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Gli ecovillaggi stanno avendo un grande successo: negli ultimi tempi, le richieste per vivere in queste comunità utopiche sono triplicate.

Vivere lontano dal caos cittadino, immersi nella campagna, è il sogno di molti. A causa della pandemia, tanti hanno desiderato di avere una casa nel verde, dove comunque poter uscire e respirare aria buona. Scegliere di abitare negli ecovillaggi, però, è qualcosa di diverso. Non è una decisione che si prende a cuor leggero, o meglio si compie soltanto dopo aver deciso di voler davvero cambiare vita.

Queste comunità utopiche, infatti, sono incentrate sulla condivisione e sul bene comune. Non si tratta solo di vivere insieme in campagna, ma anche di lavorare e comportarsi guardando all’altro. C’è dialogo, comprensione e, soprattutto, accoglienza: tutte qualità che, nella società di oggi, sono pressoché assenti. Pertanto, prima di compiere una scelta del genere, è bene pensarci: è inutile abbandonare la propria casa ‘cittadina’ se non si è davvero convinti di ciò che si vuole.

Ecovillaggi in Italia: la libertà di vivere

Le comunità utopiche in Italia sono diverse. Secondo la Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE), quelli consolidati ed esistenti sono circa una ventina. Ogni ecovillaggio ha caratteristiche proprie: c’è chi punta sull’agricoltura, chi sulla crescita interiore e chi, infine, fa scelte più drastiche e vive senza alcun tipo di agio.

Pubblicato da RIVE Rete Italiana Villaggi Ecologici su Venerdì 29 maggio 2020

Il Popolo degli Elfi, ad esempio, è nato negli Anni ’80 nell’Appennino Pistoiese. Ad oggi, conta circa 150 persone sparse in quindici diversi nuclei abitativi, alcuni dei quali distanti anche un’ora di cammino l’uno dall’altro. Questa comunità, che ha alcune abitazioni prive di elettricità, mira all’autosufficienza e, quando è possibile, pratica il baratto.

L’Utopiaggia, invece, è stato fondato da alcuni tedeschi nel 1982, sulle colline tra Perugia e Terni. Nel tempo si sono uniti anche italiani e attualmente conta 18 abitanti. Tutti seguono un’ideale di vita senza gerarchia e ricca di solidarietà.

Ecovillaggi: una scelta consapevole sempre più popolare

Negli ultimi tempi, soprattutto con l’arrivo del Coronavirus, sono molti quelli che hanno espresso il desiderio di vivere in comunità utopiche. Francesca Guidotti, presidente della RIVE, ha rilasciato un’intervista ad HuffPost e ha ammesso che le richieste sono triplicate:

“Il momento storico che stiamo vivendo ha messo in crisi il sistema di riferimento di tantissime persone. Molti hanno iniziato a chiedersi: ‘È davvero questo quello che voglio fare o essere nella mia vita?‘. […] se tanto si deve navigare nell’incertezza tanto vale scegliere qualcosa che ci faccia sentire bene con noi stessi e con gli altri”.

Guidotti ha sottolineato che loro, rispetto a quanti si sono trovati spiazzati davanti alla convivenza imposta dal lockdown, non hanno incontrato difficoltà. “Il lockdown ci ha fatto sentire dei privilegiati. Non solo perché viviamo nella natura, ma soprattutto perché stiamo insieme e insieme stiamo bene. Quello che è mancata a tante persone è una dimensione della socialità serena […] Qui invece curiamo costantemente la relazione con il prossimo”.

Forse è proprio quest’ultimo concetto che tutti dovremmo provare a fare nostro: prenderci cura del rapporto con l’altro, sempre e comunque. La realtà degli ecovillaggi è molto affascinante, ma è bene sottolineare che anche i suoi abitanti incontrano difficoltà. La differenza, però, la fa il modo di risolverle, che è incentrato sul dialogo.