il bene pubblico della bellezza del nostro patrimonio immobiliare, pur intervenendo su singoli beni di proprietà privata”.

Martina Nardi del Pd, presidente della commissione Attività produttive della Camera, fa sapere che “tutti i bonus, compresi quelli per gli interventi antisismici e per le facciate, sono un fattore determinate dell’aumento di Pil. E il Paese ha bisogno di crescere”.

Come funziona il bonus facciate al 90%?

L’agevolazione consiste in una detrazione d’imposta, da ripartire in 10 quote annuali costanti, pari al 90% delle spese sostenute nel 2020 e nel 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna.

Gli altri interventi previsti sono rifacimento di grondaie, pluviali, parapetti e cornicioni; ripristino o miglioramento dell’efficacia termica; rifacimento dei balconi o di ornamenti e fregi.

Qualsiasi immobile può sfruttare l’incentivo: abitazioni, negozi, fabbriche e industrie, cantine, magazzini e garage. L’unica condizione è che devono ricadere all’interno delle zone A (parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale) e B (parti del territorio edificate su superficie non inferiore al 12,5% della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale è superiore a 1,5 mc/mq) o assimilabili del comune di appartenenza.

Per fare un esempio, la ristrutturazione della facciata costa 100mila euro. Il 90% di 100mila euro è 90mila euro. Ogni anno per 10 anni, chi ha effettuato i lavori può ottenere una detrazione sull’Irpef di 90mila euro diviso 10, ovvero 9mila euro.

Chi può usufruire del bonus facciate 2021?

Il bonus va al proprietario dell’immobile che sostiene le spese della ristrutturazione o all’usufruttuario o all’affittuario con regolare contratto di locazione che ha ristrutturato su autorizzazione dal proprietario.

Inoltre possono beneficiare della detrazione:

  • le persone fisiche, compresi gli esercenti di arti e professioni;
  • le società semplici;
  • le società di capitali;
  • gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale;
  • i contribuenti che conseguono reddito d’impresa;
  • le associazioni tra professionisti.

Che documenti servono per il bonus facciate?

Per usufruire dell’incentivo bisogna fornire:

  • i dati necessari ad identificare l’immobile nella dichiarazione dei redditi;
  • comunicazione preventiva della data di inizio lavori all’Asl territorialmente competente;
  • tutte le fatture, riportanti la precisa indicazione dello sconto in fattura operato dall’impresa:
  • tutte le ricevute dei bonifici con i quali si sono pagate le relative fatture.
  • le abilitazioni amministrative necessarie (Cila, Scia) o una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, sotto forma di autocertificazione, che indichi la data di inizio lavori;
  • la visura catastale o la copia della domanda di accatastamento;
  • le ricevute del pagamento sui tributi richiesti dal comune per le attività necessarie a ricevere documenti utili;
  • la dichiarazione del consenso all’esecuzione dei lavori;
  • il parere positivo di un tecnico Enea e la scheda descrittiva dell’intervento nel caso di installazione di cappotto termico.

Questi documenti devono essere inviati inderogabilmente entro 90 giorni dalla consegna dei lavori, collaudo compreso, pena perdita del beneficio fiscale. Sul sito dell’Agenzia delle Entrare è disponibile una guida esaustiva, accompagnata da questo video esplicativo.

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ultimo aggiornamento: 20-10-2021


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