Un test rapido salivare che fornisce risultati più affidabili, rispetto al tampone nasale. A finanziarlo, il miliardario Bill Gates.

Bill Gates ha finanziato la realizzazione di un nuovo test rapido salivare per il Coronavirus. Tale strumento garantirebbe una sensibilità e una rapidità maggiori rispetto ai tamponi nasali. Inoltre, anche se ancora in fase sperimentale permetterebbe di evitare focolai e, quindi, la diffusione dei contagi, anche grazie al fatto che i campioni ottenuti possono essere auto-raccolti dalla persona o dal nucleo familiare, i quali potranno mettersi automaticamente in quarantena, qualora vi sia positività al COVID-19, riducendo drasticamente i tempi di rilevazione del virus. Tale strumento diagnostico è stato ideato dal gruppo di ricerca di scienziati del California Institute of Technology (CALTECH), che hanno avviato una collaborazione a stretto contatto con i colleghi operanti nel Dipartimento di Salute Pubblica della Città di Pasadena.

Bill Gates finanzia il tampone salivare per il Coronavirus

Il test salivare – finanziato da Bill Gates attraverso la Bill & Melinda Gates Foundation – prende spunto da uno studio condotto dagli scienziati della CALTECH che hanno stretto una collaborazione con il Dipartimenti di Salute Pubblica della Città di Pasadena, in California. Secondo la ricerca condotta dal gruppo di studio, i test salivari sarebbero più efficaci nel rilevare l’eventuale presenza del COVID-19 in un soggetto, nonché più veloce a fornire i risultati e a far intraprendere il dovuto protocollo previsto in questi casi.

Tampone salivare
Tampone salivare

A coordinare lo studio è stato il professore Rustem F. Ismagilov, docente presso la Divisione di Chimica e Ingegneria Chimica dell’istituto a stelle e strisce, nonché esperto di microfluidica. Per condurre la propria ricerca, il professore e il suo gruppo di scienziati si sono avvalsi di volontari che, di recente, erano stati a contatto con familiari e contatti stretti, positivi al COVID-19. Lo scopo dello studio, dunque, era quello di capire quali test utilizzati fossero più sensibili ma, soprattutto, più veloci nell’individuare l’infezione che sarebbe emersa di lì a breve.

Come ha spiegato Alex Winnett, studente laureato alla CALTECH, che ha preso parte allo studio, ha rivelato – nel corso di un’intervista a PasadenaNow – che la ricerca è stata avviata al fine di “capire la storia naturale del SARS-CoV-2, il virus che causa l’infezione da COVID-19, e come possiamo sviluppare al meglio interventi in grado di identificare le persone all’inizio dell’infezione prima che possano trasmetterle ad altri“.

Test salivare: vantaggi e limiti

Nel corso dello studio, gli scienziati hanno fatto notare che il test salivare è molto più sensibile del tampone nasale, citando due esempi pratici. Prendendo come riferimento due uomini, il test ha rilevato l’RNA virale 1,5 e 3 giorni prima della somministrazione del tampone nasale, mentre in una bambina lo strumento di diagnosi salivare ha individuato il Coronavirus 5 giorni prima che l’infezione emergesse.

La sensibilità del tampone salivare, però, potrebbe avere dei limiti da tenere in considerazione e da non sottovalutare, secondo quanto fa sapere il gruppo di ricerca. Gli scienziati hanno chiesto ai volontari di rilevare campioni in orari specifici, a digiuno e prima di procedere al lavaggio dei denti, per questo in altri contesti la sensibilità potrebbe essere minore. Inoltre, il prelievo è stato effettuato in automatico dai volontari, pertanto, se effettuato da operatori sanitari, potrebbe fornire risultati differenti.


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