Meta ha annunciato il finanziamento di Petal, un sistema di cavo internet sottomarino in fibra ottica che attraverserà l’Oceano Atlantico per circa 7.000 chilometri, collegando le coste degli Stati Uniti a quelle della Francia. Il progetto, atteso per il 2029, non è solo un’altra infrastruttura digitale: segna un salto tecnologico concreto nella storia delle telecomunicazioni sottomarine, con una capacità di trasmissione che non ha precedenti commerciali su scala oceanica.
Cosa rende Petal diverso da tutti i cavi precedenti
La caratteristica che distingue Petal da qualsiasi altro cavo sottomarino finora posato è la sua capacità di progetto: 1 Petabit al secondo (1 Pbps). Per dare un’idea concreta di cosa significhi, quella banda equivale a trasmettere 25.000 film in alta definizione ogni secondo, in modo simultaneo e continuo.
Non si tratta di un primato teorico. Secondo quanto riportato da Submarine Networks, Petal rappresenta la prima implementazione commerciale di infrastruttura di classe petabit attraverso un bacino oceanico nell’intera industria delle telecomunicazioni sottomarine. In altre parole, nessun operatore aveva mai portato questa classe di capacità su un cavo transoceanico fino a oggi.
Il salto è reso possibile da una tecnologia specifica: la fibra multi-core a 2 nuclei (2-core multi-core fiber, o MCF). Ogni singolo filamento di fibra ottica all’interno del cavo contiene due nuclei indipendenti, ciascuno in grado di trasportare segnali ottici in direzioni opposte. Rispetto alle fibre tradizionali a nucleo singolo, questo approccio raddoppia la capacità per ogni filamento senza aumentare proporzionalmente le dimensioni fisiche del cavo.
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Per Meta si tratta anche di un primato interno: Petal è il primo sistema di cavo sottomarino commerciale dell’azienda a utilizzare la tecnologia MCF.
Il percorso: da una costa all’altra dell’Atlantico
Petal collegherà punti di approdo sulle coste atlantiche degli Stati Uniti e della Francia. I circa 7.000 chilometri di cavo correranno sul fondale oceanico, in un ambiente che impone sfide ingegneristiche considerevoli: pressioni elevate, temperature prossime allo zero, zone sismicamente attive e la necessità di proteggere il cavo da ancore e attività di pesca nelle acque costiere.
La scelta del percorso transatlantico non è casuale. L’asse USA-Europa è tra i corridoi di traffico dati più intensi al mondo, alimentato da servizi cloud, piattaforme social, streaming, comunicazioni aziendali e finanziarie. La domanda di banda su questa rotta cresce ogni anno, e le infrastrutture esistenti — molte delle quali posate negli anni Novanta e nei primi anni Duemila — faticano a tenere il passo con volumi di traffico che nessuno aveva previsto all’epoca.
Perché Meta investe direttamente nei cavi sottomarini

Fino a qualche anno fa, i cavi sottomarini erano quasi esclusivamente gestiti da consorzi di operatori telefonici tradizionali. Oggi il quadro è cambiato: le grandi piattaforme tecnologiche — Meta, Google, Amazon, Microsoft — sono diventate tra i principali committenti e finanziatori di nuove infrastrutture sottomarine.
Il motivo è strutturale. Meta gestisce miliardi di utenti su Facebook, Instagram e WhatsApp, con un traffico dati che dipende direttamente dalla qualità e dalla capacità delle connessioni internazionali. Affidarsi a infrastrutture di terzi significa esporsi a colli di bottiglia, latenze e costi che l’azienda non può controllare. Costruire o finanziare direttamente un cavo sottomarino significa invece avere banda dedicata, tempi di risposta ottimizzati e una maggiore resilienza operativa.
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Con Petal, Meta compie un passo ulteriore: non si limita a partecipare a un consorzio, ma porta sul mercato una tecnologia — la fibra MCF a scala oceanica — che ridefinisce lo standard tecnico del settore.
Cosa cambia per la connettività globale nel 2029
Il completamento di Petal è previsto per il 2029. Quando entrerà in servizio, aggiungerà all’ecosistema internet globale una quantità di capacità transatlantica che oggi non esiste. Questo non significa necessariamente che la connessione di ogni singolo utente migliorerà automaticamente dall’oggi al domani — la banda aggiuntiva viene distribuita attraverso livelli successivi di infrastruttura — ma ha effetti reali e misurabili.
Più capacità disponibile sull’asse USA-Europa riduce la pressione sui cavi esistenti, abbassa i costi di transito per gli operatori, e crea margine per gestire i picchi di traffico senza degradare la qualità del servizio. Per le aziende che dipendono da connessioni transatlantiche a bassa latenza — banche, piattaforme cloud, provider di contenuti — significa un’infrastruttura più robusta su cui costruire servizi.
Vale anche la pena notare l’impatto indiretto: ogni nuovo cavo sottomarino che entra in servizio aumenta la ridondanza complessiva della rete globale. Se un cavo viene danneggiato — evento tutt’altro che raro, considerando le migliaia di chilometri di fondale attraversati — la presenza di percorsi alternativi con capacità sufficiente è ciò che impedisce interruzioni su larga scala.
Il fatto che la prima implementazione commerciale di tecnologia petabit su scala oceanica arrivi da un’azienda come Meta, e non da un operatore tradizionale, dice molto su come stia cambiando la governance delle infrastrutture digitali globali. I cavi sottomarini non sono più solo tubi neutri: sono asset strategici, e chi li controlla ha un ruolo sempre più centrale nella forma che prende internet.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








