Il Covid-19 non ha modificato solo la vita umana, ma anche quella animale: diminuendo i voli aerei, molti volatili si sono ‘salvati’.

I voli aerei hanno semplificato molto la vita delle persone, soprattutto di quelle che sono costrette a frequenti viaggi di lavoro. Senza ombra di dubbio, è comodo spostarsi da un posto all’altro del pianeta senza impiegare mesi di navigazione, ma c’è da sottolineare che molti animali non sono dello stesso parere. Stiamo parlando soprattutto di alcune specie di volatili, che grazie alla diminuzione dei voli aerei si sono ‘salvati’ da morte certa.

Covid: meno aerei più animali in vita

Il crollo del traffico aereo, dovuto ovviamente alla pandemia da Covid-19, ha fatto sì che gli animali riprendessero il pieno possesso dei cieli. Stiamo parlando di alcuni volatili, come rondini e gabbiani, che, grazie all’emergenza sanitaria, sono tornati ad essere completamente liberi di volare. L’indice di rischio di impatto tra velivoli e animali, infatti, è nettamente calato. Un dato ottimo, ma destinato a durare poco. Quando il Coronavirus ha mollato un po’ la presa, gli aerei sono tornati a circolare e i valori si stano pian piano riallineando alla media storica.

Stando a quanto analizzato dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), l’incremento del “wildlife strike” è stato del 266% nel 2006 e del 6,6 nel 2019. Le specie maggiormente coinvolte sono state: gheppio, gabbiano, rondone/rondine e piccione. Nel documento stilato dall’Enac si legge: “Nel 2020 si è assistito a un crollo nel numero di voli rispetto al 2019 e, di conseguenza, anche gli eventi di wildlife strike sono diminuiti in maniera proporzionale“.

Grazie al lockdown imposto dal Covid-19, in Italia i voli aerei si sono ridotti del 61,8%, pari al 72,5% in meno di passeggeri. E’ normale, quindi, che anche le percentuali relative agli impatti tra velivoli e animali si siano ridotte. Per essere esatti, queste hanno subito un calo del 58,95%. “In proporzione si osserva un calo del 31% degli eventi al di sopra dei 300 piedi (91,4 metri) mentre, sempre in proporzione, rispetto al 2019 il numero di segnalazioni degli impatti cosiddetti ‘importanti’ e cioè quelli con danni, multipli, con ingestione nei motori e con effetti sul volo è leggermente aumentato nel caso degli impatti multipli (+12%) delle ingestioni (+16%) e degli impatti che hanno generato un effetto sul volo (+10%)“, si legge sul rapporto Enac.

Un cambiamento positivo, ma passeggero

Considerando che nel 2020 sono stati registrati 84 impatti rispetto ai 143 dell’anno precedente, si potrebbe cantare vittoria. Eppure, come già sottolineato, la realtà è ben diversa. Appena il Covid-19 ha allentato la presa, i viaggi in aereo sono tornati ad aumentare e, tra qualche mese, i cieli mondiali torneranno a ‘lavorare’ a pieno regime. Questo significa che alcune specie animali, soprattutto gabbiani, gheppi e columbiformi, torneranno a morire. E’ bene sottolineare che si verificano incidenti anche con altre specie, come le lepri, ma che la percentuale è molto, molto inferiore. Inoltre, non sono solo gli animali a perdere la vita, ma anche le persone.

Stando al report dell’Enac, la maggior parte degli incidenti avvengono nelle prime ore del giorno, con un “picco alle 8 del mattino“. E’ in questo orario, infatti, che si svolge la “massima attività degli uccelli selvatici“. Per quel che riguarda gli aerei, le parti più colpite sono il muso, il parabrezza, i motori, l’ala e la fusoliera. Infine, le compagnie che registrano il maggior numero di impatti nei cieli italiani sono: Alitalia (24,6%), Ryanair (24,3%), EasyJet (9%), Volotea (4,9%) e Wizz Air (2,3%).

In conclusione, è bene sottolineare che gli aeroporti cercano di tenere lontani gli animali utilizzando dissuasori sonori, aquiloni, pistole a salve, cannoni a gas radiocontrollati, laser portatili e fari stroboscopici, ma che non sempre questi strumenti bastano ad evitare il peggio.

ultimo aggiornamento: 03-09-2021


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