Il buco dell’ozono si è richiuso: una buona notizia che, sommata alle dichiarazioni ottimistiche degli esperti, ci fa ben sperare.

Il 2021 si apre con una bellissima notizia: il buco dell’ozono sopra l’Antartide si è richiuso. L’anno appena trascorso è stato davvero negativo, tanto che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha precisato che nel momento di massima distruzione l’area ha raggiunto un’estensione di 24,8 milioni di chilometri quadrati, arrivando ad interessare quasi l’intero continente bianco.

Questo dato si registrava lo scorso 20 settembre 2020 e appariva in netta crescita da agosto. Solitamente, il buco dell’ozono si richiude alla fine della stagione primaverile nell’emisfero Sud, quindi entro ottobre. Quest’anno, invece, si è spinto ben oltre, ovvero fino a dicembre. Come se non bastasse, ha segnato un altro record: l’estensione.

Il buco dell’ozono sopra l’Antartide si è richiuso

Lo scorso dicembre il buco dell’ozono sopra l’Antartide si è richiuso. Un risultato buono, ma non del tutto soddisfacente, soprattutto se lo si confronta con quello del 2019. Nella stagione precedente, infatti, il buco ha registrato una permanenza minore e, come se non bastasse, una dimensione inferiore.

“Proprio le ultime due annate dimostrano l’eccezionale variabilità del fenomeno aiutandoci a capire le cause che lo determinano”, ha dichiarato Oksana Tarasova a capo delle Atmospheric Environment Research Division dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM).

È bene sottolineare che la distruzione dell’ozono è legata alla temperatura della stratosfera, che è lo strato atmosferico tra i 10 e 50 chilometri di altezza. Qui, soltanto ad una temperatura inferiore a -78°C, si formano nubi stratosferiche. Queste ultime contengono dei cristalli di ghiaccio che, con l’arrivo di maggiore luce solare, possono favorire la distruzione. Ecco il post condiviso su Instagram dall’OMM:

Buco dell’ozono: le previsioni degli esperti

Il fatto che il buco dell’ozono si sia richiuso è un’ottima notizia, ma non possiamo essere completamente soddisfatti. Questo significa che tutti noi dobbiamo impegnarci sempre di più per preservare il mondo che abitiamo.

Nel 2020, la concentrazione dell’ozono tra i i 20 e 25 chilometri di quota ha raggiunto un valore di 94 Dobson che è l’unità di misura con cui si valuta la sua presenza. Questo corrisponde ad un terzo dei valori normali. Basti pensare che nel 1970 il valore minimo era stato di 300 Dobson. Nonostante tutto, dati alla mano, gli esperti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale sono ottimisti e prevedono un potenziale ritorno dei valori normali dell’ozono entro il 2060.

ultimo aggiornamento: 21-01-2021


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