“È importante che in Italia ci siano cambiamenti strutturali per i ricercatori”: sono le dichiarazioni di Giorgio Parisi, fisico romano insignito del prestigioso premio.

Il Premio Nobel per la Fisica assegnato all’italiano Giorgio Parisi, al giapponese Syukuro Manabe e al tedesco Klaus Hasselmann “per i contributi innovativi alla comprensione di sistemi fisici complessi” ha riaperto il dibattito sulla ricerca scientifica e i suoi finanziamenti. Le dichiarazioni del professore romano, il 21° italiano a ricevere il Nobel, sono arrivate proprio durante la cerimonia organizzata all’Università La Sapienza di Roma per celebrare l’assegnazione del prestigioso premio.

Nobel per la Fisica Parisi: “Per la ricerca spero nella Finanziaria”

In Italia abbiamo già visto un cambiamento verso la ricerca – spiega Parisi – e spero che nella prossima Finanziaria questo cambiamento venga in qualche modo implementato in maniera opportuna. Al di là di quello che si può fare nei prossimi cinque anni, è importante che ci siano cambiamenti strutturali in modo che il Paese diventi un Paese accogliente per i ricercatori, non solo italiani ma da tutto il mondo, cosa che ora non è”.

La situazione degli investimenti italiani in ricerca pubblica è del tutto insufficiente, specie se confrontata con Paesi dell’Unione europea come Francia e Germania e altri all’avanguardia in questo campo quali Corea del Sud, Israele, Svizzera e Svezia. La frazione del Pil italiano di investimento in ricerca pubblica è dello 0,5%: in Francia è dello 0,75%, in Germania dell’1%.

Un team di ricercatori al lavoro
L’Italia maglia nera nei finanziamenti alla ricerca scientifica

Le differenze tra l’Italia e la Francia e la Germania nel finanziamento pubblico della ricerca sono ancora più significative quando si considerano l’investimento annuo per cittadino (9 miliardi di euro a fronte di 17 e 30 miliardi), il numero di dottori che escono ogni anno dalle nostre università (150 contro 250 e 400) e il numero di ricercatori pubblici. In Italia sono 9mila, in Francia 15mila e in Germania 28mila.

L’unico dato positivo è la percentuale delle ricercatrici: il 36%. In Francia è il 26%, in Germania il 23%. Tuttavia, questo dato è molto maggiore della percentuale di donne che ricoprono posti di grado elevato nelle università e negli enti pubblici di ricerca. Un segnale eloquente: anche in questo campo, il soffitto di cristallo deve ancora essere rotto.

Finanziamenti ricerca scientifica: l’obiettivo per il 2025

L’auspicio della comunità scientifica italiana è che nei prossimi cinque anni la fetta di Pil destinata alla ricerca passi dallo 0,5% allo 0,75%, raggiungendo così l’investimento della Francia di oggi. L’obiettivo è arrivare nel 2025 ad un investimento complessivo di 15 miliardi di euro.

A presentare nell’aula magna della Sapienza Giorgio Parisi, insignito per aver scoperto “l’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria”, c’erano la Rettrice Antonella Polimeni e Maria Cristina Messa, la ministra dell’Università e della Ricerca.

Il professor Parisi è un gigante – ha detto la ministra –, uno di quelli sulle cui spalle le generazioni future si siederanno per scrutare l’orizzonte della scienza e fare un passo ulteriore verso la conoscenza”. “Non è il governo Draghi – ha aggiunto scherzando la responsabile del dicastero della ricerca –, ma siamo tutti noi. La scienza è per la scienza”.

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ultimo aggiornamento: 10-10-2021


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