Quella di Generazione Zeta è una definizione in uso nel linguaggio giornalistico e del marketing. Ne fanno parte i nati fra il 1997 e il 2012.

Sempre più spesso sui giornali, sui social media o in pubblicità sentiamo parlare di Generazione Zeta. Ne fanno parte tutti coloro che sono nati tra gli anni 1997 e 2012. Tutti giovanissimi, dunque, e accomunati da determinate caratteristiche che li rendono un gruppo ben riconoscibile. Pensiamo, ad esempio, al loro particolare rapporto con il mondo del web e al fatto di essere cresciuti a stretto contatto con le più nuove tecnologie digitali.

Cosa significa Generazione Z?

La dicitura viene dall’espressione inglese Generation Z, in quanto ultimo elemento di una sequenza alfabetica che individua le due precedenti generazioni con le lettere X e Y.

Ragazzi con smartphone
Ragazzi con smartphone

Parliamo di giovani nati o cresciuti subito dopo l’attentato dell’11 settembre, che fa da spartiacque fra il vecchio e il nuovo millennio. Furono inizialmente soprannominati dai media Homeland Generation, perché si credeva (erroneamente) che il clima storico di terrorismo e sfiducia li avrebbe resi sempre meno disposti a viaggiare e a restare perciò confinati nelle proprie case.

Non è raro che ci si riferisca a questa fascia di età anche col nome di iGeneration, per sottolineare la loro identità di nativi digitali, esperti di hi-tech e avanguardie tecnologiche di ogni tipo.

Altra espressione molto frequente e più generica usata al posto di Generazione Z è quella di “post-millennials”. Costoro, infatti, seguono immediatamente la classe anagrafica dei millennials o Generazione Y, i nati fra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta.

Quali sono le caratteristiche della Generazione Zeta?

La Gen Z è la prima che non ha mai assistito ad un mondo senza web e questo indubbiamente ha ripercussioni sulla quotidianità di questi bambini e adolescenti degli anni 2020. Nati in un momento in cui l’elettronica di consumo era già alla portata di tutti, hanno avuto modo sin dalla più tenera età di maneggiare dispositivi come smartphone, tablet e computer portatili.

A detta di una statistica del Pew Research Center (organismo statunitense di studio e analisi dati) soltanto il 12% degli attuali teenager non possiede un telefono cellulare connesso a internet. Va da sé che per questi ragazzi sia sempre più offuscata la distinzione fra mondo offline e online, fra esistenza virtuale e reale.

Molti studiosi si dicono preoccupati in merito alla dipendenza dei ragazzi dalle tecnologie e dalle piattaforme social. Tanti e diversificati sarebbero infatti gli effetti della cosiddetta iperconnessione: problematiche ansiose, depressione, insicurezze, disturbi alimentari e tanti altri risvolti più o meno evidenti.

Tuttavia, gli adolescenti odierni sembrano aver fatto anche dei passi avanti rispetto ai “padri”. La nuova situazione socio-economica li avrebbe resi, infatti, più informati e tenaci, più parsimoniosi con i consumi e meno disposti a correre rischi (si pensi, ad esempio, che il consumo di alcolici è in calo rispetto agli anni ’90).

Non dimentichiamo, infine, che i “post-millennials” sono anche i protagonisti delle lotte per i diritti civili e per il climate change (Greta Thunberg è forse fra i più celebri esponenti di questa generazione).

Inoltre, i nuovi giovani vivono immersi in ambienti multi-culturali e non hanno difficoltà, come i più “vecchi”, a immaginare un futuro personale e lavorativo dal respiro globale.


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